Corte dei Conti - Sezione controllo Basilicata - deliberazione n. 53/2015

Sui compensi da attribuire ai Direttori Generali delle Aziende del Servizio Sanitario Regionale

Successivamente all'entrata in vigore dell'art. 61 del D.L. n. 112 del 2008 non può più trovare applicazione il meccanismo di rivalutazione o di indicizzazione delle retribuzioni dei Direttori Generali delle Aziende del Servizio Sanitario Regionale introdotta con legge della Regione Basilicata n. 1/2006, in quanto contrario alle disposizioni di principio sulla materia introdotte, in sede di coordinamento della finanza pubblica, con D.L. n. 112/2008, art. 61, comma 14.

Corte dei Conti - Sezione I App. - sentenza n. 491/2015

Utilizza la partita IVA in regime esclusivo: medico condannato a risarcire l’ASL

La Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per il Lazio aveva condannato un dirigente medico al pagamento di un certo importo nei confronti della ASL di appartenenza per avere utilizzato in alcune annualità la partita IVA in relazione a prestazioni rese, ma senza optare per il regime non esclusivo. Da ciò, era derivata la percezione di emolumenti in violazione di disposizioni di legge contrattuali disciplinanti l'attività medica, ed in particolare quelli erogati a titolo di indennità di esclusiva, retribuzione di risultato e d’indennità di direzione, incompatibili con il regime giuridico retributivo di riferimento.
La Sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei conti ha confermato la sentenza di condanna evidenziando, tra gli altri aspetti, che alcun valore esimente poteva essere attribuito all’affermazione del medico appellante, secondo cui vi sarebbe stata una sorta di autorizzazione implicita, una sorta di silenzio-assenso, da parte dell'Azienda nello svolgimento di attività libero-professionale in costanza di regime lavorativo a tempo pieno.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Puglia - sentenza n. 413/2015

Incompatibilità: professore ordinario condannato alla restituzione della retribuzione

La Procura Regionale della Corte ha convenuto in giudizio un professore ordinario dell’Università, Direttore dell’U.O. di Neurochirurgia del Policlinico, per aver arrecato un danno erariale all’Azienda Ospedaliera e all’Università, avendo percepito indebitamente il trattamento retributivo di professore a tempo pieno, nonché quello accessorio (c.d. indennità di esclusività) per l’espletamento di attività professionale in regime di c.d. “intramoenia” ed esercitato anche autonomamente la professione medica presso una Casa di Cura, senza darne comunicazione.
La Corte ha precisato che, per il docente a tempo pieno, vi è assoluta incompatibilità con lo svolgimento di attività professionale, poiché per il legislatore lo svolgimento delle stesse è comunque ritenuto pregiudizievole sotto il profilo della completa disponibilità del professore per l’attività di docenza; inoltre, anche la disciplina del dirigente medico in regime di intramoenia è assai rigorosa, atteso che l’inosservanza del divieto reca comunque un danno all’organizzazione ed al corretto svolgimento della prestazione sanitaria dell’Azienda di appartenenza.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Valle d'Aosta - sentenza n. 11/2015

Irreparabile perdita collettività se Asl evita giudizio ma sborsa troppo

Una neomamma si ammala di febbre puerperale e la salva un'isterectomia, denuncia i medici che l'hanno seguita e l'Asl paga con soldi suoi non coinvolgendo l'assicurazione ed evitando il processo civile. Poi la Corte dei Conti decide di rivalersi sui due medici e scopre che l'Asl non doveva pagare o al massimo doveva dare quaranta volte meno.
Il Ctu della Corte ha ristretto i contorni della colpa al medico che non ha inserito in cartella clinica l'antibioticoterapia praticata: è come se non l'avesse fatta. Il convenuto contestava che "l'Asl nell'accettare la proposta di transazione, non ha mai verificato l'effettiva sussistenza della colpa medica e nemmeno se l'importo da versare fosse effettivamente inferiore (...)". La Corte gli ha risposto che le questioni relative all'iter stragiudiziale "appaiono estranee al presente giudizio: esse afferiscono, infatti, ai rapporti tra l'Azienda USL di Aosta, la Società di assicurazione e gli odierni convenuti, rapporti che potranno, in ipotesi, essere oggetto di controversie in altra sede fra i citati soggetti, ma sono privi di influenza nel procedimento dinanzi a questa Corte".
 

Corte dei Conti - Sez. Giur. Calabria - sentenza n. 111/2015

Colpa grave, non sempre condotta diversa da doverosa la configura

Con atto di citazione, la Procura regionale presso la Corte dei Conti ha richiesto la condanna di alcuni sanitari a risarcire l’Azienda Ospedaliera datrice di lavoro di un danno erariale per una vicenda di qualche anno prima che si era conclusa con la morte di un bambino. L'ipotesi era rappresentata da una sottovalutazione della obiettività clinica rappresentata dai dolori lamentati dal bimbo, dagli edemi e dal colorito scuro della mano, senza predisporre i necessari approfondimenti ed esami diagnostici e strumentali.
La Corte dei Conti, anche sulla scorta di una valutazione concreta della vicenda medica, ha escluso la sussistenza della colpa grave assolvendo i medici.
Non ogni condotta diversa da quella doverosa implica colpa grave ma solo quella che sia caratterizzata da particolare negligenza, imprudenza od imperizia e che sia posta in essere senza l'osservanza, nel caso concreto, di un livello minimo di diligenza, prudenza o perizia; occorre precisare, inoltre, che tale livello minimo dipende dal tipo di attività concretamente richiesto all'agente e dalla sua particolare preparazione professionale, in quel settore della P.A. al quale è preposto.
 

Corte dei Conti - Sez. Giur. Toscana - sentenza n. 81/2015

Rimborsi indebiti per prestazioni sanitarie, Asl condannate per danno erariale

Condanne per una somma complessiva superiore a 25 milioni di euro, oltre a interessi legali e rivalutazione monetaria, a carico di varie case di cura private e dei dirigenti di un'azienda sanitaria, in conseguenza del danno causato alle casse di quest'ultima per l'indebito rimborso di prestazioni sanitarie non previste a carico del Servizio sanitario nazionale, e già in precedenza pagate dai pazienti privati. Questo l'esito della sentenza della Corte dei conti Sez. giur. Toscana n. 81/2015, destinata probabilmente a suscitare una revisione nelle modalità di pagamento, non sempre accurate, con cui il Ssn rimborsa i costi delle prestazioni svolte presso gli istituti privati.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Lombardia - sentenza n. 54/2015

Danno erariale a carico del medico dipendente Asl

I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati conferiti o previamente autorizzati dall'amministrazione di appartenenza. Ai fini dell’autorizzazione, l’amministrazione verifica l’insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di interessi. Questo generale regime autorizzatorio ha una evidente e condivisibile ratio sia civilistica-lavoristica che pubblicistica: consentire al datore di valutare la compatibilità di tale attività extra-lavorativa con il corretto e puntuale espletamento, in modo terzo ed imparziale, della prestazione contrattualmente dovuta dal lavoratore alla P.A., in ossequio anche al principio costituzionale di tendenziale esclusività (98 cost.) e di buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa (art. 97 cost.).

Corte dei Conti - Sez. Giur. Liguria - sentenza n. 20/2015

Violazione rapporto esclusivo: medico obbligato alla restituzione dei compensi

Lo svolgimento dell’attività libero professionale non autorizzata, con le stesse modalità dell'extramoenia, comporta, indipendentemente dal luogo in cui la stessa sia svolta, dalle modalità di svolgimento e dall’impegno profuso, la violazione dell’obbligo di esclusività della prestazione contrattualmente assunto e rende, quindi, priva di causa l’erogazione della relativa indennità, per mancanza della controprestazione da parte del soggetto obbligato.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Calabria - sentenza n. 69/2015

Compatibilità tra attività di medico in formazione con borsa di studio e contestuale attività di medico competente

La procura regionale presso la Corte dei Conti ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento da una dottoressa alla quale veniva contestato lo svolgimento di attività libero professionale contestualmente alla partecipazione al corso di formazione di medicina generale con percezione di una borsa di studio che implicava l’obbligo di partecipazione in via esclusiva alle attività didattiche, pratiche e teoriche.
La Corte dei Conti ha escluso la responsabilità della professionista la quale, appena avuto conoscenza della condizione di incompatibilità in cui versava a causa dello svolgimento del doppio incarico e dopo aver dichiarato con atto notorio lo svolgimento di attività libero professionale non incompatibile, ha rinunciato al corso di formazione ancor prima dell’avvio delle indagini penali a suo carico. Tale comportamento denota l’assenza nella condotta del medico in formazione del dolo contestato nonché della colpa grave per assenza di consapevole violazione di chiare e precise disposizioni di legge.
 

Corte di Conti - Sez. Giur. Lombardia - sentenza n. 40/2015

Danno erariale causato dal medico: profili di responsabilità per colpa grave

Per configurare un'ipotesi di responsabilità a carico di un medico, non basta che il comportamento appaia riprovevole in quanto non rispondente in tutto alle regole della scienza e dell'esperienza, ma è necessario che il sanitario, usando la dovuta diligenza, sia stato in condizione di prevedere e prevenire l'evento verificatosi: perché quindi possa parlarsi di colpa grave occorre accertare che si siano verificati errori non scusabili per la loro grossolanità o l'assenza delle cognizioni fondamentali attinenti alla professione, ovvero abbia difettato quel minimo di perizia tecnica che non deve mai mancare in chi esercita la professione medica, oppure vi sia stata ogni altra imprudenza che dimostri superficialità e disinteresse per i beni primari affidati alle cure di tali prestatori d'opera.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Calabria - sentenza n. 38/2015

Attività di ctu e ipotesi di violazione del rapporto di esclusività con l’azienda sanitaria di appartenenza

L’attività di consulente tecnico d’ufficio in favore di organi giudiziari, sia pure legata all’apertura della partita IVA, è ritenuta compatibile, a determinate condizioni, con il rapporto di lavoro di dipendente pubblico in regime esclusivo. Pertanto il Collegio non può che condividere le asserzioni difensive dirette ad escludere una volontà colpevole della dipendente, sul presupposto, indotto anche dal proprio consulente fiscale, circa la “necessità” della fatturazione con partita IVA delle prestazioni mediche rese agli organi giudiziari a fronte di una disciplina fiscale non chiara ed univoca in materia.

Corte dei Conti - Sezione controllo Puglia - deliberazione n. 53/2015

Enti Locali - Fondo trattamento accessorio 2015

I giudici contabili intervengono in merito alla richiesta di interpretazione dell’art. 9, comma 2-bis, del d.l. 78/2010, convertito dalla legge 122/2010, così come modificato dalla l. 147/2013 (stabilità 2014); la norma prevede, che a decorrere dal 1 gennaio 2015, le risorse destinate annualmente al trattamento economico accessorio, sono decurtate nella misura pari alle riduzioni operate per effetto del precedente periodo 2011-2014; ciò sta a significare, a parere del Collegio, che gli importi decurtati  per il periodo predetto, sono soggetti alla duplice riduzione scaturente dal tetto del 2010 e dalla decurtazione proporzionale alla cessazione del personale in servizio; pertanto le decurtazioni effettuate, nel periodo considerato, diventano permanenti e costituiscono il parametro  sulla cui base effettuare la riduzione delle risorse destinate alla contrattazione decentrata, a decorrere dal 2015.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Sardegna - sentenza n. 2/2015
Sanzioni ad ampio raggio per i contratti decentrati fuori norma

La Corte dei Conti sanziona duramente le progressioni economiche orizzontali “a pioggia”.La sentenza n. 2/2015 della sezione Sardegna ha ritenuto fonte di responsabilita' amministrativa l’indebito riconoscimento di progressioni economiche orizzontali al personale di un’Asl e le connesse irregolarita' nella costituzione e utilizzo del fondo per il finanziamento delle fasce retributive, consistenti in incrementi anche con il prelievo di risorse dai fondi per la produttivita' e per lo straordinario.I contratti decentrati e i provvedimenti attuativi, risalenti al 2005/2008, hanno attribuito progressioni orizzontali in violazione dei principi e vincoli, giuridici e di bilancio, stabiliti dal contratto nazionale 1998/2001 (art. 17) e dai successivi contratti nazionali del comparto sanita' che impongono l’adozione di criteri selettivi.L’illegittimita' consiste, in primis, nell’indiscriminata progressione verso la fascia economica superiore, in base a un automatismo legato alla data di assunzione in servizio. Il danno consiste nella mancata destinazione di risorse al riconoscimento di meriti effettivi ai dipendenti, nella misura della «disutilita'» degli apporti lavorativi recati da personale non selezionato secondo criteri e parametri voluti dalla disciplina nazionale per garantire maggiori retribuzioni ai piu' meritevoli. Gli accordi decentrati in questione, perciò, sono nulli per violazione dei limiti imposti dai contratti nazionali (art. 4, comma 6 del contratto 1998/2001 e art. 40 del d.lgs. 165/2001).La Corte, in aggiunta, ha rilevato irregolari finanziamenti dei fondi, consistenti anche nel passaggio di risorse finanziarie dai fondi per produttivita' e straordinario al fondo fasce.La responsabilità è stata riconosciuta in capo agli organi di direzione, ai funzionari firmatari degli ac-cordi decentrati e a coloro che li hanno istruiti, approvati e attuati.

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