Corte di Cassazione - II sezione Civile - sentenza n. 27560/2014

Prescrizione dell'azione disciplinare nei confronti dei medici

Il termine quinquennale di prescrizione dell'azione disciplinare nei confronti dei medici, non decorre nel caso in cui sia iniziato, a carico dell'incolpato, un procedimento penale, e tale effetto interruttivo permane per tutto il tempo in cui il procedimento penale abbia corso, con la conseguenza che il nuovo termine prescrizionale inizia a decorrere dalla data in cui la sentenza penale è diventata definitiva, rimanendo invece irrilevante la data in cui l'organo disciplinare ha notizia della definitività del procedimento penale.

Corte di Cassazione - Sez. unite Civile - ordinanza n. 26938/2014

Mancata conferma Dg: impugnazione competenza giudice amministrativo

Il tipo di rapporto intercorrente fra ASL e direttore generale è un rapporto di lavoro di diritto privato, tuttavia, avvenendo la nomina del direttore previo esperimento di un procedimento amministrativo selettivo non concorsuale, con un atto discrezionale di alta amministrazione, espressione di poteri pubblicistici cui sono correlati in capo al privato interessi legittimi, analoga natura ha il provvedimento in base al quale le Regioni - trascorso diciotto mesi dalla nomina e previa verifica dei risultati amministrativi e di gestione - dispongono la conferma dell'incarico o la risoluzione del relativo contratto, con la conseguenza che l'impugnazione da parte del D.G. dell'atto di risoluzione rientra nella giurisdizione del Giudice Amministrativo.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 25731/2014

Limiti alla risarcibilità del "danno biologico terminale"

In tema di risarcimento del danno non patrimoniale, quando all'estrema gravità delle lesioni, segua, dopo un intervallo temporale brevissimo, la morte, non può essere risarcito agli eredi il danno biologico "terminale" connesso alla perdita della vita della vittima, come massima espressione del bene salute, ma esclusivamente il danno morale, dal primo ontologicamente distinto, fondato sull'intensa sofferenza d'animo conseguente alla consapevolezza delle condizioni cliniche seguite al sinistro.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 24986/2014

Tutela della privacy del minore disabile

In relazione alla violazione della tutela della privacy di una minore disabile da parte di un periodico locale, si è ritenuto non applicabile il comma 3 dell’art. 137 del d.lgs. n. 196 del 2003, secondo cui "possono essere trattati i dati personali relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico".
La percepibilità ictu oculi, da parte dei terzi, della condizione di handicap di un persona non può considerarsi circostanza o fatto reso noto direttamente dall'interessato o attraverso un comportamento di questi in pubblico, in quanto lo stato della persona non è un comportamento palesato volontariamente al pubblico dall'interessato, ma solo percepibile da chi lo incontra.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 23778/2014

Danno alla persona derivante da lesione permanente della salute

Nella liquidazione del danno alla persona derivante da una lesione permanente della salute occorre in astratto tenere conto: dell’invalidità permanente causata dalle lesioni (danno biologico permanente), la cui liquidazione comprende necessariamente tutti i pregiudizi normalmente derivanti da quei tipo di postumi; delle sofferenze che, pur traendo occasione dalle lesioni, non hanno un fondamento clinico. Si tratterà, ad esempio, della vergogna, della prostrazione, della tristezza, della disperazione.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 22338/2014

Ruolo e responsabilità del Direttore di Struttura Complessa

In base al Dpr 128/1969, il primario risponde dei deficit organizzativi del reparto, quando questi siano consistiti in una carente assegnazione di compiti e mansioni al personale e in scarse istruzioni. Il primario ospedaliero deve avere «puntuale conoscenza delle situazioni cliniche che riguardano tutti i degenti, a prescindere dalle modalità di acquisizione di tale conoscenza». Di conseguenza, afferma la sentenza, è in colpa il medico che tiene una condotta difforme da quella che nelle medesime circostanze avrebbe tenuto un professionista diligente, ai sensi dell'articolo 1176 del codice civile, comma 2, e un primario "diligente" non avrebbe trascurato di impartire adeguate direttive al personale a lui sottoposto per gestire le emergenze, ne' avrebbe trascurato di informarsi sull'andamento di un parto che si preannunciava distocico.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 22225/2015

L'accertamento del nesso causale

In tema di responsabilità medico-chirurgica, allorché la consulenza tecnica d'ufficio - che pure di norma presenta in tale ambito natura "percipiente" - formuli una valutazione, sull'efficienza eziologica della condotta della struttura sanitaria rispetto all'evento di danno come "meno probabile che non", tale esito è correttamente ignorato dal giudice, atteso che, in applicazione del criterio della regolarità causale e della certezza probabilistica, l'affermazione della riferibilità causale del danno all'ipotetico responsabile presuppone, all'opposto, una valutazione nei termini di "più probabile che non".

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 21025/2014

Responsabilità: su medico e struttura sanitaria l'onere del corretto adempimento

Un paziente ha agito in giudizio nei confronti di una Azienda sanitaria per ottenere il risarcimento dei danni subiti. L’uomo deduceva di aver riportato la frattura del femore destro e di essere stato ricoverato presso una struttura ospedaliera dove veniva sottoposto ad intervento chirurgico di osteosintesi con placca a vite e scivolamento; perdurando i dolori alla gamba, si era poi sottoposto ad ulteriori accertamenti ed aveva rilevato che, mentre la situazione pre-intervento non presentava alcuno spostamento dei frammenti, la situazione post operatoria evidenziava un vistoso e grave spostamento della zona di frattura, determinato dall’invasività della vite e dalla forza di coartazione che essa sviluppava. La domanda risarcitoria veniva rigettata in primo e secondo grado per un problema di prova a carico del paziente. La Suprema corte ha accolto il ricorso cassando la sentenza e rinviando  nuovamente alla Corte d’appello di Firenze in diversa composizione.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 19864/2014

Responsabilità del ginecologo: morte del bambino e riduzione del risarcimento

È legittimo che la misura del risarcimento del danno subito dal bambino per accertata responsabilità del ginecologo venga rideterminato in riduzione considerando la morte del soggetto offeso avvenuta a distanza di 11 anni. Le sezioni unite civili della Cassazione nella sentenza 11 novembre 2008 n. 26973 hanno stabilito due principi che si integrano logicamente, il primo secondo cui il risarcimento del danno alla persona deve essere integrale, e la persona è l'essere vivente che viene leso, ed il secondo principio di coerenza esprime la necessità che il risarcimento equo del danno ingiusto non ecceda il danno reale.

Corte di Cassazione - VI sezione Civile - sentenza n. 19837/2014

Borse di studio 1983-91: solo euro 6.713,93 annui ai medici specializzandi

Gli importi da corrispondere ai medici specializzandi italiani che hanno frequentato il corso di specializzazione dopo il 31.12.1982, per effetto del tardivo recepimento delle direttive Comunitarie, non possono essere commisurati all'intero ammontare della borsa di studio, così come introdotta e quantificata nel d.lgs. n. 257/1991 (euro 11.103,82). Tale fonte non ha efficacia retroattiva, essendo diretta ad individuare, secondo la discrezionalità del legislatore interno, la misura della retribuzione dovuta per le prestazioni fornite dai medici specializzandi; inoltre, l’obbligazione scaturente dalla mancata attuazione di norme comunitarie non ha natura né retributiva né risarcitoria e non può dar luogo ad una riparazione integrale.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 19731 /2014

Consenso informato, fondamentale elemento di protezione del paziente

Il fondamento del consenso informato viene ad essere configurato come elemento strutturale dei contratti di protezione, quali sono quelli che si concludono nel settore sanitario. In questi gli interessi da realizzare attengono alla sfera della salute in senso ampio. Di conseguenza, l'inadempimento del debitore della prestazione di garanzia è idonea a ledere diritti inviolabili della persona, cagionando anche pregiudizi non patrimoniali. L’informazione esatta sulle condizioni e sui rischi prevedibili di un intervento chirurgico o su un trattamento sanitario per accertamenti in prevenzione o in preparazione, se costituisce di per sé un obbligo o dovere che attiene alla buona fede nella formazione del contratto ed è elemento indispensabile per la validità del consenso che deve essere consapevole, al trattamento terapeutico e chirurgico, è inoltre un elemento costitutivo della protezione del paziente con rilievo costituzionale.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 19172/2014

Foto anatomiche e limiti d'uso

Il medico che ha ricevuto dal paziente un consenso all'uso scientifico di fotografie anatomiche non può farne altro uso. Nemmeno per difendersi in un giudizio se non risultano pertinenti per il decidere. L'articolo 26 del d.lgs. 196/2003 (Codice privacy) stabilisce al comma 4, punto c) che i dati sensibili possono essere oggetto di trattamento quando, tra l'altro, «è necessario (...) per far valere o difendere in sede giudiziaria un diritto, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento». Al di fuori da quello stretto ambito non è ammessa la pubblicazione o diffusione, anche se la parte anatomica non permette di riconoscere la persona, e una produzione non coerente legittima il paziente a chiedere il risarcimento del danno.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 18304/2014

Se il trattamento mette a rischio la vita, la responsabilità è di medico e struttura

È colposa e contraria alla buona fede la condotta del medico che sottopone il paziente a un trattamento di “ossigeno-ozono terapia” in una struttura non adeguata, senza informarlo delle carenze e indirizzarlo in un luogo più idoneo. Lo ha sancito la cassazione con la sentenza 18304 in merito al caso di un trattamento anticellulite che ha messo a rischio la vita di una paziente.
Secondo la Corte d’Appello le responsabilità sarebbero imputabili alla sola struttura e non al medico, una versione non condivisa dalla Cassazione. Secondo la Cassazione il medico avrebbe dovuto diligentemente valutare sia l’idoneità degli strumenti rispetto alla sua professione, sia le condizioni di salute della paziente, anche ricorrendo a un consulto da escludere solo in casi di urgenza.

Corte di Cassazione - IV sezione Civile - sentenza n. 17403/2014

Responsabilità Ministero per infezioni Hbv-Hiv-Hcv dura cinque anni

La responsabilità del Ministero della salute per i danni conseguenti ad infezioni da virus HBV, HIV e HCV contratte da soggetti emotrasfusi è di natura extracontrattuale, non configurandosi un contatto sociale tra il Ministero ed i singoli individui sottoposti a trasfusione, ma, a tutto concedere, tra quelli e le singole strutture in cui la trasfusione è operata; né sono ipotizzabili, al riguardo, figure di reato tali da innalzare i termini di prescrizione; ne consegue che il diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto tali patologie per fatto doloso o colposo di un terzo è soggetto al termine di prescrizione quinquennale.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 17219 /2014

Medicina legale: stima del danno alla persona

La stima del danno alla persona da parte del medico legale avviene comparando lo stato obiettivo di salute della vittima con le indicazioni suggerite da apposite tabelle o baremes. I baremes medico-legali si dividono in due categorie: obbligatori e facoltativi. I primi sono approvati con atti normativi, e la loro adozione è ineludibile da parte sia dal medico legale che del giudice. I secondi non hanno natura di fonte normativa, sono liberamente elaborati dalla comunità scientifica e dalle varie scuole di pensiero che la compongono. Al tempo della decisione del caso specifico non esisteva alcuna norma che imponesse l'adozione di un determinato bareme medico-legale per determinare il grado di invalidità permanente residuato al sinistro. Ciò non vuoi dire che tale stima possa essere arbitraria od equitativa: equitativa può essere la monetizzazione del danno alla persona, non certo la valutazione in corpore della sua entità. Pertanto, quando la scelta del bareme medico-legale da adottare non sia imposta da alcuna norma, l'ausiliario tecnico prima, ed il giudice poi, restano liberi di scegliere il bareme che ritengono più autorevole.

Corte di Cassazione - VI sezione Civile - sentenza n. 16798/2014

Risarcimento specializzandi: no rivalutazione e perdita di "chance"

Il risarcimento del danno in favore dei medici specializzandi nel periodo 1983/1991 comporta esclusivamente gli interessi e non anche la rivalutazione salva la prova del maggior danno subito e dalla messa in mora in considerazione del fatto che, con la monetizzazione avutasi con la L. 370/1999, l'obbligazione risarcitoria acquistò il carattere di un'obbligazione di valuta. In questi termini si è espressa la Suprema Corte che ha anche escluso il risarcimento del danno da perdita di chance che esige la prova, anche presuntiva, dell'esistenza di elementi oggettivi e certi dai quali desumere, in termini di certezza o di elevata probabilità e non di mera potenzialità, l'esistenza di un pregiudizio economicamente valutabile.

Corte di Cassazione - V sezione Civile - sentenza n. 16467/2014

IRAP non dovuto per medici convenzionati e per attività intramoenia

Che ai medici convenzionati non si possa applicare l’IRAP, ne ha preso atto anche l’Amministrazione che, conscia del mutato orientamento giurisprudenziale della Cassazione, ha deposto le armi e ha rinunciato all’ennesimo giudizio volto a difendere la pretesa impositiva. La Corte, infatti, con il decreto del 21 luglio 2014, n. 16534, non ha dovuto far altro che dichiarare l’estinzione del processo per rinuncia da parte dell’Agenzia ricorrente. A giudicare dall’ultima pronuncia di legittimità in materia, la scelta dell’Amministrazione appare condivisibile: solo pochi giorni prima, il 18 luglio, la Corte depositava la sentenza n. 16467, con cui, rigettando il ricorso dell’Agenzia, confermava il rimborso IRAP ad un medico chirurgo, già disposto in entrambi i gradi di merito.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 15909/2014

Danni da responsabilità medica: lesione dell'aspettativa di reddito futuro

Una azienda sanitaria è stata chiamata in giudizio affinché' venisse condannata al risarcimento dei danni connessi alla morte di un bambino di tre anni conseguente a colpa del personale sanitario di una struttura ospedaliera. Uno dei punti controversi si è rivelato il mancato riconoscimento di una somma per la lesione di un'aspettativa alla produzione di un reddito futuro in considerazione del ragionamento estratto per cui il minore, una volta divenuto maggiorenne, avrebbe in qualche misura contribuito ai redditi della famiglia. La Suprema Corte ha osservato che trattandosi, però, di un diritto non automatico, i genitori, per dare prova della frustrazione di quell'aspettativa, hanno l'onere di allegare e dimostrare che il figlio deceduto avrebbe verosimilmente contribuito ai bisogni della famiglia.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 15239/2014

Responsabilità civile da trattamento sanitario: problema di prescrizione

In tema di responsabilità civile da trattamento sanitario ed ai fini dell'individuazione del termine prescrizionale per l'esercizio dell'azione risarcitoria, non è ipotizzabile il delitto di lesioni volontarie gravi o gravissime nei confronti del medico che sottoponga il paziente ad un trattamento da questo non consentito, se comunque sia rinvenibile nella sua condotta professionale una finalità terapeutica o comunque la terapia sia inquadrabile nella categoria degli atti medici. In questi casi, infatti, la condotta non è diretta a ledere e, se l'agente cagiona lesioni al paziente, è al più ipotizzabile il delitto di lesioni colpose se l'evento è da ricondurre alla violazione di una regola cautelare.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 15240/2014

Illegittimo trattamento di dati sanitari

Un pubblico dipendente ha intentato un giudizio nei confronti dell’amministrazione datrice di lavoro per chiedere che venisse accertata l’illegittimità del trattamento di alcuni suoi dati sanitari. Il Tribunale accertava che il trattamento dei dati sensibili non era in realtà stato conforme alle previsioni del decreto legislativo in materia in quanto gli stessi potevano essere appunto “trattati” solo in presenza di autorizzazione da parte del Garante per la protezione dei dati personali, nella specie non richiesta. La Suprema Corte ha confermato l’esclusione del risarcimento del danno ribadendo un profilo già tracciato in tema di lesione del diritto alla riservatezza, osservando che tale lesione determina un illecito ai sensi dell'art. 2043 c.c., al quale, tuttavia, non consegue un'automatica risarcibilità, dovendo il pregiudizio morale o patrimoniale essere comunque provato secondo le regole ordinarie, quale ne sia l’entità ed a prescindere anche dalla difficoltà della relativa prova.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 13537/2014

È risarcibile la "paura di morire"

Costituisce un danno risarcibile la paura di dover morire avvertita da chi, gravemente ferito, resti capace d'intendere e di volere e si avveda dell'approssimarsi della fine. Il danno non patrimoniale costituito dalla «paura di morire» esige necessariamente che il danneggiato provi questa paura. Il danno non patrimoniale rappresentato dai moti dell'animo, in questo come in ogni caso, non è infatti concepibile che sia provato da chi, per essere incapace d'intendere e di volere, moti dell'animo non abbia provato o non potesse provare. La Suprema Corte, nel rimodulare la decisione d’appello che aveva riconosciuto la particolare tipologia di danno, ha osservato che la paura di dover morire, provata da chi abbia patito lesioni personali e si renda conto che esse saranno letali, è un danno non patrimoniale risarcibile soltanto se la vittima sia stata in grado di comprendere che la propria fine era imminente.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 12830/2014

Chirurgia estetica: attenzione al consenso informato

Quando ad un intervento di chirurgia estetica consegua un inestetismo più grave di quello che si mirava ad eliminare o ad attenuare, all'accertamento che di tale possibile esito il paziente non era stato compiutamente e scrupolosamente informato consegue ordinariamente la responsabilità del medico per il danno derivatone, quand'anche l'intervento sia stato correttamente eseguito. La particolarità del risultato perseguito dal paziente e la sua normale non declinabilità in termini di tutela della salute consentono infatti di presumere che il consenso non sarebbe stato prestato se l'informazione fosse stata offerta e rendono pertanto superfluo l'accertamento sulle determinazioni cui il paziente sarebbe addivenuto se dei possibili rischi fosse stato informato.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 12264/2014

Danno da nascita indesiderata: la prova della Ivg è a carico della madre

Nel giudizio avente ad oggetto il risarcimento del danno cosiddetto da nascita indesiderata che ricorre quando, a causa del mancato rilievo da parte del sanitario dell'esistenza di malformazioni congenite del feto, la gestante perda la possibilità di abortire, è onere della madre che agisce per il ristoro dei danni allegare e dimostrare che, se fosse stata informata delle malformazioni del concepito, avrebbe interrotto la gravidanza, poiché' tale prova non può essere desunta dal solo fatto della richiesta di sottoporsi ad esami volti ad accertare l'esistenza di eventuali anomalie.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 11637/2014

Concorso di colpa del paziente nella determinazione dell'evento fatale

Gli eredi di un paziente ottenevano con sentenza il risarcimento dei danni loro derivati dalla morte del congiunto causata dalla somministrazione in dosi eccessive di un farmaco anticoagulante che aveva determinato l'insorgere di un'emorragia interna rivelatasi fatale. La pronuncia di primo grado veniva appellata in via principale dal medico e, in via incidentale, anche dagli eredi. la Cassazione ha osservato che la Corte d’appello avrebbe comunque dovuto affrontare anche il profilo della responsabilità concorrente del paziente. La sentenza di primo grado aveva infatti accertato che il defunto era da ritenere corresponsabile nell'evento letale, avendo effettuato i prescritti controlli ematici ad intervalli temporali ben più ampi rispetto a quelli consigliati dal tipo di terapia in corso di svolgimento.

Corte di Cassazione - I sezione Civile - sentenza n. 11414/2014

No all'assegno di mantenimento per i figli "specializzandi"

I figli specializzandi in medicina che ricevono il compenso previsto dal contratto per la formazione specialistica non hanno diritto ad essere mantenuti dai genitori che dunque non devono versare nessun assegno all’ex coniuge che sostiene, invece, che “il contratto di specializzazione non dà luogo a un rapporto di lavoro stabile”, ma è solo una sorta di borsa di studio. Lo sottolinea la Cassazione, con la sentenza 11414/2014. Alla specializzazione non si può attribuire una “natura precaria” perché occorre considerare “le concrete prospettive di impiego assicurate dal numero chiuso delle specializzazioni”.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 11636/2011

Omessa diagnosi di neoplasia mammaria maligna

La fattispecie si inquadra nel c.d. contatto sociale che è intercorso tra la struttura medica radiologica di alta specializzazione, il radiologo operante al suo interno, ed il paziente che riceve una prestazione errata e inadeguata, in quanto l’analisi radiologica, secondo l'arte medica al tempo esistente, doveva rilevare la presenza di cellule irregolari e tali da segnalare la esistenza di un tumore mammario.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 10832/2014

Pronto Soccorso ospedaliero: obbligo interventi e misure differenziate

Nel considerare gli obblighi gravanti sul medico e sulla struttura sanitaria, occorre considerare il tipo di struttura alla quale ci si rivolge e la patologia prospettata dal paziente. Nel caso si acceda ad un Pronto Soccorso, non si può prescindere dal considerare il tipo di urgenza rappresentata dal paziente, qualificata nella sua gravità dai medici del pronto soccorso, ma in relazione alla cui tipologia si ha ragione di pretendere dalla struttura ospedaliera che vengano realizzati interventi e misure differenziate. Non solo il profilo terapeutico è differente a seconda della patologia lamentata dal singolo paziente che si presenta al pronto soccorso, ma necessariamente differenziato deve essere anche l'atteggiamento di protezione che la struttura deve svolgere fin dal primo intervento.

Corte di Cassazione - VI sezione Civile - ordinanza n. 8940/2014

Non si impugna l'ordinanza che dichiara inammissibile un appello se questo non può essere accolto

La Cassazione mette un freno ai ricorsi "inutili", quelli cioè che non potrebbero essere comunque accolti. E lo fa con l'ordinanza 8940/2014 con cui stabilisce che non è impugnabile per Cassazione l'ordinanza che dichiara inammissibile l'appello che non abbia una ragionevole probabilità di essere accolto. L'ordinanza boccia il ricorso di una Asl condannata in primo grado  a risarcire una bambina e i suoi genitori per i danni riportati in occasione del parto. I giudici hanno anche chiarito che la legge "Balduzzi" va interpretata nel senso di escludere l'irrilevanza della colpa lieve, prevista in ambito penale per chi si attiene alle linee guida, anche per quanto concerne la responsabilità extracontrattuale civilistica.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 8284/2014

La sola presenza in servizio non genera la colpa del medico

La Cassazione ammonisce i giudici di merito: i medici non possono essere condannati per la mera presenza in servizio nel momento in cui si verifica un errore o un danno al paziente. La responsabilità va accertata e motivata. Con la sentenza n. 8284/2014, la Suprema Corte ha accolto il ricorso di un ginecologo di una Asl siciliana, annullando con rinvio una pronuncia della Corte d'appello di Palermo.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 7770/2014

Se la cartella clinica è lacunosa il collega può scagionare l'anestesista

Anche nel caso di lacunosità delle registrazioni apposte sulla cartella clinica operatoria, al medico è concesso portare a sua difesa dei convincenti elementi, come la testimonianza dei colleghi che hanno assistito all'intervento, per dimostrare di avere fatto ricorso ai mezzi più idonei che la tecnica gli offriva per far fronte a un evento che non fu possibile essere sedato in tempo per evitare le complicazioni neurologiche insorte per l'arresto circolatorio. È questa la motivazione contenuta nella sentenza n. 7770/2014, che ha respinto le richieste di risarcimento danni avanzate dai genitori di una bambina che aveva subito un grave danno neurologico nel corso di un intervento cardiochirurgico.

Corte di Cassazione - II sezione Civile - sentenza n. 6179/2014

Sospensione cautelare e radiazione dall'Albo: calcolo dei termini

L'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Torino veniva a conoscenza del fatto che nell'anno 1995 un medico iscritto era stato sottoposto a procedimento penale per concussione, corruzione ed abuso di atti d'ufficio. Nell’anno 2003 la Commissione Medica, viste le sentenze di condanna e la misura interdittiva, deliberava la sospensione di diritto dall'esercizio della professione e l'attivazione dei relativi accertamenti disciplinari.Successivamente interveniva la radiazione dall'Albo Provinciale dei Medici Chirurghi.
Nel 2010 il medico faceva istanza di reiscrizione nell'Albo, e il Consiglio dell'Ordine respingeva la richiesta in quanto il sanitario aveva dichiarato di non aver ancora ottenuto la riabilitazione e che ad ogni modo dalla data della radiazione non era ancora decorso il termine previsto.La possibilità di scomputare dal termine quinquennale previsto per la reiscrizione la durata del periodo di sospensione dall'esercizio della professione subito dal medico prima della radiazione è esclusa in radice dalla evidenziata diversità delle due sanzioni, aventi presupposti e finalità diverse.

Corte di Cassazione - VI sezione Civile - sentenza n. 5275/2014

Medici specializzandi e direttive comunitarie: necessario un chiarimento sulla prescrizione

Il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva n. 82/76/CEE, riassuntiva delle direttive n. 75/362/CEE e n. 75/363/CEE, insorto in favore dei soggetti che avevano seguito corsi di specializzazione medica iniziati negli anni dal 1° gennaio 1983 all'anno accademico 1990-1991 in condizioni tali che, se detta direttiva fosse stata attuata, avrebbero acquisito i diritti da essa previsti, si prescrive nel termine di dieci anni decorrente dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore dell'art. 11, l. n. 370/1999.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 5056/2014

Risarcibilità danno "da morte immediata" agli eredi

La Corte di Cassazione dinanzi al quesito relativo alla legittimità di negare o non negare il risarcimento del danno biologico richiesto iure haereditario dagli stretti congiunti della vittima allorquando la vittima stessa sia immediatamente deceduta a seguito delle gravi lesioni riportate in un incidente stradale, ha in primo luogo esaminato il quadro dei precedenti in materia. All’esito della valutazione, i giudici hanno rimesso gli atti del procedimento al Primo Presidente perché valuti l'esigenza di investire le Sezioni unite, al fine di definire e precisare per imprescindibili ragioni di certezza del diritto il quadro della risarcibilità del danno non patrimoniale iure haereditario del danno da morte immediata.

Corte di Cassazione - IV sezione Civile - ordinanza n. 2967/2014

Due studi giustificano il rimborso Irap

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Commissione tributaria regionale del Veneto che aveva respinto l’appello proposto dall’Ufficio affermando che in effetti la dottoressa convenzionata con il SSN aveva diritto al rimborso dell’IRAP. È da escludersi la sussistenza del requisito dalla autonoma organizzazione, rilevante ai fini dell'assoggettamento ad IRAP, anche quanto il MMG utilizzi due studi, ciò infatti, secondo la Corte, costituisce solo uno strumento per il migliore esercizio dell’attività professionale autonoma e una maggiore comodità per il pubblico.

Corte di Cassazione - VI sezione Civile - ordinanza n. 3869/2014

Borse di studio 1983-1991: il Tribunale va individuato in quello di Roma

La Corte ha chiarito che, in relazione alla domanda proposta da un medico specializzato al fine di ottenere il risarcimento del danno derivato dall'inadempimento da parte dell'Italia alle direttive CEE 75/363 e 82/76, l'ufficio giudiziario competente deve essere individuato in quello di Roma, avuto riguardo al foro della P.A., nonché a quello di insorgenza dell'obbligazione dedotta in giudizio, riferibile ad un comportamento dello Stato legislatore, senza che abbia rilievo la presenza di ulteriori convenuti (quale, nella specie, l’Università sede della scuola di specializzazione).

Corte di Cassazione - Sezione Trib. - sentenza n. 1576/2014

IRAP: rimborso a rischio con dati contraddittori

L’Agenzia delle Entrate ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione una sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Firenze che, a conferma del provvedimento di primo grado, aveva riconosciuto l’illegittimità dell’atto di silenzio-rifiuto tenuto dall’Ufficio alla richiesta di rimborso IRAP avanzata da un medico convenzionato con il Ssn. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso osservando che  rilievi dell’Agenzia delle Entrate avevano riportato puntualmente la sussistenza ed apprezzabilità quantitativa di beni strumentali, spese relative ad immobili e compensi corrisposti a terzi, introducendo un severo dato di contraddizione del quadro giustificativo generale.

Corte di Cassazione - II sezione Civile - sentenza n. 1171/2014

Cancellazione ordine: "condotta moralmente irreprensibile"

L’ordine di medici contestava ad un sanitario di aver omesso di specificare le pendenze penali a suo carico al momento della richiesta di trasferimento.
La Corte di Cassazione ha osservato che non è sufficiente che si rilevi l'esistenza di un fatto significativo in astratto, ma è necessario verificare se quel fatto è in concreto a tal punto significativo da precludere lo svolgimento dell’attività cui la valutazione di ammissione è preordinata. In altri termini, ciò che si intende evitare è qualsiasi effetto di automatismo tra l'esistenza di una circostanza in ipotesi rilevante e l'esclusione dell'interessato dallo svolgimento di un’attività.

Corte di Cassazione - II sezione Civile - sentenza n. 870/2014

Procedimento disciplinare a carico dell'odontoiatra

La Commissione albo odontoiatri provinciale ha irrogato all’iscritto la sanzione della sospensione dall’esercizio della professione per tre mesi avendo ritenuto il professionista responsabile di taluni fatti addebitatati e, tra essi, la violazione dell’art. 1 codice deontologico per non aver prestato la massima collaborazione e disponibilità nei rapporti con il proprio Ordine, non presentandosi per ben due volte ad una convocazione del presidente della Commissione odontoiatri disposta per ottenere chiarimenti in ordine alla pubblicità sanitaria posta in essere da una società di cui il sanitario è socio accomandatario.

Corte di Cassazione - VI sezione Civile - sentenza n. 958/2014

Irap: l'efficienza del servizio e la presenza del dipendente

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania che respingeva l'appello dell'Ufficio, stabilendo il rimborso in favore di un medico di base delle somme versate a titolo di Irap. La Corte ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di merito in ordine alla non sussistenza di una stabile organizzazione di supporto all’attività del contribuente ed ha precisato che la presenza di un dipendente part time non costituisce elemento che di per sé provi l’esistenza di autonoma organizzazione.

Corte di Cassazione - III sezione Civile - sentenza n. 750/2014

Broncopolmonite asintomatica: scagionato medico

Nell’aprile del 2004 i genitori, in proprio e nella qualità di eredi del figlio, chiamarono in giudizio dinanzi al tribunale di Milano il medico curante chiedendone la condanna al risarcimento dei danni per avere cagionato, o contribuito a cagionare, il decesso del minore in conseguenza di un errore diagnostico e terapeutico consistito nella sola somministrazione di farmaci antiemetici, senza procedere ad un esame obbiettivo del torace e dell'apparato respiratorio del piccolo paziente. La Cassazione ha confermato il ragionamento seguito dai giudici d’Appello in ordine alla assenza di responsabilità del sanitario sotto il profilo causale, attesa la natura della broncopolmonite che aveva colpito il piccolo, la cui asintomaticità fu tale da rendere insospettabile l'esistenza di un così grave quadro infiammatorio.

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