Corte dei Conti - Sez. centrale di controllo - delibera n. 24/2014
Dirigenti pubblici, il rinnovo puo' evitare il concorso

Il rinnovo di un incarico dirigenziale pubblico di seconda fascia puo’ essere deciso anche senza passare dal concorso pubblico, a patto che ci siano peculiari esigenze di funzionamento scritte nero su bianco nel provvedimento di conferma; tra queste peculiari esigenze non puo’ rientrare un’urgenza che mal si concilierebbe con il calendario  lungo delle procedure concorsuali, dal momento che la scadenza dell’incarico e’ nota fin dall’inizio e consente alla Pubblica amministrazione di attrezzarsi in tempo, mentre la deroga potrebbe essere sostenuta dall’alto livello di specializzazione dei compiti assegnati all’ufficio, dalla particolare competenza posseduta e dai buoni risultati raggiunti dal dirigente preposto.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Liguria - sentenza n. 108/2014
Dolo per violazione regolamento Alpi

Condanna al risarcimento del danno da mancata prestazione lavorativa e "da disservizio" cagionato alla ASL dal medico che svolgeva attivita' libero-professionale in strutture private convenzionate, mentre sulla base della timbratura del cartellino risultava in servizio presso la sede.Le ingiustificate ripetute astensioni dal lavoro sono da considerarsi di natura dolosa, in quanto il medico nello svolgimento della propria attivita' libero professionale ha reiteratamente violato in modo consapevole e volontario il Regolamento che disciplina l'attivita' libero professionale intramoenia il quale prescrive espressamente che l'attivita' si svolge al di fuori dell'orario contrattuale dovuto. Il personale, sanitario e non, per effettuare l'attività libero professionale non deve essere in servizio, per cui, deve "stimbrare" dall'attivita' istituzionale e "timbrare con l'apposito codice per l'espletamento dell'attivita' l.p.".La Corte dei Conti, a conferma del dolo, ha osservato che la norma regolamentare appare di chiarissimo significato e di generale applicazione da parte dei sanitari svolgenti attività professionale intramoenia, la cui violazione non puo' non essere ricondotta ad un comportamento consapevole e volontario.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Toscana - sentenza n. 135/2014
Condanna del medico per danno all'immagine della Asl

Sia in sede penale che dinanzi alla Corte dei Conti e' stato contestato ad una ginecologa in servizio presso taluni consultori, di avere indotto una paziente a versare una somma di denaro per sottoporla immediatamente ad ecografia e di essersi appropriata in piu' occasioni di somme di spettanza della ASL nell'ambito di attivita' professionale privata espletata durante l'orario di lavoro ovvero della quota - parte di dette somme di spettanza della medesima ASL, relative ad attivita' libero-professionale espletata "intramoenia", somme di cui aveva il possesso essendo state le somme medesime consegnate direttamente dalle varie pazienti.La Corte dei conti ha evidenziato che il comportamento della dottoressa convenuta e' incontestabilmente ed inequivocabilmente contrario ai propri doveri d'ufficio ed e' idoneo a diffondere nell'opinione pubblica un senso di sfiducia dell'azione del pubblici dipendenti, ed in particolare di chi e' preposto alla erogazione di un servizio fondamentale, quale e' quello della tutela della salute, in specie esercitato nei confronti di soggetti deboli, e ritenuto il rilievo e la delicatezza dell'attivita' svolta.Il medico, nel casa concreto, ha utilizzato illecitamente la propria qualita' per realizzare un obiettivo personale rilevante penalmente e non compatibile con il ruolo istituzionale di tutore e garante della salute.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Calabria - sentenza n. 163/2014
Opera occasionale medico in formazione assolta da Corte dei Conti

Con atto di citazione del 2012, la Procura regionale ha richiesto la condanna di un medico a risarcire alla Regione Calabria un danno erariale per oltre 84 mila euro, di cui Euro 34.810,50, quale refusione dell'importo di una borsa di studio indebitamente percepita ed Euro 50.000,00 a titolo di danno all'immagine.La vicenda traeva origine da una segnalazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza, inoltrata alla Procura contabile presso la Corte dei Conti, relativa ad una ipotesi di indebita percezione di emolumenti da parte di un sanitario per aver prestato nell’arco temporale di circa un anno la propria opera professionale presso una casa di cura privata in coincidenza con la frequenza del  "corso di formazione di medicina generale per il biennio 2003-2005". Rileva la procura come il convenuto avesse a suo tempo sottoscritto una dichiarazione sostitutiva dell'atto notorio nella quale attestava, l’assenza di cause di incompatibilita'.La Corte dei Conti, nell’assolvere il medico, ha osservato tra gli altri aspetti, che cio' che rileva al fine della corretta erogazione della borsa di studio e', unicamente, l'effettivo svolgimento del periodo di formazione onde non sussiste alcuno sviamento o deviazione della pubblica erogazione dalle finalita' previste dalla legge, come invece ritenuto dalla Procura, se, per l'appunto, la borsa e' stata erogata perche' il medico ha effettivamente svolto il periodo di formazione secondo modalita' e tempi previsti per il corso di cui trattasi.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Lazio - sentenza n. 490/2014
Acquisto massiccio di prestazioni aggiuntive al vaglio della Corte dei Conti

A seguito di informativa concernente un controllo amministrativo effettuato da un Comando Carabinieri per la tutela della Salute-NAS nel corso dell'anno 2009 e di successivi accertamenti delegati al Comando NAS territorialmente competente compiuti nel 2010, la Procura regionale presso la Corte dei Conti e' venuta a conoscenza della circostanza per cui presso una Unita' operativa Complessa di anestesia, rianimazione e terapia antalgica, il Direttore del reparto, per sopperire alle assenze del personale medico, faceva ricorso ordinariamente all'acquisto massiccio di "prestazioni aggiuntive", rese dallo stesso personale medico dipendente in servizio, istituto affine alle prestazioni rese in sede di libera professione intramuraria e che tale pratica risultava diffusa nell'ambito della Asl in questione. In realta' il ricorso all'acquisto di prestazioni, iniziato nel 2001, era diventato una prassi consolidata rinnovata annualmente con apposite delibere. Secondo la Procura regionale dal ricorso in misura eccessiva e protrattosi nel tempo e in violazione della normativa in materia sarebbe derivato un danno erariale di oltre 9 milioni di euro. Con pronuncia del 5 giugno scorso, la Corte prima di decidere sulla questione ha disposto, un supplemento istruttorio.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Liguria - sentenza n. 72/2014
Danno d'immagine secondo riforma Brunetta al medico convenzionato interno

La Procura Regionale presso la Corte dei Conti ha convenuto in giudizio un medico nei confronti del quale, a seguito di accertamenti effettuati dai NAS di Genova, veniva aperto un procedimento penale che si era concluso, in sede di “patteggiamento”, con l’ applicazione della pena di anni 1 e mesi sei di reclusione ed euro 400 di multa. Il sanitario era stato rinviato a giudizio con rito immediato perche', in qualità di Dirigente medico dell'Azienda Sanitaria, assegnato in regime convenzionato ad una struttura sanitaria, attraverso falsa attestazione a mezzo timbratura elettronica della presenza in servizio, ovvero ricorrendo alla cd. postuma "timbratura manuale" (da utilizzare normalmente in casi di erroneo funzionamento del dispositivo elettronico ovvero di dimenticanza), induceva in errore l’ASL datrice di lavoro sull'effettiva quantificazione del servizio prestato e della relativa retribuzione; in particolare, dopo la timbratura in entrata si allontanava dal luogo del servizio per ragioni private, rientrando nel luogo di lavoro in prossimita' dell'orario di uscita, documentato a mezzo cartellino elettronico, ovvero procedeva a documentare la sua presenza in servizio a mezzo di sistema postumo di "timbratura manuale", non avendo per nulla fatto accesso al luogo di lavoro; con tali condotte si procurava l'ingiusto profitto corrispondente alle retribuzioni corrisposte e non spettanti, con corrispondente danno della ASL. Il medico e' stato condannato anche al risarcimento del danno all’immagine tenuto conto della specifica previsione di cui alla legge di riforma in materia di pubblico impiego intervenuta nel 2009; (articolo 55-quinquies, commi 1 e 2, del d.lgs. 165 del 2001, introdotto dall'art. 69 del d.lgs. 150 del 2009). La difesa aveva contestato l’applicabilita' della nuova norma in quanto il medico era in realta' a rapporto di convenzione con l’azienda. La Corte dei Conti, nel caso concreto, ha osservato innanzitutto che il medico non è un professionista privato che svolge anche attivita' per la Asl sulla base di convenzione (c.d. convenzionato esterno), venendo remunerato in relazione al numero delle prestazioni effettuate, ma e' un convenzionato interno, il quale e' un medico che svolge la propria attivita' esclusivamente per la ASL, fruendo di una retribuzione mensile, con un orario di lavoro da osservare, essendo soggetto, in caso di malattia, ai controlli dell'Inps; per cui lo stesso risulta legato alla ASL da un rapporto c.d. parasubordinato. Di conseguenza, la natura di tale rapporto rende completamente sovrapponibile la categoria dei medici convenzionati c.d. interni ai medici dipendenti, tranne che per la fonte del rapporto di lavoro, e comporta certamente l'applicabilita' di una disposizione - l'art. 55-quinquies -, che e' diretta a scoraggiare comportamenti fraudolenti da parte dei titolari di una remunerazione pubblica tenuti ad osservare un orario di lavoro, la cui effettuazione è certificata da sistemi di rilevazione automatica.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Toscana - sentenza n. 89/2014
Indennita' rischio radiologico percepita illegittimamente

Con atto di citazione la competente Procura Regionale presso la Corte dei Conti chiamava in giudizio alcuni medici dipendenti per sentirli condannare al pagamento in favore dell'Erario di una somma superiore ad euro 30 mila. Secondo la Procura, il danno erariale derivava dall’avere il dipendente ottenuto anche grazie ad un collega l’indennita' e il congedo annuale per rischio radiologico in assenza delle condizioni previste dalla legge. La Procura riportava una serie di rilevamenti effettuati dai Carabinieri. Nella sostanza, i NAS accertavano che la dipendente aveva fruito dei benefici connessi all’esposizione al rischio radiologico senza che la certificazione che la riguardava fosse veritiera.Per poter fruire dell’indennita' di rischio radiologico e' richiesto di avanzare specifica istanza, compilando e firmando un apposito modulo, che viene poi controfirmato dal responsabile. In tale documento sono riportate le mansioni che comportano esposizione a radiazioni ionizzanti, la frequenza delle stesse e se tale attivita' viene eseguita nelle cosiddette "zone controllate". In giurisprudenza si e' anche affermato che per il personale sanitario diverso dai medici e dai tecnici di radiologia e' necessario (ed imprescindibile) un accertamento sulle singole situazioni concrete (modalita' e orario di lavoro, intensita' dell'esposizione) a cura della apposita Commissione, che deve procedere all'accertamento basandosi su dati formali certi, quanto alla rilevazione e all'interpretazione, e idonei a rappresentare con continuita' il concreto svolgimento dell'attivita' degli interessati comportante una esposizione (anche non continuativa) alle radiazioni ionizzanti, gravando su di essa la responsabilità degli esborsi conseguenti all'eventuale riconoscimento dei presupposti per l'attribuzione dell'indennita'.Nel caso specifico l’azienda sanitaria, discostandosi dalla giurisprudenza citata, aveva erogato detti benefici e riconosciuto il congedo aggiuntivo senza che fosse intervenuto l’accertamento tecnico della Commissione.In ogni caso la dipendente e' stata condannata al risarcimento del danno a titolo di dolo.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Lombardia - sentenza n. 86/2014
Attivita' lavorativa remunerata durante corsi di specializzazione

La Procura regionale presso la Sez. Giurisdizionale della Corte dei Conti Lombardia, con atto di citazione ha chiamato in giudizio una dottoressa che aveva frequentato una scuola di specializzazione. L’accusa era quella di aver percepito indebitamente una borsa di studio in qualita’ di ammessa alla frequenza dei corsi di formazione obbligatori di cui al d.lgs. 256/1991 e d.lgs. 368/1999 ed in esito all'espletamento di apposito pubblico concorso indetto con Decreto del Ministero della Salute. La citazione specifica si fondava sul presupposto che il medico avesse percepito la borsa di studio pur svolgendo attivita’ lavorative remunerate da terzi, in palese violazione del principio di incompatibilita’ vigente in materia ed espressamente richiamato dal Regolamento del corso di formazione all’articolo rubricato "Incompatibilita’", dove si prevedeva che "Per la durata della formazione a tempo pieno al medico e’ inibito l'esercizio di attivita’ libero-professionale e ogni rapporto convenzionale o precario con il SSN o enti e istituzioni pubbliche e private". La corresponsione della borsa di studio e’ strettamente correlata all'effettivo svolgimento del periodo di formazione.Non sussiste, pertanto, alcuno sviamento o deviazione della pubblica erogazione dalle finalita’ previste dalla legge, se la borsa è stata erogata - come nel caso specifico – a seguito di effettivo svolgimento del periodo di formazione secondo modalita’ e tempi previsti. Il fatto che la studentessa, secondo tesi della procura, abbia contravvenuto al divieto di cui all'art. 24, comma 3, d.lgs. 368/1999, non ha inciso minimamente sull'effettivo svolgimento del periodo di formazione cui era correlata la corresponsione del trattamento.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Lombardia - sentenza n. 45/2014
Borsa di studio e attivita' lavorativa durante frequenza specializzazione

La Procura regionale presso la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti Lombardia, con atto di citazione, ha chiamato in giudizio un medico frequentante una scuola di specializzazione, per aver percepito indebitamente contributi pubblici (borsa di studio) per Euro 33.843,60 in qualita', appunto, di ammesso alla frequenza dei corsi di formazione obbligatori.Il medico, secondo la procura, aveva percepito la borsa di studio pur svolgendo, durante l'espletato corso di formazione, attivita' lavorative remunerate da terzi  in violazione del principio di incompatibilita' vigente in materia. Ha osservato la Corte dei Conti che cio' che rileva al fine della corretta erogazione della borsa di studio e', unicamente, l'effettivo svolgimento del periodo di formazione. Tanto si ricava dal D.M. 11 settembre 2003 il quale, nel bandire il concorso pubblico, per esami, per l'ammissione al corso di formazione specifica in medicina generale, espressamente prevede all'art. 13, comma due: "La corresponsione della borsa e' strettamente correlata all'effettivo svolgimento del periodo di formazione".Non sussiste, pertanto, alcuno "sviamento" o deviazione della pubblica erogazione dalle finalita' previste dalla legge, come invece ritenuto dalla Procura, se, per l'appunto, la borsa e' stata erogata - come in questo caso - perche' il convenuto ha effettivamente svolto il periodo di formazione secondo modalita' e tempi previsti per il corso.Il fatto che il medico, secondo tesi della procura, abbia contravvenuto al divieto di cui all'art. 24, comma 3, d.lgs. n. 368 del 1999, non ha inciso minimamente "sull'effettivo svolgimento del periodo di formazione" cui era correlata la corresponsione della borsa.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Sicilia - sentenza n. 382/2014
Conta garze: chirurghi operatori risarciscono danno cagionato all'Asl

La "dimenticanza" involontaria di strumenti di sala operatoria all'interno dell'addome di un paziente rivela indubbiamente una grossolana imperizia ed una macroscopica violazione di elementari regole comportamentali che il chirurgo e' tenuto a rispettare nello svolgimento delle sua professione, con cio' integrando quella colpa grave utile a realizzare un'ipotesi di responsabilita' censurabile innanzi alla Corte dei Conti. I medici dipendenti chiamati nel caso specifico a rispondere per danno erariale si sono resi responsabili di un evento gravemente colposo e il grado della colpa e' ancor più grave se si considera, che il quadro clinico che avevano davanti, presentava tutte quelle caratteristiche (localizzazione dell'intervento in zona addominale, fisico corpulento della paziente, emorragia, inaspettata conversione di un intervento di laparoscopia in un intervento di chirurgia ordinaria) che avrebbero dovuto allertarli nello svolgimento delle operazioni di c.d. "conta" e far tenere agli stessi un grado di prudenza superiore alla media, onde evitare il peggio.La "dimenticanza" involontaria di strumenti di sala operatoria all'interno dell'addome di un paziente rivela indubbiamente una grossolana imperizia ed una macroscopica violazione di elementari regole comportamentali che il chirurgo e' tenuto a rispettare nello svolgimento delle sua professione, con cio' incarnando innegabilmente quella colpa grave utile a realizzare un'ipotesi di responsabilita' censurabile innanzi a questa Corte. Gli odierni convenuti, si sono chiaramente resi responsabili di un evento gravemente colposo e il grado della colpa e' ancor più grave se si considera, che il quadro clinico che gli odierni convenuti avevano davanti, presentava tutte quelle caratteristiche (localizzazione dell'intervento in zona addominale, fisico corpulento della paziente, emorragia, inaspettata conversione di un intervento di laparoscopia in un intervento di chirurgia ordinaria) che avrebbero dovuto allertare i sanitari nello svolgimento delle operazioni di c.d. "conta" e far tenere agli stessi un grado di prudenza superiore alla media, onde evitare il peggio.

Corte dei Conti - Sezione regionale di controllo per la Campania - parere n. 15/2014

Ultrattività delle graduatorie fino al 31 dicembre 2016

In vista tanto delle deroghe alle assunzioni quanto del DPCM Sanità, prima di indire concorsi risulta necessario scorrere le vigenti graduatorie di pubblico concorso. Tutte le graduatorie pubbliche successive al 30 settembre 2003 sono state prorogate al 31 dicembre 2016.

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