Tribunale di Milano - Sezione Lavoro - sentenza del 30 novembre 2012
Indennità di esclusività: valutazione esperienza maturata

Un medico ha adito il tribunale di Milano per ottenere che venisse accertato il diritto al riconoscimento dell'esperienza professionale maturata prima presso un IRCCS e poi presso un Ospedale Classificato con conseguente condanna del datore di lavoro alle differenze retributive relative ad una specifica indennità. A sostegno di quanto rivendicato, il sanitario ha dedotto di essere dirigente medico della fondazione datrice di lavoro con contratto di tipo subordinato a tempo indeterminato e rapporto esclusivo a far tempo dal 2006. In precedenza, si è precisato, il rapporto di lavoro era stato intrattenuto alle dipendenze di un IRCCS di diritto privato e, successivamente, di un Ospedale Classificato, prestandosi quindi attività lavorativa in qualità di medico endocrinologo senza soluzione di continuità dal 1995 in Enti del SSN o equiparati alle aziende ospedaliere pubbliche. Pur riconoscendosi la ragionevolezza delle argomentazioni del sanitario circa la non comprensibile esclusione dell'esperienza professionale maturata presso gli IRCSS Privati/Ospedali classificati ai fini del computo dell'indennità di cui al giudizio - stante la loro sostanziale equiparazione alle aziende ospedaliere pubbliche con la previsione del passaggio diretto dei dipendenti tra i suddetti istituti ai sensi del d.lgs. 502/1992 - si deve osservare che, a fronte dell'interpretazione autentica del CCNL del 2000 da parte delle parti firmatarie, si deve dare atto come la volontà negoziale collettiva abbia stabilito che, ai fini dell'irrogazione della indennità richiesta, debba essere considerata valida esclusivamente l'esperienza professionale maturata in qualità di dirigente del SSN, senza soluzione di continuità, presso aziende o enti del comparto, con l'esclusione, quindi, di quella maturata presso gli IRCSS Privati/Ospedali classificati.  

Tribunale di Ferrara - sentenza n. 321/2012
Risarcimento del danno da perdita di chance
Tribunale di Genova - sezione II - sentenza n. 3671/2012
Tribunale Genova condanna Stato a pagare 4 milioni euro a medici specialisti

Il Tribunale di Genova, con due sentenze (n. 3671 del 12 novembre 2012 e n. 2522 del 12 luglio 2012), ha condannato la presidenza del consiglio dei ministri e i ministeri competenti a pagare in favore di un centinaio di medici complessivamente oltre 4 milioni di euro, inclusi gli interessi. La Corte si è pronunciata a causa della mancata erogazione da parte dello Stato italiano delle borse di studio ai medici che hanno frequentato le scuole di specialità tra il 1982 e il 1991, dovuta invece secondo le normative europee.

Tribunale di Rovereto - sentenza n. 209/2012
Infortunio sul lavoro: responsabilità servizio prevenzione

Il Direttore generale - datore di lavoro e il Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione (RSPP) venivano chiamati in giudizio per rispondere del reato di lesioni personali colpose commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro in connessione ad un infortunio occorso ad un dipendente. Il datore di lavoro ha patteggiato la pena, mentre la RSSP ha sostenuto il dibattimento ed è stata assolta per non aver commesso il fatto. La RSPP, imputata, quale libera professionista estranea all'impresa, ha nella specie rivestito la qualifica di semplice responsabile del servizio di prevenzione e protezione, a norma dell'art. 8 d.lgs. n. 626 del 1994 e, dunque, a prescindere da qualsiasi disquisizione in merito alla concreta dinamica del sinistro, emerge in tutta evidenza che lo specifico profilo di colpa ad essa addebitato dal capo di imputazione non le può essere ascritto. Il cosiddetto responsabile del servizio di prevenzione e protezione, previsto dagli artt. 8 ss. d.lgs. n. 626 del 1994, non solo non è in alcun modo destinatario degli obblighi di sicurezza, come invece deve dirsi per il datore di lavoro, i preposti e i lavoratori, ma anche non ha alcuna competenza in ordine alle fasi di lavorazioni. Trattasi di un soggetto avente una mera funzione di consulenza del datore di lavoro, onde migliorare l'adempimento degli obblighi di valutazione dei rischi inerenti all'attività di lavoro e di progettazione delle misure di sicurezza che restano, tuttavia, sicuramente obblighi del datore di lavoro. Ne deriva che, in linea generale, non appare ipotizzabile alcuna responsabilità, in sede penale o amministrativa, per l'inosservanza della normativa prevenzionale del responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Il Tribunale ha assolto la RSPP.

Tribunale di Roma - Sez. II - sentenza n. 8427/2012
Medici specializzandi, riconosciuto il diritto alla retribuzione per gli anni '83-'91

Tutta colpa dello Stato. E del ritardo con cui si è adeguato alle direttive europee n. 75/363 e 82/76 in materia di specializzazioni mediche.  Con questa motivazione il Tribunale di Roma, sez. II civ., con la sentenza num. 8427 del 26 aprile 2012, ha riconosciuto il diritto alla retribuzione ai medici che durante gli anni 1983 – 1991 hanno frequentato le scuole di specialità delle Facoltà di Medicina e chirurgia in Italia senza ricevere la borsa di studio mensile.  I ricorrenti, che prima dell'anno accademico 1993/94 risultavano tutti iscritti a un corso di specializzazione, chiedevano la condanna della Presidenza del consiglio dei ministri alla corresponsione della remunerazione prevista dall'articolo 6 del decreto legislativo n. 257 del 1991, ovvero al risarcimento dei danni per la mancata tempestiva attuazione delle direttive Cee o, in subordine, la condanna delle amministrazioni per ingiustificato arricchimento.  Il decreto n. 257/1991 aveva infatti disposto il diritto alla retribuzione a partire da quello stesso anno, senza riconoscere il dovuto per gli anni precedenti.  

Tribunale di Bergamo - sentenza n. 299/2012
Illegittimi straordinari per carenza di organico

Lo straordinario effettuato dal dirigente medico per coprire le carenze di organico, e non legato al raggiungimento degli obiettivi concordati, è sanzionato con il riconoscimento del compenso orario. Lo ha stabilito il tribunale di Bergamo, accogliendo i ricorsi di alcuni medici - sostenuti dalla sezione locale della Fp-Cgil - contro l'azienda ospedaliera Bolognini di Seriate. I camici bianchi, in anni di servizio presso i reparti di pediatria e patologia neonatale, avevano accumulato straordinari ben al di là di quanto contrattualmente previsto (in alcuni casi superando anche le duemila). A marzo 2009 - rende noto il sindacato - l'Ufficio vertenze della Fp-Cgil di Bergamo ha aperto le procedure per il ricorso legale dopo il diniego alla corresponsione economica da parte della direzione aziendale. La sentenza di primo grado dà ora ragione ai camici bianchi. Per il giudice l'eccessiva quantità di ore lavorate in eccesso è verosimilmente servita all'azienda per sopperire a carenze di organico e non per raggiungere gli obiettivi concordati con i medici per aumentare qualitativamente i servizi, come il contratto nazionale prescrive. Ai camici bianchi è stato riconosciuto il diritto al pagamento solo delle ore maturate negli ultimi cinque anni di incarico, poiché dopo tale periodo il diritto alla retribuzione è decaduto.

Tribunale di Arezzo - sentenza del 28 febbraio 2012
Diagnosi errata: risarcito lo spavento

Una struttura sanitaria è stata chiamata a rispondere dei danni subiti a seguito della erronea diagnosi di una grave patologia tumorale effettuata all'esito di una TC toracica con referto di “linfomatosi mediastinica nel mediastino antero-superiore”. Conosciuta la diagnosi, che prontamente era stata comunicata alla moglie del paziente, entrambi i coniugi cadevano in una stato ansioso depressivo comportante anche insonnia e altri disturbi che venivano trattati farmacologicamente dal medico di famiglia. Lo stesso medico di base suggeriva una ulteriore visita pneumologica in altra struttura che, eseguita in breve tempo, rivelava l'assenza di patologie tumorali. L'errore diagnostico successivamente è stato confermato dalla prima struttura con specifica giustificazione. In considerazione della circostanza per cui l'errata diagnosi è stata sconfessata nell'arco di 2 o, al massimo, 6 giorni, al Tribunale è apparso inverosimile che un allarme protrattosi per un periodo così breve abbia potuto produrre il corteo ansioso e lo sconvolgimento esistenziale lamentato dai coniugi, essendo invece plausibile che tutto sia rimasto circoscritto ad un comprensibile “grande spavento”. Il Tribunale di Arezzo ha riconosciuto il risarcimento della sola sofferenza soggettiva protrattasi per alcuni giorni posta in relazione alla particolare intensità dell'allarme suscitato dalla diagnosi.  

Tribunale di Brindisi - Sezione Lavoro - sentenza n. 561/2012
Il danno esistenziale va sempre dimostrato

La dequalificazione professionale può comportare la lesione di un bene immateriale per eccellenza, ossia la dignità professionale del lavoratore, intesa come esigenza di manifestare la propria utilità e le proprie capacità nel contesto lavorativo. La Suprema Corte, in una importante sentenza, ha statuito che in tema di demansionamento e dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale che ne deriva, non ricorre automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale e non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo. Mentre il risarcimento del danno biologico è subordinato all'esistenza di una lesione dell'integrità psico-fisica medicalmente accertabile, il danno esistenziale - da intendere come ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare areddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all'espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno - deve essere dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall'ordinamento, assumendo peraltro precipuo rilievo la prova per presunzioni.  

Tribunale di Torino - Sezione Lavoro - sentenza del 26 gennaio 2012
L'indennità di esclusività deve essere corrisposta per intero

Il tribunale ha riconosciuto all'attore il diritto all'indennità di esclusività condannando l'azienda al pagamento di parte delle spese processuali sostenute dal ricorrente. Il giudice ha riconosciuto che il passaggio dall'extra all'intramoenia è un evento straordinario che non è ricompreso nel blocco in quanto il rapporto esclusivo modifica la tipologia e le condizioni della prestazione resa. “Dalla lettura della disposizione contrattuale, coordinata con quella della norme di legge in essa richiamate, si evidenzia come l'indennità di esclusività sia la contropartita rispetto ad una scelta che modifica il rapporto di lavoro rendendolo più intenso e di sicuro maggiore interesse per l'amministrazione sanitaria”. ”In buona sostanza il regime di esclusività viene a diversamente strutturare il contratto tra il medico e l'azienda sanitaria”. “La stessa previsione dell'indennità, di misura non insignificante, ne è la dimostrazione più evidente”. “Intanto viene corrisposta una quota aggiuntiva di salario in quanto la prestazione viene ad assumere una pregnanza diversa e maggiore”. Il calcolare l'indennità di esclusività sulla base del valore iniziale viene liquidata come decisione aziendale ”priva di logica alcuna”. Infatti se l'indennità compete non può che esserlo nella misura contrattuale.  

Tribunale di Nola - Sez. II - sentenza del 16 gennaio 2012
Responsabilità in solido della struttura con il medico

Anche quando è accertata la colpa del medico in via esclusiva - senza che emergano profili autonomi di responsabilità in capo alla struttura sanitaria (cd. colpa organizzativa), la casa di cura dove il paziente è stato ricoverato, risponde comunque dei danni in solido col medico, quand'anche ciascuno di essi abbia stipulato col malato un contratto distinto ed autonomo, considerato che la prestazione della casa di cura e quella del medico sono collegate così strettamente da configurare una obbligazione soggettivamente complessa con prestazione indivisibile ad attuazione congiunta, con la conseguenza che l'inadempimento di uno soltanto dei coobbligati obbliga anche l'altro al risarcimento. La soluzione non è destinata a mutare quando il medico non sia legato alla struttura sanitaria da un rapporto di lavoro subordinato.

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