Corte d'Appello di Genova - Sezione Lavoro - sentenza n. 623/2012
Lo straordinario "assorbe" il lavoro

È infondata la domanda giudiziale con la quale l'istante chieda accertarsi il proprio diritto ad ottenere il pagamento della mezza giornata di riposo settimanale laddove essa risulti conteggiata come straordinario per aver svolto, parte attrice, 190 ore di lavoro mensile a fronte delle 40 ore settimanali previste dal contratto. Correttamente risulta quantificato il compenso per il lavoro straordinario espletato dall'istante, calcolato in ragione della media mensile delle 190 ore di lavoro e dell'orario contrattuale collettivo di 173 ore con in più le differenze legate alla mancata pausa della mezz'ora. Ne deriva che ineccepibilmente è stata ritenuta compresa la mezza ulteriore giornata di riposo nel compenso differenziale tra le ore lavorate e le ore contrattuali dovendosi dar peso alla diversa distribuzione dell'orario sulla striscia lavorativa di cinque giorni più uno di riposo adottato dal contratto integrativo che nel caso di specie ha derogato al contratto nazionale.

Corte d'Appello di Roma - sezione controversie lavoro - sentenza n. 4082/2012
Il medico che sostituisce primario in pensione ha diritto allo stesso stipendio

Se l'Azienda non provvede ad avviare le procedure per la designazione di un nuovo direttore di unità operativa complessa rimasta vacante, il medico che ha ricoperto l'incarico di facente funzioni ha il diritto a tutte le voci retributive: all'indennità di incarico di struttura complessa (ex art. 40 Ccnl 1998/2001), alla retribuzione posizione di struttura complessa (ex art. 39 Ccnl) e alla retribuzione di posizione minima unificata di struttura complessa per il periodo in cui ha ricoperto l'incarico. È quanto ha stabilito la Corte d'Appello di Roma (sezione controversie lavoro), con una sentenza del maggio scorso, che ha condannato l'Azienda San Camillo Forlanini al pagamento delle somme dovute a un dirigente medico che dal 2003 al 2006 aveva ricoperto l'incarico di direttore di struttura operativa complessa per sostituire il responsabile dell'Uoc andato in pensione. Una sentenza che ha, in sostanza, ribaltato quanto stabilito da un precedente pronunciamento del Tribunale civile di Roma che aveva invece respinto la richiesta del medico a ricevere il trattamento economico spettante in relazione all'incarico assolto riconoscendo solo l'indennità di sostituzione stabilita dal Ccnl. Alla base della motivazione addotta dalla Corte, c'è la circostanza che il medico “al di fuori di ogni ipotesi contrattuale ha svolto per “ordine” del suo superiore, le funzioni proprie di capo di struttura complessa, senza che il direttore generale, pur formalmente reso edotto di tale incarico (…) avesse rilevato alcunché di anomalo, né avesse avviato la procedura di nomina del nuovo responsabile, né avesse fatto cessare l'incarico di supplenza”. Da qui la condanna dell'Azienda a pagare quanto dovuto al medico (opportunamente quantificato nella sentenza), oltre che gli interessi legali o rivalutazione monetaria a titolo di differenze retributive tra la qualifica di dirigente sanitario e l'incarico primaziale ricoperto per tre anni.

 

Corte d'Appello di Napoli - Sez. III penale - sentenza n. 4651/2012

Assoluzione del sanitario. Mancanza di prove certe in ordine al nesso eziologico tra la condotta del medico e l'evento lesivo

In merito all’appello esperito ai fini della riforma della sentenza di condanna per il reato di lesioni personali colpose, di cui sia imputata la ginecologa che per colpa consistita in negligenza, imperizia e imprudenza non abbia adottato un atteggiamento diagnostico e terapeutico adeguato alle condizioni del feto deve confermarsi la sentenza di assoluzione emessa in prime cure laddove in corso di causa non si rinvengano prove inerenti all’alto grado di probabilità o credibilità razionale nella ricostruzione del nesso causale tra la condotta ascritta all’imputata e l’evento verificatosi, unico idoneo a costituire il valido fondamento dell’accertamento della penale responsabilità del sanitario.

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