Corte dei Conti - Sez. Giur. Lombardia - sentenza n. 793/2011
Addetto Urp, danno erariale se non trasmette denuncia paziente

Produce danno erariale, oltre che illecito disciplinare, la disattenzione di un dipendente dell'Ufficio relazioni con il pubblico che dopo avere ricevuto da un paziente la denuncia di un possibile caso di malpractice omette di trasmetterla agli uffici preposti affinché sia istruita, determinando l'impossibilità da parte dell'ospedale di attivare la copertura assicurativa. È con tale motivazione che la Corte dei conti della Lombardia, con la sentenza 793/2011 ha condannato un dipendente amministrativo di un ospedale lombardo a rifondere all'ente 7mila euro.

Corte dei Conti - II Sez. Giur. Centrale - sentenza n. 615/2011
Corte dei Conti condanna medico al pagamento del danno erariale per l'intramoenia violata

Integra un danno la maggiore retribuzione percepita dal sanitario in regime di orario “a tempo pieno” che, senza autorizzazione, esercita attività lavorativa professionale privata Tale comportamento costituisce una palese violazione delle norme che regolano lo svolgimento dell'attività libero professionale dei medici con rapporto di lavoro e di servizio esclusivo con il Servizio sanitario nazionale ed in particolare una chiara violazione delle elementari regole di correttezza connesse al diligente adempimento dei doveri di servizio. Considerato che il dovere di esclusività, ai sensi dell'art. 1, commi 60 e 61 della legge 662/1996, preclude anche la semplice attività di consulenza e perfino le attività rese a titolo gratuito, appaiono irrilevanti le deduzioni della difesa secondo le quali la presenza del primario nella Casa di cura privata era finalizzata ai fini di ricerca, attività questa, peraltro, che non si desume da alcuna documentazione comprovante l'esistenza di un progetto di ricerca riconducibile all'epoca dei fatti.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Lazio - sentenza n. 1600/2011
Abusi sessuali del dirigente medico e immagine Asl

Una Azienda Sanitaria Locale, informava il pubblico ministero presso la Corte dei Conti che un dirigente medico era stato condannato con sentenza confermata in Cassazione per abusi sessuali a danno delle sue pazienti. La procura riteneva che dalla vicenda fosse derivato un danno all'immagine della ASL. Il Giudicante ha osservato che il comportamento in concreto addebitato al medico sia stato idoneo, in relazione alla gravità dello stesso, a ledere l'immagine delle Amministrazioni sanitarie di appartenenza. Si è ripetutamente affermato che se la persona giuridica non può subire dolori, turbamenti od altre similari alterazioni, è tuttavia portatrice dei diritti immateriali della personalità, ove compatibili con l'assenza della fisicità, e quindi dei diritti all'esistenza, all'identità, al nome, all'immagine e alla reputazione. Risulta dimostrato dalla procura, ha aggiunto la Corte dei Conti, il grave ritorno negativo d'immagine per l'Amministrazione sanitaria, in quanto gli abusi sessuali perpetrati dal sanitario ingenerano nel-l'opinione pubblica, l'idea di una dubbia moralità, sfociante in una offensiva dissolutezza, dei medici ospedalieri, il cui operato dovrebbe per converso essere ispirato a criteri di serietà, fedeltà ed efficienza. La Corte dei Conti ha condannato il medico ad un consistente risarcimento del danno.

Corte dei Conti - Sezione Regionale di Controllo per il Veneto - del. 377/2011
Parere ex art. 7, comma 8, legge 5 giugno 2003 n. 131- formazione
Cortr dei Conti - Sez. Giur. Calabria - sentenza n. 533/2011
Dirigente medico e attività professionale autonoma

Il procuratore regionale presso la Corte dei Conti citava in giudizio un medico dipendente di una ASP per sentirlo condannare al pagamento di oltre 130.000 euro a titolo di risarcimento del danno nei con-fronti del datore di lavoro. Il sanitario, pur essendo titolare di partita IVA, comunicava all'azienda di optare per il rapporto di lavoro esclusivo con lo svolgimento di attività privata in regime di intramoenia, tuttavia, secondo la prespettazione dell'accusa, nel periodo 2003-2007 aveva svolto attività libero professionale in nome e per conto proprio percependo un reddito pari a al oltre 300.000 euro ed assumeva altri particolari incarichi per compagnie assicuratrici senza essere autorizzato. Vige un principio generale che non consente al pubblico dipendente l'esercizio del commercio, dell'industria, né di alcuna professione o impiego alle dipendenze di privati. Con specifico riferimento ai dipendenti del Servizio sanitario, il legislatore, ha stabilito che “con il Servizio sanitario nazionale può intercorrere un unico rapporto di lavoro. Tale rapporto è in-compatibile con ogni altro rapporto di lavoro dipendente, pubblico o privato, e con altri rapporti anche di natura convenzionale con il Servizio sanitario nazionale. Il rapporto di lavoro con il Servizio sanitario nazionale è altresì incompatibile con l'esercizio di altre attività o con la titolarità o con la compartecipazione delle quote di imprese che possono configurare conflitto di interessi con lo stesso…..”. La Corte dei Conti, sul presupposto che il medico avesse senz'altro svolto negli anni in contestazione attività professionale autonoma ulteriore rispetto a quella intramoenia, attività non autorizzata ai sensi dell'art. 53 del d.lgs. n. 165/20001 e, comunque, non autorizzabile, così violando la disciplina relativa alle incompatibilità e altre disposizioni, lo ha condannato al risarcimento del danno.  

Corte dei Conti - Sez. I Giur. centrale - sentenza n. 408/2011
Risarcimento alla Asl per danno finanziario

Un direttore generale e un direttore amministrativo Asl sono stati condannati dalla Corte dei Conti al pagamento, in favore dell'Azienda e per essa della Regione, rispettivamente alla somma di 500mila e 25mila euro per un danno finanziario arrecato mediante comportamenti ritenuti caratterizzati da colpa grave. L'Asl nel determinare i budget delle strutture private, tra cui quello relativo ad una specifica casa di cura, aveva erroneamente interpretato la legge regionale in ordine al calcolo del tetto di spesa consentito, comprendendo nello stesso anche l'utenza extraregionale; aveva poi riconosciuto, sempre alla medesima casa di cura, un importo eccedente il tetto massimo di spesa e autorizzato pagamenti di prestazioni svolte in favore di pazienti extra regionali, su posti letto autorizzati ma non accreditati.

Corte dei Conti - Sezioni Riunite - delibera n. 46/2011
I contratti a termine nel "turn over" al 20%

Le Sezioni riunite della Corte dei conti, nel testo della deliberazione n. 46/2011, hanno risolto alcune difformità di interpretazione delle disposizioni contenute al citato articolo 14, comma 9 del d.l. n. 78/2010. Negli enti locali sottoposti al patto di stabilità, nei quali l'incidenza delle spese di assunzione non è superiore al 40% delle spese di personale, il vincolo di spesa per assunzioni del 20%, imposto dall'art. 14, comma 9 della manovra correttiva dei conti pubblici del 2010, si intende riferito alle assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi tipologia contrattuale, in quanto, nell'ordinamento vigente, non esiste un principio di «favor» nei confronti delle assunzioni temporanee o precarie rispetto a quelle a tempo indeterminato.
A decorrere dall'1/1/2011 con riferimento alle cessazioni intervenute nel 2010, è fatto divieto agli enti nei quali l'incidenza delle spese di assunzione è pari o superiore al 40% delle spese correnti di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale, mentre i restanti enti possono procedere ad assunzioni di personale nel limite del 20% della spesa corrispondente alle cessazioni dell'anno precedente.

Corte dei Conti - Sez. Giur. Sicilia - sentenza n. 2839/2011
Senza risonanza mediatica nessun danno d'immagine

Il Procuratore regionale presso la Corte dei Conti chiamava in giudizio il direttore di una Unità operativa di gastroenterologia che precedentemente era stato sottoposto a procedimento penale per essersi appropriato nell'esercizio della libera attività professionale intra-moenia di quote di spettanza della Azienda sanitaria relative a prestazioni fornite in favore di 49 pazienti per l'importo di € 1.299,52. Il procedimento penale si era concluso con sentenza di patteggiamento e la condanna alla pena di un anno e sei mesi di reclusione. Alla luce di quei fatti si chiedeva che il giudice contabile condannasse il sanitario al risarcimento del danno patrimoniale subito dal datore di lavoro per l'importo delle prestazioni rese e al risarcimento del danno all'immagine. Il medico si dichiarava disposto a restituire gli importi delle quote, ma contestava il risarcimento del danno che avrebbe causato all'immagine dell'Azienda. La Corte dei Conti ha chiarito che il danno all'immagine si configura come un danno esistenziale configurabile nel discredito e nel sentimento di sfiducia ingenerato nell'amministrazione dal comportamento del responsabile. Un elemento essenziale per la condanna è la diffusione della notizia sui mass-media, e comunque la più o meno grande risonanza dell'evento, che genera nei cittadini un sentimento di sfiducia. Il giudice contabile ha condannato il medico al risarcimento del danno patrimoniale, ma non ha ravvisato la sussistenza degli elementi del danno all'immagine.

Corte dei Conti - Sezioni Riunite - deliberazione n. 21/2011
Utilizzo da parte del dipendente del mezzo proprio e eventuale rimborso spese sostenute

Nella deliberazione n. 21/CONTR/11 del 5 aprile 2011, la Corte dei Conti affronta le problematiche relative all'utilizzo da parte del dipendente del mezzo proprio e l'eventuale rimborso delle relative spese sostenute.  L'art. 6, comma 12, ultimo periodo, della Legge 122/2010 ha introdotto sia il divieto dell'utilizzo del mezzo proprio sia il conseguente divieto del riconoscimento dell'indennità di rimborso chilometrico a favore del dipendente. Con tale deliberazione, le Sezioni Riunite, nel prendere atto degli orientamenti di alcune sezioni regionali di controllo nonché della Ragioneria Generale dello Stato con la circolare 36/2010, hanno affermato che il dipendente pubblico può ancora essere autorizzato all'uso del mezzo proprio ma con il limitato fine di ottenere il riconoscimento della copertura assicurativa e giammai di vedere riconosciuto il diritto al rimborso delle spese sostenute, anche nel caso in cui tale mezzo risulti lo strumento più idoneo a garantire il più efficace ed economico perseguimento dell'interesse pubblico. Hanno altresì aggiunto le Sezioni Riunite che le amministrazioni non possono reintrodurre tramite regolamentazioni interne il rimborso delle spese sostenute dal dipendente. Ove si andasse di diverso avviso, si avrebbe una chiara elusione della ratio ispiratrice contenuta nel comma 12 dell'art. 6 della Legge 122/2010, volta al contenimento della spesa.  

Corte dei Conti Lombardia - deliberazione n. 116/2011

La riduzione del 50% delle spese di formazione della PA non riguarda la formazione obbligatoria

La Corte dei Conti Lombardia, con la Deliberazione 116/2011, ha chiarito che la riduzione del 50% delle spese di formazione della Pubblica Amministrazione (art. 6 comma 13 D.L. 78/2010 convertito in Legge 122/2010) non riguarda le uscite per i corsi obbligatori (salute e sicurezza sul lavoro, formazione vigili urbani, ecc.) degli Enti Locali.

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