Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 26364/2009
Rischio radiologico: ferie aggiuntive secondo calendario

La S.C., pronunciandosi per la prima volta sul tema, ha precisato che nel periodo di 15 giorni di ferie aggiuntive, previsto dalla contrattazione collettiva in favore di lavoratori sottoposti a rischio radiologico, restano assorbiti le festività, i giorni domenicali e il sabato.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 25314/2009
Annullamento nomina direttore UOC

Due medici convenivano in giudizio l'Azienda Ospedaliera datrice di lavoro affinché venisse dichiarata la nullità o comunque annullato l'atto di conferimento dell'incarico quinquennale di direzione di una Unità Operativa.
Fondavano la richiesta asserendo la mancata verifica dei requisiti personali e professionali previsti dall'avviso pubblico. In particolare osservavano che il medesimo avviso pubblico richiedeva agli aspiranti candidati di dichiarare le eventuali condanne penali riportate ed i procedimenti penali in corso nonché di presentare il proprio curriculum professionale.
I ricorrenti deducevano che il candidato cui era stato conferito l'incarico aveva falsamente dichiarato di non avere procedimenti penali in corso, mentre era notorio che era sottoposto a procedimento penale per omicidio colposo, ed aveva dichiarato nel curriculum un numero di interventi come primo operatore ritenuto improbabile.
La Suprema Corte, nella fattispecie, ha affermato che i fatti addebitati al direttore generale (omessa considerazione della falsa dichiarazione del candidato di non avere procedimenti penali in corso, omesso controllo dei titoli professionali allegati dal F.C., ingiustificato ritardo della nomina), quand'anche riconducibili ad una violazione degli obblighi di correttezza e buona fede, non potevano portare né ad una dichiarazione di nullità dell'atto di nomina (non essendo questo contrario a norma imperativa, né privo di alcuno dei suoi elementi costitutivi), né all'annullamento dell'atto medesimo (poiché nessuno dei vizi lamentati era riconducibile ad una figura tipica di annullamento).
I fatti da cui il giudizio potevano costituire fonte di responsabilità sotto diversi profili, ma non condurre all'annullamento dell'atto di nomina.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 24449/2009
Al medico che passa ad altra Asl garantito solo il "fisso" dello stipendio

Il dirigente medico trasferito per mobilità volontaria in un'altra Asl non ha diritto a mantenere per intero lo stesso trattamento economico. Per la parte eccedente la retribuzione fissa, infatti, non esiste un principio di generale irriducibilità dello stipendio, con la conseguenza che il nuovo incarico può portare, in maniera legittima, anche una riduzione degli emolumenti. Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza 24449/2009 che ha accolto il ricorso di un'azienda sanitaria piemontese nei confronti di un dirigente medico.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 23751/2009
Perdita dell'incarico di struttura complessa

La Corte di Cassazione ha affermato un rilevante principio in ordine al mantenimento della condizione di direttore di struttura complessa a seguito del conferimento degli incarichi per l'espletamento di funzioni di particolare rilevanza e di interesse strategico di cui all'art. 15-septies del d.lgs. n. 502/1992. Laddove il quarto comma della richiamata disposizione stabilisce che per il periodo di durata del contratto, i dipendenti di pubbliche amministrazioni sono collocati in aspettativa senza assegni con riconoscimento dell'anzianità di servizio, fa esclusivo riferimento ai rapporti di impieghi tempo indeterminato dei dipendenti di pubbliche amministrazioni e non anche, in particolare, agli incarichi temporanei di dirigente sanitario di secondo livello (o di struttura complessa) di cui al cit. d.lgs., art. 15.
Pertanto gli incarichi di direzione di struttura complessa potranno non essere confermati dalla ASL.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 21212/2009
Licenziamento illegittimo del DG Asl

È illegittima la risoluzione del contratto di prestazione professionale e la revoca dell'incarico dirigenziale del Direttore Generale ASL avvenuta senza l'acquisizione del parere della Conferenza prevista dal d.lgs. n. 502/1992, con conseguente vizio delle delibera. 
Nel caso di specie secondo gli accertamenti compiuti in sede giudiziale, il parere non era stato acquisito senza che ricorresse il requisito di particolare gravità ed urgenza che avrebbe consentito di prescinderne. 

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 20845/2009
Retribuzione per mansioni superiori

Nel caso di specie - relativo ad un medico in possesso dell'idoneità nazionale all'esercizio delle funzioni di direzione, cui erano state affidate le funzioni di responsabile del Distretto - tenuto conto delle modalità peculiari di conferimento dell'incarico, dettate dall'impellente esigenza di garantire la funzionalità della struttura, si è affermato che in materia di pubblico impiego privatizzato, deve essere retribuito l'espletamento di mansioni superiori alla qualifica, in ossequio al principio della retribuzione proporzionata e sufficiente di cui all'art. 36 Costituzione senza dovere necessariamente tradursi in un rigido automatismo di spettanza al dipendente del trattamento economico esattamente corrispondente alle mansioni superiori espletate, ben potendo risultare diversamente osservato il precetto costituzionale mediante la corresponsione di un compenso aggiuntivo rispetto alla qualifica di appartenenza.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 15505/2009
Criteri di esclusione da mansioni superiori

La norma contrattuale collettiva per l'inquadramento nel livello superiore prevedeva, in via alternativa, o il coordinamento di altri lavoratori e l'assunzione del loro operato, oppure il possesso di una particolare specializzazione.
Non era stato dedotto, né dimostrato, che i lavoratori del “118” avessero la responsabilità dell'operato di altri lavoratori.
Né le mansioni che gli interessati affermavano di avere svolto erano tali da richiedere una particolare specializzazione, perché quelle determinate attività dovevano essere effettuate in base ad un protocollo specifico, e che per la parte più delicata dovevano sempre essere presenti un infermiere professionale ed un medico.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 15058/2009
Certificazione di malattia

Nella vicenda di causa, la contestazione disciplinare alla base del licenziamento intimato, riguardava la modalità della certificazione medica inviata dal dipendente per giustificare l'assenza per malattia che, secondo il datore di lavoro, sarebbe stata irrituale in quanto proveniente da un medico non facente parte del Servizio Sanitario Nazionale con conseguente, asserita, irregolarità formale.
La Corte di Cassazione ha affermato che la detta irregolarità non poteva ritenersi sussistente, in quanto la Legge n. 300 del 1970 [cd. Statuto dei Lavoratori], non prescrive che la certificazione medica comprovante lo stato di malattia del lavoratore debba essere rilasciata da "un sanitario del servizio sanitario nazionale".

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 14672/2009
Ospedali classificati: non è possibile la mobilità

L'istituto della mobilità del personale delle Pubbliche Amministrazioni, previsto dall'art. 33 del d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, è preordinato alla copertura del fabbisogno di personale delle Amministrazioni medesime senza ricorrere a nuove assunzioni, ma utilizzando il personale eccedente di altre Amministrazioni pubbliche, sicché non può operare per realizzare l'assunzione di personale estraneo alla P.A.; ne consegue che, nell'ambito degli enti appartenenti al Servizio Sanitario Nazionale, la mobilità non può essere attivata per il personale di enti ospedalieri "classificati" ai sensi degli artt. 1 e 20 della legge 12 febbraio 1968, n. 132, giacché non ricompresi tra le Amministrazioni pubbliche. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la possibilità di ricorrere alla procedura di mobilità in relazione a personale di ospedale "classificato", rilevando che la classificazione importa l'equiparazione agli enti del S.S.N. ai soli fini della valutazione del servizio e dei titoli del relativo personale per i concorsi per le assunzioni ed i trasferimenti, questi ultimi all'interno, però, di ciascun ordinamento).

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 13173/2009
Dequalificazione e nuove mansioni

La equivalenza tra le nuove mansioni e quelle precedenti, deve essere intesa non solo nel senso di pari valore professionale delle mansioni medesime, considerate nella loro oggettività, ma anche come attitudine delle nuove mansioni a consentire la piena utilizzazione o anche l'arricchimento del patrimonio professionale dal lavoratore acquisito nella pregressa fase del rapporto, precisandosi, inoltre, che il divieto di demansionamento opera anche quando al lavoratore, nella formale equivalenza delle precedenti e delle nuove mansioni, siano assegnate di fatto mansioni sostanzialmente inferiori, sicché nell'indagine circa tale equivalenza non è sufficiente il riferimento in astratto al livello di categoria, ma è necessario accertare che le nuove mansioni siano aderenti alla specifica competenza del dipendente in modo tale da salvaguardare il livello professionale acquisito e da garantire lo svolgimento e l'accrescimento delle sue capacità professionali, con le conseguenti possibilità di miglioramento professionale, in una prospettiva dinamica di valorizzazione delle capacità di arricchimento del proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze.
A tal fine, quindi, l'indagine del giudice deve essere volta a verificare i contenuti concreti dei compiti precedenti e di quelli nuovi onde formulare il giudizio di equivalenza, da fondare sul complesso della contrattazione collettiva e delle determinazioni aziendali.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 13089/2009
Conferimento direzione di UOC

Nell'ambito della rosa di candidati idonei sottopostagli dalla Commissione di esperti, il Direttore Generale della Azienda Sanitaria procede al conferimento dell'incarico, con un atto che, alla stregua della sua disciplina e nel contesto di quella del rapporto di lavoro privatizzato alle dipendenze della P.A., ha natura negoziale di diritto privato e alla base del quale vi è una scelta di carattere essenzialmente fiduciario, affidata alla sua responsabilità manageriale.
In tale contesto disciplinare non può trovare adeguata collocazione un obbligo di motivazione della scelta, non previsto dalla legge e non desumibile nel caso in esame da regole autodeterminate.
Quale atto di natura negoziale esso potrà infatti essere sindacato dal giudice ordinario unicamente sotto il profilo della osservanza delle regole di correttezza e buona fede che non si traduce necessariamente in un obbligo di motivazione, ma qualifica la rilevanza dell'eventuale motivo illecito determinante o consente di censurare l'atto di devianza abnorme rispetto ai principi di imparzialità e di buon andamento di cui all'art. 97 Cost.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 12814/2009
Remunerazione borse specializzandi 1983/91

I ricorrenti adivano il Tribunale nei confronti dei Ministeri della Sanità, dell'Università e del Tesoro, esponendo di avere frequentato le scuole di specializzazione di medicina senza percepire alcun compenso. Poiché le Direttive della Comunità Europea, le quali prevedevano un compenso in favore dei medici specializzandi, erano state trasposte in ritardo nell'ordinamento italiano (Decreto Legislativo n. 257/1991) chiedevano il risarcimento del danno da ritardata attuazione della fonte comunitaria tra il 1983 e il 1991; danno che consisteva nella mancata remunerazione del lavoro svolto e nella perdita di “chances”.
La Corte di Cassazione ha osservato che trattandosi di azione di risarcimento del danno, la prescrizione è quinquennale ed inizia a decorrere dal momento in cui il diritto può essere fatto valere. Tale momento non coincide con l'emanazione della direttiva, se la stessa non è immediatamente applicabile; né con il termine assegnato agli stati per la trasposizione della fonte comunitaria nel diritto interno, perché anche a quel momento il soggetto privato non è in condizioni di conoscere quale sia il contenuto del diritto che gli viene negato e l'ammontare del relativo risarcimento. Può invece individuarsi nel momento in cui entra in vigore la normativa di attuazione interna della direttiva Europea: è questo, secondo la sezione della Corte di Cassazione, il tempo in cui il soggetto può far valere il diritto al risarcimento del danno, perché è in quel contesto che egli viene a conoscere il contenuto del diritto attribuito ed i limiti temporali della corresponsione. In altri termini, posto che con il Decreto Legislativo n. 257/1991 il soggetto era in grado di conoscere l'ammontare dei compensi stabiliti, a quel momento poteva esercitare il diritto al risarcimento del danno.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 11610/2009
Demansionamento del dirigente medico e validazione dei referti

La devoluzione del compito di curare, nel minore tempo possibile, la validazione di referti di primo livello e di approfondire - anche in collaborazione con i clinici - gli spunti diagnostici per patologie della propria sfera di attività, anche attraverso la disponibilità di strumentazione specifica,implica, da un lato, necessarie funzioni di certificazioni che solo il medico può svolgere e, dall'altro, una attività di approfondimento di studi diagnostici che, sotto il versante dello sviluppo della professionalità, possono essere presi in considerazione ai fine di escludere il demansionamento.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 11009/2009
Conferimento incarico struttura complessa per meno di cinque anni

Nella procedura di affidamento dell'incarico di direttore di struttura complessa, spetta al direttore generale l'attribuzione all'uno o all'altro degli idonei con atto discrezionale adottato nell'esercizio delle capacità e dei poteri del privato datore di lavoro. Tra gli elementi discrezionalmente valutabili dal direttore generale può ben essere ricompresa la opportunità di assicurare la gestione del servizio per un determinato arco di tempo. Non presenta dunque profili di illegittimità la scelta di un candidato che assicuri l'espletamento dell'incarico per un tempo ritenuto congruo nell'interesse dell'Azienda.
Perde quindi rilievo il problema se sia possibile o meno al direttore generale conferire un incarico per un periodo di tempo inferiore a cinque anni. La astratta possibilità prevista dall'art. 29 del CCNL di conferimento dell'incarico per un tempo inferiore ai cinque anni, se rende legittima una siffatta decisione, non toglie validità alla diversa opzione del direttore generale di nominare un candidato che assicuri il mantenimento delle funzioni per un periodo di tempo non inferiore al quinquennio.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 9477/2009
Niente mobbing se il dipendente ha brutto carattere

La dipendente di una struttura ospedaliera conveniva dinanzi al tribunale il datore di lavoro asserendo di essere stata oggetto di comportamenti “mobbizzanti”, consistenti in continue vessazioni da parte dei colleghi e superiori nel corso della attività lavorativa e sul luogo di lavoro, nonché di essere stata demansionata. A causa di tali condotte, la lavoratrice era caduta in uno stato di prostrazione (sindrome ansioso-depressiva) ed aveva richiesto la condanna del datore di lavoro al risarcimento dei danni conseguenti.
La Corte di Cassazione ha tuttavia confermato la sentenza d'appello che a sua volta aveva respinto le domande di condanna.
Pur non negandosi il clima di conflitto che si era determinato all'interno della azienda nei vari reparti in cui la ricorrente aveva operato, la portata – secondo i giudici – andava ridimensionata attribuendone la responsabilità soprattutto a problemi caratteriali e di rapporto della dipendente stessa.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 9474/2009
Lo stato di malattia sia tale

L'espletamento di altra attività lavorativa ed extralavorativa da parte del lavoratore durante lo stato di malattia è idonea a violare i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell'adempimento dell'obbligazione, posto che il fatto di guidare una moto di grossa cilindrata, di recarsi in spiaggia e di prestare una seconda attività lavorativa sono di per sé indici di una scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute ed ai relativi doveri di cura e di non ritardata guarigione, oltreché dimostrativi del fatto che lo stato di malattia non è assoluto e non impedisce comunque l'espletamento di una attività ludica o lavorativa.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 9234/2009
L'autogestione nei turni non cancella la subordinazione

L'autogestione nei turni di lavoro non cancella la subordinazione del lavoratore. Si tratta di un indizio troppo labile per escludere l'esistenza di un rapporto a tempo indeterminato che non può essere preso come base per motivare una decisione in maniera adeguata. Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza 9234/2009 secondo la quale l'elasticità dei turni non dimostra necessariamente che i rapporti di lavoro instaurati siano autonomi e non subordinati dal momento che l'elevata flessibilità può essere dovuta piuttosto a una semplice autogestione dei turni tra i dipendenti oppure alla sostituibilità di questi ultimi secondo le evenienze nei turni già fissati.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 7523/2009
Caso di illegittimo licenziamento

L'illegittimità del licenziamento disciplinare del medico con mansioni di terapista, può affermarsi sotto il profilo della mancanza di proporzionalità della sanzione espulsiva rispetto ai comportamenti effettivamente tenuti, che, nella vicenda sottoposta al vaglio della Corte di Cassazione, trovavano la loro scaturigine nella situazione di forte disagio e di personale insoddisfazione conseguente alla mancata assegnazione alle mansioni proprie del promesso inquadramento.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 6907/2009
Urla al dipendente davanti ai colleghi? E' mobbing

Rimproveri continui da parte del capo con «toni pesanti» davanti agli altri colleghi possono costituire mobbing. Lo stabilisce la sentenza n. 6907 della Sezione lavoro della Cassazione che ha confermato la condanna per mobbing di un'azienda milanese perché una sua dirigente aveva vessato per mesi una dipendente, Anna D., che ha avuto una serie di sanzioni disciplinari culminate nel licenziamento.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 6912/2009
Il licenziamento del rappresentante sindacale non è sempre antisindacale

La disapprovazione della nomina a sindacalista di un lavoratore da parte del datore di lavoro, il quale lo licenzi per altri motivi, non rappresenta da sola elemento idoneo fondare la presunzione che si tratti di licenziamento antisindacale.
In pratica, la sentenza in argomento conferma un indirizzo secondo cui per giudicare antisindacale il licenziamento del rappresentante sindacale posto in essere dal datore di lavoro bisogna provare l'uso discriminatorio e strumentale del potere disciplinare da parte di quest'ultimo, che avrebbe lo scopo di ostacolare l'attività sindacale del lavoratore all'interno dell'azienda (Trib. Milano, 27 settembre 2001).

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 6687/2009
Trasferimento dei dirigenti medici-veterinari

Nell'ambito del lavoro pubblico, la Pubblica Amministrazione esercita il potere di organizzazione e gestione del rapporto di lavoro con la capacità ed i poteri del datore di lavoro privato, che è esclusivamente disciplinato dalle disposizioni del codice civile, delle leggi sul rapporto di lavoro subordinato nell'impresa e dei contratti collettivi, fatte salve le diverse disposizioni contenute nel d.lgs. n. 165 del 2001", pertanto, il diritto del dipendente ASL, avuto riguardo all'ipotesi del trasferimento, in mancanza di specifiche discipline recate dai contratti collettivi, non può che rapportarsi alla garanzia apprestata dal suddetto art. 2103 codice civile, comma 1, ultimo periodo con la conseguenza che il datore di lavoro non può trasferire il dipendente da un'unità produttiva ad un'altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 6224/2009
Collaborazioni esterne ASL

La risoluzione di un rapporto a termine avente ad oggetto prestazioni professionali, che venga risolto prima della sua scadenza, può concretizzare - se il recesso è privo di qualsiasi valida giustificazione, e tanto più nel caso in cui trovi fondamento in motivi illegittimi - un inadempimento contrattuale suscettibile di determinare pregiudizi economici, liquidabili in caso della prova della loro esistenza anche con criteri equitativi.
Non è idoneo ad escludere il risarcimento il fatto che si tratti di un recesso anticipato posto in essere dalla ASL rispetto ad un rapporto di collaborazione esterna retribuito mediante compensi ad “accessi” nel limite massimo di due alla settimana, e quindi, alla effettiva prestazione.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 6218/2009
Violazione degli obblighi di completezza ed esattezza della cartella clinica

Il medico ha l'obbligo di controllare la completezza e l'esattezza del contenuto della cartella clinica, cosicché l'inottemperanza a tale obbligo configura difetto di diligenza nell'adempimento della prestazione lavorativa; tale comportamento inadempiente è inoltre da qualificarsi come di particolare gravità, avuto riguardo alla rilevante funzione che la cartella clinica assume, in primo luogo, sotto il profilo sanitario, nei confronti del paziente, ma anche, indirettamente, nei confronti della struttura sanitaria a cui il paziente stesso si è affidato.
Ne consegue che, in linea generale, la violazione del suddetto obbligo è da ritenersi idonea a determinare la irrimediabile lesione dell'elemento fiduciario e il conseguente recesso datoriale.
Nel caso di specifico, tuttavia, le estreme conseguenza sono state escluse, rilevandosi un comportamento della parte datoriale tale da avere ingenerato nel medico lavoratore dipendente l'affidamento sulla tolleranza della sua indebita condotta stante la modalità di organizzazione dell'attività del reparto.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 5579/2009
Partecipazioni in società: si rischia l'incompatibilità

Ai sensi della L. n. 412 del 1991, art. 4, comma 7, il dipendente sanitario non può essere titolare o socio in compartecipazione di imprese che possano configurare conflitto di interessi col Servizio Sanitario Nazionale; tale potenziale conflitto già sussisterebbe per il solo fatto di detenere una partecipazione.
In tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, la sanzione disciplinare deve essere comunque proporzionale alla gravità dei fatti contestati in sede di irrogazione della sanzione da parte del datore nell'esercizio del suo potere disciplinare, avuto riguardo alle ragioni che lo hanno indotto a ritenere grave il comportamento del dipendente.
La Corte di Cassazione ha confermato, nel caso di specifico, la legittimità del licenziamento per giusta causa del dirigente SSN, posto in essere dalla ASL, anche se il sanitario era semplice socio di capitali, estraneo alla attività amministrativa della società di cui deteneva una partecipazione del 30%.  

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 5025/2009
Licenziato primario litigioso

Trattare male colleghi e dipendenti può costare caro. Fino alla revoca dell'incarico. È successo ad un primario anestesista trentino, burbero e collerico, che era stato sollevato dall'incarico di responsabile dell'unità operatoria e trasferito presso un altro reparto. Motivo il caratteraccio del dirigente e il suo pessimo modo di rapportarsi a colleghi e dipendenti.
La scelta di confermare o meno un incarico dirigenziale e organizzativo rientra nella potestà di autorganizzazione dell'amministrazione. La Cassazione fa il punto sulle doti imprescindibili per ogni medico e sul diritto per le strutture sanitarie di poter revocare gli incarichi dirigenziali, discrezionali, sulla base di considerazioni tecniche, ma anche sull'esercizio del proprio dovere “secondo i principi di correttezza e buona fede senza alcuna valutazione di merito”.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 3705/2009
Passaggio di posizione da un ente all'altro

In materia di rapporto di lavoro del personale medico degli enti previdenziali, l'art. 118 del DPR 28 novembre 1990, n. 384 - disposizione applicabile in forza del rinvio disposto dall'art. 13 della legge 12 giugno 1984, n. 222, che estende a detto personale "gli istituti normativi previsti per i medici dalle norme di cui all'art. 47 della legge 23 dicembre 1978, n. 833" - garantiva, nel caso di passaggio, nello stesso o in diverso ente, ad una posizione funzionale superiore con servizio prestato senza soluzione di continuità ovvero alla medesima posizione o in posizione inferiore, esclusivamente il diritto alla conservazione del "maturato economico" in godimento e non anche una piena equiparazione del servizio prestato anteriormente rispetto a quello successivo. Ne consegue che, ove il lavoratore sia transitato da un ente all'altro (nella specie, dall'USL all'INPS), ai fini della determinazione dell'effettiva anzianità di servizio non può essere riconosciuta l'anzianità pregressa.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 3714/2009
Lavoro straordinario - onere della prova

Il lavoratore che agisca per ottenere il compenso per il lavoro straordinario ha l'onere di dimostrare di aver lavorato oltre l'orario normale di lavoro e, ove egli riconosca di aver ricevuto una retribuzione ma ne deduca l'insufficienza, è altresì tenuto a provare il numero di ore effettivamente svolto, senza che eventuali - ma non decisive - ammissioni del datore di lavoro siano idonee a determinare una inversione dell'onere della prova.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 2584/2009
Dirigente di I livello al vertice della struttura

E' stata rigettata la domanda del dirigente medico diretta ad ottenere le differenze retributive. Mentre il sanitario affermava che le unità operative sono strutture complesse perché articolate in sezioni o uffici per lo svolgimento di specifiche funzioni sotto le direttive del responsabile della struttura in cui sono inserite, i giudici riscontravano che, dell'esame della pianta organica, si rilevava che l'unità - biotossicologia - contemplava un organico di sei addetti (quattro biologi coadiutori e due biologi collaboratori), oltre il dirigente sanitario, mentre la circostanza che fosse previsto in organico un dirigente sanitario (primario) non veniva ritenuta decisiva, siccome la riforma attuata dal d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, art. 15, con l'articolazione della dirigenza del ruolo sanitario in due livelli, consentiva di coprire il posto con un dirigente di primo livello.
Ai fini di statuire sul diritto di un dipendente a percepire i compensi per lo svolgimento di mansioni proprie di una qualifica superiore, non può rilevare la classificazione erronea di una struttura organizzativa operata dal datore di lavoro, ma esclusivamente il fatto se i compiti attribuiti siano o non riconducibili a quelli propri, nella specie, di un dirigente di secondo livello.

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