Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 24316/2009
Autorizzazioni operative esterne per medici INAIL

In materia di incarichi conferiti da privati a dipendenti delle pubbliche amministrazioni, il d.lgs. n. 29 del 1993, art. 58, comma 9, introdotto dal d.lgs. n. 80 del 1998, art. 26, ha previsto la necessità della preventiva autorizzazione dell'Amministrazione di appartenenza, con esclusione delle categorie di dipendenti pubblici ai quali è consentita, da disposizioni speciali (non necessariamente di carattere legislativo), lo svolgimento di attività libero- professionali; di conseguenza per i medici dipendenti dell'INAIL non sussiste - per effetto della Delib. del commissario straordinario dell'ente 9 luglio 1993, n. 250 che ha consentito lo svolgimento di attività medico professionale extramuraria ai medici dipendenti purché non incompatibile con le finalità istituzionali dell'ente - l'obbligo della preventiva autorizzazione all'assunzione dell'incarico; un divieto di svolgere attività esterna essendo rinvenibile (per i medici fiduciari) semmai solo a far tempo dalla posteriore circolare del 23 dicembre 1999 (di epoca successiva rispetto ai fatti oggetto della vicenda in da cui la sentenza in esame).

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Corte di Cassazione - Sezioni Unite Civile - sentenza n. 23327/2009
Inadempimento obbligo assunzione post concorsuale

Va affermata la sussistenza della giurisdizione ordinaria in luogo di quella amministrativa sulla controversia relativa all'inadempimento dell'obbligo incombente sulla P.A. di assunzione.
La procedura concorsuale termina, infatti, con la compilazione della graduatoria finale e la sua approvazione.
Il bando di concorso per l'assunzione al lavoro è diretto a dare attuazione alla decisione di far fronte al fabbisogno attuale di personale dipendente (con salvezza di ipotesi legislative particolari, a termini delle quali si possono bandire concorsi con riguardo a fabbisogni futuri).
Il bando indica il contratto di lavoro che l'amministrazione intende concludere, nonché il tipo e le modalità della procedura, partecipando agli interessati l'intento di addivenire alle assunzioni. Pertanto, al bando va riconosciuta una natura giuridica duplice: di provvedimento amministrativo nella parte cui concreta un atto del procedimento di evidenza pubblica del quale regola il successivo svolgimento; ma anche di atto negoziale negli aspetti sostanziali, in quanto concreta proposta al pubblico, condizionata negli effetti all'espletamento del procedimento concorsuale e all'approvazione della graduatoria.
Di conseguenza, anche l'approvazione della graduatoria presenta questa duplicità di natura giuridica: provvedimento terminale del procedimento concorsuale e atto negoziale di individuazione del futuro contraente.

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Corte di Cassazione - Prima sezione Civile - sentenza n. 21185/2009
Neppure l'intervento chirurgico ferma l'espulsione

Linea dura contro l'immigrazione clandestina. Un ricovero in ospedale non giustifica il ritardo nella richiesta del permesso di soggiorno.
Il clandestino dovrebbe infatti riuscire a provare, ha chiarito la Corte di cassazione con la sentenza n. 21185 del 2 ottobre 2009, l'assoluta necessità e indifferibilità dell'intervento.
Con questa decisione i giudici del Palazzaccio hanno ribaltato la pronuncia del giudice di pace e accolto il ricorso del Prefetto di Chieti.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 20806/2009
Il consenso informato è un obbligo contrattuale

Il consenso informato, espressione del diritto personalissimo, di rilevanza costituzionale, all'autode-terminazione terapeutica, è un obbligo contrattuale del medico perché è funzionale al corretto adempimento della prestazione professionale, pur essendo autonomo da esso.
Nella vicenda di causa i giudici del primo grado accertavano che il medico aveva garantito al paziente il positivo esito dell'intervento di cataratta - tanto che, gli stessi giudici, avevano ritenuto che l'obbli-gazione assunta fosse stata di risultato - non soltanto perché di routine, ma anche perche il paziente era in buone condizioni di salute, aveva sessantasei anni e gli occhi erano sani.  

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 20101/2009
Logica della presunzione di responsabilità

Il medico ha l'obbligo di controllare la completezza e l'esattezza del contenuto delle cartelle cliniche, venendo altrimenti meno ad un proprio dovere e venendo a configurarsi un difetto di diligenza (ai sensi dell'art. 1176 c.c., comma 2) nonché un inesatto adempimento della sua corrispondente prestazione medica.
La difettosa tenuta della cartella clinica, se non vale ad escludere la sussistenza del nesso eziologico tra la colposa condotta dei medici, in relazione alla patologia accertata, ed il danno, ove risulti provata la idoneità di tale condotta a provocarlo, consente anzi il ricorso alle presunzioni.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 19092/2009
Lei non può avere rapporti sessuali, anche il marito va risarcito

La Cassazione dà il via libera a risarcire i mariti che non possono più avere rapporti con la moglie a causa di un intervento chirurgico andato male. Insomma, il medico – sentenza n. 19092 del 2 settembre 2009 - è responsabile non soltanto verso il paziente ma anche verso chi, di riflesso, è stato danneggiato.
Il problema del danno alla vita sessuale, negli ultimi anni, ha ricevuto particolare attenzione da giuristi e giudici soprattutto quando, come in questo caso, si parla di danno indiretto perché riguardante il coniuge o il compagno. Fu uno dei primi esempi che la dottrina fece per rappresentare l'ormai tramontato (almeno come nomenclatura) danno esistenziale.
È quindi interessante il fatto, al di là delle affermazioni del Collegio di legittimità, peraltro molto laconiche in questa sentenza, che gli interpreti lo abbiano nuovamente riconosciuto.
Soltanto due anni fa i Consiglieri del Palazzaccio hanno inaugurato un filone giurisprudenziale molto apprezzato e, dando pieno ingresso al danno alla vita sessuale nell'olimpo dei diritti fondamentali della persona, hanno affermato che “in tema di danni alla persona, la perdita o la compromissione, anche soltanto psichica, della sessualità - il cui diritto rientra tra i diritti inviolabili della persona (art. 2 Cost.) -, oltre che componente del danno biologico, costituisce di per sé danno esistenziale la cui rilevanza deve essere autonomamente apprezzata e valutata equitativamente in termini non patrimoniali”.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 18805/2009
Contratti separati limitano la responsabilità

Una Clinica, chiamata a risarcire il danno causato da un errore medico, eccepiva di non doverne rispondere, poiché il sanitario non era suo dipendente o collaboratore, ma utilizzava episodicamente la struttura per gli interventi sui suoi pazienti.
La clinica assumeva nella sostanza che la paziente aveva concluso un contratto solo relativamente alla degenza ed altro separato contratto con il chirurgo avente ad oggetto l'intervento operatorio.
La Suprema Corte di Cassazione ha affermato che non si può escludere, in linea di principio ed in astratto, che le parti liberamente assumano accordi di tal genere, è indubbio che una tale, inconsueta regolamentazione richiederebbe quanto meno la prova certa e rigorosa dell'esistenza dei due separati contratti, con espressa specificazione nelle relative clausole - approvate dal paziente in piena libertà e consapevolezza - delle prestazioni incluse nell'uno e nell'altro e dei soggetti su cui gravano le conseguenti responsabilità (nei limiti in cui la legge permette l'esplicarsi dell'autonomia privata in materia), considerato che non è sempre agevole parcellizzare e separare fra loro i diversi contributi inerenti ad una prestazione sanitaria complessa quale un intervento chirurgico.

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Corte di Cassazione - Prima sezione Civile - sentenza n. 12607/2009
Risarcimento per processo troppo lungo

La Corte di Cassazione, valutando la vicenda di un medico che aveva intentato un giudizio per il ottenere compensi adeguati al numero di assistiti, ha condannato il Ministero della Giustizia al pagamento dell'indennizzo di 1.000,00 euro per ogni anno di ritardo nel processo.
Il danno non patrimoniale è conseguenza normale, ancorché non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo e, pertanto, pur dovendo escludersi la configurabilità di un danno non patrimoniale in re ipsa, automaticamente e necessariamente insito nell'accertamento della violazione, il giudice, una volta accertata e determinata l'entità della violazione relativa alla durata ragionevole del processo, secondo le norme della L. n. 89 del 2001, deve ritenere sussistente il danno non patrimoniale salvo che non ricorrano, nel caso concreto, circostanze particolari che facciano positivamente escludere che tale danno sia stato subito dal ricorrente.

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Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 11762/2009
Maggiore tassazione indennità fine rapporto medici di medicina generale

In tema di IRPEF, l'indennità di fine rapporto corrisposta dall'ENPAM ai medici di medicina generale, a seguito dell'attività prestata per conto dei disciolti enti mutualistici e del servizio sanitario nazionale, rientra tra quelle di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 16, comma 1, lett. c), con conseguente sottoposizione a tassazione separata secondo i criteri dettati dall'art. 18, medesimo D.P.R. e non invocabilità della regola di computo - concernente la riduzione dell'imponibile per una somma pari alla misura di tale indennità corrispondente ai contributi previdenziali versati dal contribuente - stabilita dal precedente art. 17 per le indennità di fine rapporto relative ai rapporti di lavoro dipendente.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 10741/2009
Vanno risarciti i danni al nascituro

Il bambino ha i suoi diritti prima ancora di venire alla luce e tra questi c'è il diritto a nascere sani. Perciò il medico che prescrive alla mamma farmaci che provocano malformazioni oltre a risarcire i genitori per non averli informati sulle possibili conseguenze dei farmaci, deve pagare i danni anche al figlio. Al contrario non esiste, precisa la Corte, un "diritto a non nascere" e quindi non è possibile riconoscere anche al bambino un risarcimento collegato alla mancanza del consenso informato sul trattamento farmacologico. In pratica, il fatto che la madre non sia stata messa in condizioni di decidere se abortire in caso di malformazioni del piccolo, non dà diritto al figlio di ottenere un "autonomo" risarcimento. Perché se così fosse, spiega la Corte, esisterebbe un "diritto a non nascere" di cui è titolare il concepito. Con una articolata sentenza che da un lato ribadisce la tutela offerta dalla legge al concepito già prima della nascita, dall'altro evidenzia che non si può invece parlare di un "diritto a non nascere se non sani", la Cassazione ha messo la parola fine ad una vicenda che ha tenuto occupati tribunali e corti d'appello per 23 anni. I giudici della terza sezione civile della Corte, con la sentenza 10741, hanno confermato la decisione della Corte d'appello di Napoli che ha condannato due medici a risarcire con poco più di 600 milioni di lire in totale sia il papà e la mamma di un bambino nato malformato nel 1986, sia il figlio.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 10743/2009
L'assoluzione del medico non esclude la responsabilità dell'ospedale

Il rigetto della domanda di risarcimento nei confronti di un medico non è sufficiente ad escludere la responsabilità del presidio ospedaliero.
È infatti pur sempre configurabile una responsabilità autonoma e diretta della struttura ospedaliera ove il danno subito dal paziente risulti causalmente riconducibile ad una inadempienza alle obbligazioni ad essa facenti carico, anche in vista di eventuali complicazioni od emergenze.
Una responsabilità dell'ospedale può configurarsi anche nella insufficienza delle apparecchiature a disposizione per affrontare la prevedibile emergenza, ovvero nel ritardo nel trasferimento del paziente in un centro ospedaliero attrezzato.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 10517/2009
Radiazione disciplinare dalla professione medica

Il termine quinquennale di prescrizione dell'azione disciplinare nei confronti dei sanitari non decorre nel caso in cui sia iniziato, a carico dell'incolpato, un procedimento penale, e tale effetto interruttivo permane per tutto il tempo in cui il procedimento penale abbia corso.
Diversamente opinando, difatti, da un canto, considerati i tempi del procedimento penale, l'azione disciplinare sarebbe il più delle volte già prescritta prima ancora della sua materiale proposizione, e, dall'altro, la norma di cui al D.P.R. n. 221/1950, art. 44, risulterebbe del tutto inapplicabile, poiché essa impone all'organo amministrativo di attendere l'esito e le valutazioni del Giudice penale, così subordinando l'azione disciplinare alla conclusione del procedimento penale.
Nel caso di specie, la Corte di Cassazione confermava l'applicazione della sanzione disciplinare consistente nella radiazione dalla professione come conseguenza del grave reato commesso. 

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Corte di Cassazione - Civile sezioni unite - sentenza n. 9146/2009
Diritto alla indennità per ferie non godute

Il dirigente medico che sia titolare del potere di attribuirsi il periodo di ferie senza alcuna ingerenza del datore di lavoro, nel caso in cui non eserciti il detto potere e non usufruisca quindi del periodo di riposo, non ha il diritto all'indennità sostitutiva, a meno che non provi la ricorrenza di necessità aziendali assolutamente eccezionali ed obiettive, ostative alla suddetta fruizione. Né sarebbe consentito, ai sensi dell'art. 1367 del codice civile, interpretare la disposizione contrattuale nel senso che si riferirebbe a tutti, indistintamente, i dipendenti con qualifica dirigenziale, indipendentemente dalla titolarità del potere di determinare il proprio periodo di ferie, perché allora si porrebbe in contrasto con il principio inderogabile dell'irrinunciabilità delle ferie (art. 36, comma terzo, Cost.).

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Corte di Cassazione - Sezioni unite Civili - sentenza n. 9147/2009
Medici specializzati, per i risarcimenti prescrizione lunga

Deve essere risarcito chi perde un diritto per illecito legislativo. E cioè perché lo stato italiano non ha recepito una norma comunitaria. Lo ha stabilito la Corte di cassazione a sezioni unite con la sentenza n. 9147 depositata il 17 aprile 2009, che si occupa delle borse di studio dei medici specializzandi.
In particolare, un medico non aveva avuto il compenso per la frequenza di un corso di specializzazione. Il mancato percepimento dei compensi era da addebitare allo Stato italiano che non aveva recepito nel termine previsto una direttiva comunitaria (n. 82/76/Cee).
La Cassazione ha affermato che la pretesa del medico è assoggettata al termine di prescrizione ordinaria (dieci anni), perché diretta all'adempimento di una obbligazione indennitaria, riconducibile come tale alla responsabilità contrattuale. Nel merito della questione la Cassazione ha ritenuto che si deve riconoscere al danneggiato un credito alla riparazione del pregiudizio subito per effetto del fatto illecito del legislatore, appunto, di natura indennitaria, così da compensare il cittadino della perdita subita in conseguenza del ritardo nella trasposizione della norma europea nel diritto interno.
La Cassazione ha anche precisato che non è necessario provare il dolo o la colpa dell'amministrazione: il diritto al risarcimento del danno spetta per il mero ritardo.

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Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 8878/2009
Corte Suprema su rimborso IRAP

La Suprema Corte ha cassato la sentenza di appello che aveva confermato il rigetto della richiesta di rimborso dell'Irap versata dal medico radiologo che prestava la propria attività presso un Istituto Ortopedico, ritenendolo assoggettabile all'imposta sul presupposto che il professionista si sarebbe avvalso della organizzazione non certamente modesta della struttura sanitaria.
La Corte di Cassazione, accogliendo le ragioni del medico, ha affermato che presupposti dell'IRAP, per gli esercenti attività professionali, sono costituiti dal possesso di beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l'esercizio della professione o dall'avvalersi in modo non occasionale di lavoro altrui, presupposti la cui insussistenza, nel caso specifico, era stata dedotta dal contribuente: infatti l'autonoma organizzazione rilevante è quella che fa capo al professionista in quanto tale e non quella di terzi presso il quale egli eventualmente operi.

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Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 8265/2009
No a rimborso IRAP con segretaria part-time

Riconosciuto il rimborso dell'Irap versata dal medico contribuente con esclusione della sola annualità in cui il professionista si era avvalso di una segretaria part-time. 
La Corte di Cassazione ha osservato che la sentenza sottoposta al suo vaglio violava la normativa istitutiva dell'Irap sotto il profilo del presupposto impositivo, nella parte in cui il giudice aveva riconosciuto il diritto al rimborso anche per le annualità nelle quali era stata accertato che il contribuente si era avvalso di lavoro altrui in modo non occasionale, non potendosi negare la sussistenza di struttura organizzativa allorquando si rilevava che il sanitario aveva avuto alla proprie dipendenze una segretaria part-time.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 8093/2009
Liti col Ssn, non si applica il foro del consumatore

I cittadini che si rivolgono al Servizio sanitario nazionale sono consumatori di serie B. Non hanno infatti le stesse garanzie che il codice del consumo accorda nel settore privato. Ecco perché in caso di controversia con l'ospedale pubblico o con la struttura convenzionata non opera il foro del consumatore.
A questa conclusione che promette di riaccendere il dibattito fra associazioni di consumatori e Stato è giunta la Corte di cassazione con la sentenza n. 8093 del 2 aprile 2009.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 7999/2009
Diagnosi errata, no a danni morali

La Cassazione ha confermato il no al ricorso di un uomo che aveva chiesto il risarcimento del danno morale per un test sierologico sbagliato da cui era risultato positivo all' Hiv, corretto una settimana dopo da un esame che aveva escluso la presenza del virus. Il tribunale di Bologna, nel 2002, aveva già condannato la Casa di Cura a un risarcimento di quasi 26 mila euro per errata diagnosi. L'uomo aveva presentato ricorso in appello sostenendo di aver subito anche un danno morale ed esistenziale per essere stato sottoposto, tra l' altro, al test anti Hiv senza il consenso preventivo. I giudici di secondo grado avevano bocciato l'istanza ritenendo che non fossero emerse ipotesi di reato (riconoscendo che il test era stato eseguito per errore) e che il danno biologico fosse stato liquidato correttamente dal tribunale «tenendo della particolarità della fattispecie concreta: fondato timore per la propria vita, pesanti riflessi sulla serenità familiare protrattisi sino al momento della ripetizione del test».
La Cassazione - con la sentenza n. 7999 - afferma che anche la Corte di appello aveva spiegato che le stesse modalità della vicenda escludono che l'uomo «possa aver subito una permanente e significativa modificazione in peggio delle sue condizioni di vita o che si sia verificato un qualsiasi peggioramento della serenità familiare riconoscendogli invece una comprensibile, gravissima agitazione della prima settimana».

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Corte di Cassazione - Civili sezioni Unite - sentenza n. 5457/2009
Incarichi struttura complessa: vietate le discriminazioni

Secondo la procedura, il direttore generale provvede alla attribuzione degli incarichi di direzione di struttura complessa, previo avviso da pubblicare in Gazzetta Ufficiale, sulla base di una rosa di candidati idonei selezionata da una apposita Commissione.
La procedura selettiva è quella affidata alla Commissione, mentre la scelta del dirigente sanitario al quale affidare l'incarico, nell'ambito della rosa indicata, spetta al direttore generale.
Si tratta di un incarico fiduciario connotato dal fatto che la Pubblica Amministrazione - e per essa il direttore generale - agisce con i poteri del datore di lavoro privato sicché essa deve rispettare i criteri del bando e quelli legali, ma non è tenuta a motivare la propria scelta fiduciaria.
In particolare è demandato alla Commissione soltanto il compito di predisporre un elenco di candidati idonei (senza attribuzione di punteggi e senza formazione di graduatoria) da sottoporre al direttore generale, il quale conferisce l'incarico con scelta di carattere fiduciario affidata alla propria responsabilità manageriale.
Ciò non toglie che la scelta del direttore generale debba essere ispirata al criterio del buon andamento della pubblica amministrazione; però, nel contesto del lavoro pubblico contrattualizzato ed assoggettato al disciplina privatistica, il dipendente non può addurre tale criterio come obbligazione sussidiaria e strumentale rispetto alle obbligazioni che in generale sorgono per effetto dell'instaurazione di un rapporto di lavoro. Viceversa opera l'ordinario apparato di tutela del lavoro che, tra l'altro, vieta pratiche discriminatorie, sicché il dirigente al quale sia stato preferito altro candidato può dolersi, in ipotesi, del carattere discriminatorio della scelta del direttore generale o, ancora più in generale, della violazione del canone di corretta e buona fede che presidia ogni rapporto obbligatorio contrattuale.

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Corte di Cassazione - sezioni unite Civili - sentenza n. 3677/2009
Reintegrati i dirigenti pubblici revocati con atto illegittimo

Si fanno sentire i primi effetti dopo la bocciatura alla Consulta dello spoil system. I dirigenti pubblici hanno diritto a riavere il posto se l'hanno perso in seguito a una modifica della pianta organica del comune o dell'amministrazione, illegittima.
È questo il principio affermato dalle Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza n. 3677 del 16 febbraio 2009.
Nelle motivazioni il Collegio esteso ha fatto anche un altro importante chiarimento sulla giurisdizione: i cittadini e i dipendenti pubblici possono chiedere tutela davanti all'Ago quando sono stati vittima di un atto illegittimo dell'amministrazione.
In particolare, scrivono i Supremi giudici, “in caso di illegittimità, per contrarietà alla legge, del provvedimento di riforma della pianta organica del comune, con soppressione delle posizioni dirigenziali, questo deve essere disapplicato dal giudice ordinario, con conseguente perdita di effetti dei successivi atti di gestione del rapporto di lavoro, costituiti dalla revoca dell'incarico dirigenziale, non sussistendo la giusta causa per recesso ante tempus dal contratto a tempo che sorge a seguito del relativo conferimento, con diritto del dirigente alla riassegnazione di tale incarico precedentemente revocato, per il tempo residuo di durata, detratto il periodo di illegittima revoca”.

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Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 2622/2009
Disciplina del rimborso IRAP

Confermata dalla Corte di Cassazione la sentenza della Commissione Tributaria Regionale che non riteneva assoggettabile ad I.R.A.P. il professionista (medico anestesista), in quanto, risultava incontestato l'accertamento fattuale riguardante l'assenza di una sua struttura organizzata.
Il medico esercitava, la propria professione all'interno di una struttura sanitaria e su chiamata della struttura medesima e non dell'assistito.
Ha osservato la Suprema Corte che, in mancanza di una qualunque organizzazione propria, deve ritenersi che la ratio decidendi della pronuncia di secondo grado sia conforme al principio di base in materia.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 2468/2009
Test-Hiv solo con il consenso

L'art. 5, co. 3, L. 5 giugno 1990, n. 135 – secondo cui nessuno può essere sottoposto al test anti Hiv senza il suo consenso, se non per motivi di necessità clinica, nel suo interesse – deve essere interpretato alla luce dell'art. 32, co. 2, Cost., nel senso che, anche nei casi di necessità clinica, il paziente deve essere informato del trattamento a cui lo si vuole sottoporre, ed ha il diritto di dare o di negare il suo consenso, in tutti i casi in cui sia in grado di decidere liberamente e consapevolmente. Dal consenso si potrebbe prescindere solo nei casi di obiettiva e indifferibile urgenza del trattamento sanitario, o per specifiche esigenze di interesse pubblico (rischi di contagio per i terzi, od altro) che il giudice deve indicare nella motivazione.

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Corte di Cassazione - Sezione Tributaria - sentenza n. 2030/2009
IRAP ed assenza del titolare

L'esistenza di un'autonoma organizzazione, che costituisce il presupposto per l'assoggettamento ad imposizione dei soggetti esercenti arti o professioni, postula che l'attività abituale ed autonoma del contribuente si avvalga di un'organizzazione dotata di un minimo di autonomia che potenzi ed accresca la sua capacità produttiva; non è invece necessario che la struttura organizzata sia in grado di funzionare in assenza del titolare, né assume alcun rilievo, ai fini dell'esclusione di tale presupposto, la circostanza che l'apporto del titolare sia insostituibile per ragioni giuridiche o perché la clientela si rivolga alla struttura in considerazione delle sue particolari capacità”.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 1966/2009
Responsabili della sicurezza del lavoro in ospedale

Anche il direttore sanitario è tenuto al risarcimento dei danni subiti dall'infermiere addetto alla sala gessi e alla sala operatoria dell'ospedale, in conseguenza di radiazioni emesse da un apparecchio radiologico.
Allorquando l'attività pericolosa sia esercitata da un ente collettivo, pubblico o privato, risponde dei danni causati a terzi sia direttamente l'esercente, sia indirettamente e solidalmente, a titolo di concorso, ex art. 2055 c.c., comma 1, la persona fisica preposta all'esercizio in concreto dell'attività dell'ente, ossia la persona responsabile della gestione dell'attività, qual è, appunto, il direttore sanitario dell'ospedale.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 975/2009
Patologie preesistenti e colpa medica

Qualora la morte del paziente risalga, come a sua causa, alla concomitanza di una azione del medico e di fattori naturali (i quali ultimi non siano legati alla prima da un nesso di dipendenza causale) non si può accogliere la soluzione della irrilevanza di tali fattori.
A parte l'applicazione del principio di equità, ricorrono ragioni logico giuridiche le quali consentono di procedere a una valutazione della diversa efficienza delle varie concause e di escludere che l'autore della condotta umana debba necessariamente sopportare nella loro integralità le conseguenze dell'evento dannoso.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 469/2009
Può essere risarcito il danno morale

Riportandosi all'orientamento espresso dalle Sezioni Unite con la Sentenza 26972/2008, la Cassazione ha stabilito il seguenti principio di diritto: "nella fattispecie di illecito sanitario (per responsabilità aquiliana o contrattuale, nel rispetto del principio del devolutum) da cui derivi una lesione gravissima alla salute del neonato, il danno morale richiesto iure proprio dai genitori deve essere comunque risarcito come danno non patrimoniale, nell'ampia accezione ricostruita dalle SU come principio informatore della materia. Il risarcimento deve avvenire secondo equità circostanziata (art. 2056 cc), tenendosi conto che anche per il danno non patrimoniale il risarcimento deve essere integrale, e tanto più elevato quanto maggiore è la lesione che determina la doverosità dell'assistenza familiare ed un sacrificio totale ed amorevole verso il macroleso".
 

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 20/2009
Tutela di categoria per il paziente

Il paziente, considerato quale “consumatore”, può avvalersi delle disposizioni introdotte dal Legislatore a tutela della specifica categoria e ,quindi, anche di quelle norme dirette a porlo nella condizione di richiedere tutela giudiziaria là dove è per lui più agevole, ovverosia nel luogo in cui risiede.
La domanda di condanna al risarcimento del danno proposta in confronto di un medico allegando che da una prestazione da lui eseguita presso il proprio studio è derivato all'attore un danno, deve essere qualificata come domanda fondata su contratto di prestazione d'opera professionale, di cui si fa valere un adempimento inesatto.
Paziente e medico e per esso la struttura sanitaria in cui opera, assumono, pertanto, nel contratto di prestazione d'opera professionale medica, le rispettive qualità di consumatore e professionista.
Il paziente può proporre la domanda davanti al foro della propria residenza, sia stato o no il contratto di prestazione di opera professionale concluso per iscritto.

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