Corte dei Conti - Deliberazione n. 20/SEZAUT/2009/QMIG
Il Servizio Sanitario paga il costo della visita fiscale

Le visite fiscali per accertare le condizioni di salute del dipendente pubblico che ha presentato il certificato sono sempre a carico del SSN. Il dl 78/2009, che ha ribadito la regola, ha il valore di interpretazione autentica e quindi valore retroattivo e va applicato solo alle situazioni non definite. Quando a pagare sono state le pubbliche amministrazioni che hanno richiesto la visita, sulla base di un orientamento giurisprudenziale controverso, non è quindi più possibile tornare indietro.
Questa la decisione della sezione centrale delle autonomie della Corte dei Conti.

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Corte dei Conti - Sezione Autonomie - deliberazione n. 16/2009
Modalità di calcolo della spesa di personale

La Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti ha fornito, con la deliberazione n. 16 del 9 novembre 2009, importanti chiarimenti in materia di riduzione delle spese del personale, precisando che non sono da includere nel conteggio le spese per gli incentivi sulla progettazione delle opere pubbliche, quelle per i diritti di rogito al segretario comunale e quelle per gli incentivi ICI.

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Corte dei Conti - Sez. Giur. Lazio - sentenza n. 1923/2009
Illecito esercizio della libera professione del dirigente

L'art. 15-quinques del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 stabilisce per i dirigenti sanitari un rapporto di lavoro esclusivo, salvo l'esercizio di attività libero professionale nei soli casi e secondo le tipologie di cui al comma 2 di tale norma.
Nel caso di specie, a seguito di indagine della guardia di finanza, risultava acclarata sia l'attività di odontoiatra svolta presso una struttura privata sia la mancata utilizzazione dei bollettari intestati all'Ospedale pubblico fornitigli dopo la stipula dell'atto di intesa che lo autorizzava a svolgere la detta attività libero professionale intramoenia presso uno studio privato.

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Corte dei Conti - Sez. Giur. Liguria - sentenza n. 375/2009
Responsabilità di dirigente medico per danno erariale

Responsabilità di dirigente medico per danno erariale cagionato ad una Asl derivante dalla mancata emissione di ricevute fiscali a fronte di prestazioni mediche rese in regime di attività intramoenia.

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Corte dei Conti - Sez. Giur. Veneto - sentenza n. 591/2009
Specialista abusa di pazienti e risarcisce anche l'Asl

La lesione dell'immagine cagionata alla ASL assume rilievo come negativo riflesso del comportamento antidoveroso (e doloso) del sanitario specialista che, all'interno della struttura operativa, abusando di alcune sue pazienti, ha deteriorato ed offuscato il prestigio dell'amministrazione pubblica - che per definizione, deve possedere, diffondere e difendere valori di onestà, correttezza, ed affidabilità - al punto da incrinare il rapporto di fiducia tra la cittadinanza e l'istituzione, dando luogo ad un vero e proprio “danno sociale”.

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Corte dei Conti - Sez. Giur. Calabria - sentenza n. 422/2009
Responsabilità contabile per non dipendenti ASL

L'operare sempre più frequente dell'Amministrazione, anche fuori dagli schemi del regolamento di contabilità dello Stato e mediante soggetti non inseriti in seno al proprio organico, rende irrilevante il titolo in base al quale è gestito il denaro pubblico, potendo l'investimento pubblico per l'acquisto di un apparecchio diagnostico essere oggetto di rapporto di pubblico impiego o di servizio, ma anche di una concessione amministrativa ovvero di un contratto di diritto privato.
La discriminante, infatti, consiste non più nella qualità del soggetto che opera (ben potendo essere un privato), bensì nella natura del danno e degli scopi perseguiti.
Nella vicenda concreta, la proprietà pubblica del capitale utilizzato per l'acquisto di un macchinario, che di fatto rimaneva inutilizzato, fa si che, qualora le scelte del privato (legato contrattualmente con la P.A.) abbiano inciso negativamente sul modo d'essere del programma sanitario imposto dalla Pubblica amministrazione, si realizzi un danno di cui dover rispondere dinanzi al Giudice contabile.

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Corte dei Conti - Sezioni Riunite - delibera n. 27/2009
La Corte dei conti boccia i premi ai dipendenti del Ssn

La Corte dei Conti nega la certificazione positiva dell'articolo 10 dell'ipotesi di contratto per i quasi 700 mila lavoratori del Ssn, sottoscritta all'Aran il 14 maggio 2009.
Nel mirino dei magistrati contabili c'è la tormentata norma in cui si prevede che "ciascuna regione individua" una somma pari allo 0,8% del monte salari come risorse aggiuntive per finanziare "progetti innovativi".

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Corte dei Conti - Sez. Giur. Calabria - sentenza n. 241/2009
Responsabilità per omessa utilizzazione di macchine diagnostiche

È responsabile ed è tenuto a risarcire il danno causato alla Azienda Sanitaria il “primario” che, proponendo ai vertici amministrativi l'acquisto di un certo macchinario diagnostico, rendendosi partecipe di una vicenda gestionale che abbia comportato l'impiego di ingenti somme stanziate nel bilancio, lo abbia fatto omettendo una preventiva quanto attenta valutazione sulle reali condizioni di impiego del bene e, successivamente, disinteressandosi delle sorti dello stesso che rimaneva inutilizzato.
Vi è anche responsabilità del Direttore Sanitario, il quale, trattandosi di una apparecchiatura elettromedicale, aveva espresso un parere di connotazione tecnica che avrebbe dovuto essere supportato da una istruttoria prioritariamente volta ad accertare, in relazione alle caratteristiche tecnologiche, quelle che sarebbero state le concrete modalità di impiego in relazione al fabbisogno riscontrabile nella prassi sanitaria, anche in considerazione del fatto che era di sua esclusiva competenza la direzione ai fini organizzativi dei servizi sanitari che dall'acquisto dell'apparecchiatura avrebbero dovuto trarre gli auspicati vantaggi.

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Corte dei Conti - Sez. Giur. Lombardia - sentenza n. 323/2009
Mobbing nel pubblico impiego

Il termine mobbing è stato coniato agli inizi degli anni settanta dall'etologo Konrad Lorenz, per descrivere un particolare comportamento di alcune specie di animali che circondano in gruppo un proprio simile e lo assalgono per allontanarlo dal branco.
Il primo a parlare di mobbing, quale condizione di persecuzione psicologica nell'ambiente di lavoro, è stato alla fine degli anni 80, lo psicologo svedese Heinz Leymann che lo definiva come una comunicazione ostile e non etica diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo, progressivamente spinto in una posizione priva di appoggio e difesa.
Le possibili azioni traumatiche possono riguardare la marginalizzazione dell'attività lavorativa, lo svuotamento delle mansioni, il cosiddetto demansionamento del lavoratore, per isolarlo ed obbligarlo al trasferimento od alle dimissioni.
Il demansionamento costituisce sempre lesione del diritto fondamentale alla libera esplicazione della personalità del lavoratore nel luogo di lavoro, tutelato dagli artt. 1 e 2 della Costituzione ed il danno che ne deriva è suscettibile di per sé di risarcimento.
Gli studiosi in materia hanno peraltro sottolineato che l'attività “mobbizzante” può anche non essere di per sé illecita od illegittima od immediatamente lesiva, dovendosi considerare la sommatoria dei singoli episodi che nel loro insieme tendono a produrre il danno nel tempo ed in effetti l'ingiustizia del danno deve sempre essere ricercata valutando complessivamente i diversi atti, intesi come comportamenti e/o procedimenti.

La Corte dei Conti, nel caso specifico, ha ritenuto sanzionabile la condotta del dirigente per aver rivestito i tratti caratteristici della colpa grave in quanto assunta allo scopo di sanzionare la dipendente – al di fuori di un regolare procedimento disciplinare e dalle garanzie del contraddittorio previste dalla legge – in contrasto con le disposizioni in materia di mansioni nonché con i principi di trasparenza, buon andamento ed imparzialità della Pubblica Amministrazione.

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Corte dei Conti - Sez. Lombardia - sentenza n. 298/2009
Caso di corruzione di primario

La vicenda sottoposta al vaglio della Corte dei Conti, atteneva all'ipotizzato danno all'immagine patito dalla ASL per la condotta dolosa di un direttore di unità operativa nonché professore ordinario presso una Università, derivante dalla pluriennale percezione di denaro “in nero” e non dovuto - da 1.000 a 4.000 euro per ciascun episodio - dai suoi pazienti per effettuare in tempi più rapidi rispetto alla programmata calendarizzazione, interventi chirurgici in regime di convenzione con il SSN.
Lo stesso medico riconosceva in sede penale la percezione delle somme di denaro, definendole, meri “oboli” spontanei per lo “sforzo orario professionale”.
Nella ricostruzione operata dal Giudice contabile, Le condotte illecite vedevano, oltre ai pazienti concussi, un altro distinto soggetto leso, ovvero la pubblica amministrazione sanitaria, danneggiata nella sua immagine, mentre irrilevante appariva la natura del reato posto in essere (corruzione o concussione) o la qualifica giuridica all'atto della percezione di denaro in nero (pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio): ciò che in sede giuscontabile rileva è la qualifica di pubblico dipendente (e non necessariamente di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio) del convenuto e della occasionalità necessaria della percezione di somme con l'espletamento di compiti istituzionali.
La Corte dei Conti, pronunciando sentenza di condanna evidenziava, altresì, che la notorietà nazionale ed internazionale del medico, a differenza di analoghe situazioni illecite aventi come protagonisti oscuri funzionari di modesta qualifica professionale, erano idonee a rendere ancor più devastante il ritorno negativo di immagine dell'amministrazione sanitaria, che ne risultava enormemente discreditata.

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Corte dei Conti - sentenza n. 137/2009
Riduzione dell'entità del risarcimento

Se il medico si rende responsabile di danni arrecati ad un paziente a titolo di colpa grave può essere chiamato a risarcire l'ASL per il danno erariale subito da quest'ultima.
La Corte dei Conti, tuttavia, nel caso specifico, ha ritenuto che, in considerazione delle indubbie difficoltà dell'intervento operatorio, delle caratteristiche che lo hanno contrassegnato, apparisse equo ridurre l'addebito nei confronti dei medici.
La situazione di maggior rischio derivante, in alcuni settori di azione dei pubblici poteri, dall'esercizio di attività potenzialmente di danno, può essere posta a fondamento dell'esercizio del potere riduttivo dell'addebito cosicché, nel caso, è stato confermato l'esercizio di detto potere riduttivo valutando, comunque, la rischiosità della professione medica.

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Corte dei Conti - Sezione I appello - sentenza n. 134/2009
Risarcimento da mancata visita domiciliare

Assolto il medico dalla contestazione di danno da disservizio e danno alla immagine della ASL per il ritenuto illegittimo rifiuto di una visita domiciliare in favore di un paziente minore affetto da stati febbrili.
La Corte dei Conti - Sezione Giurisdizionale Centrale - ha confermato il giudizio assolutorio reso in primo grado ove si sottolineava: 
- che fin dalla prima chiamata telefonica ricevuta, il medico ha potuto avere chiaro che il bambino fosse stato già visitato il giorno precedente dal pediatra che ordinariamente lo seguiva, deponendo in tal senso l'annotazione sul registro delle chiamate, cosicché sussisteva già un elemento di rassicurazione circa l'effettiva non gravità della patologia sofferta;
- che il disappunto manifestato dalla madre del paziente emergeva non all'atto del diniego di intervento domiciliare, bensì a fronte dell'indicazione di assunzione di un farmaco inalatorio del quale era sprovvista in casa e che riteneva fosse la stessa guardia medica a doverle recapitare, con evidente fraintendimento circa le prestazioni che detto servizio deve fornire agli assistiti;
- che in nessuna delle due occasioni di contatto telefonico tra i genitori e la guardia medica venne mai fornito l'indirizzo presso il quale – eventualmente – l'intervento sarebbe dovuto essere effettuato, così da rendere non censurabile la condotta del sanitario neppure sotto il profilo della mancata ricerca di uno dei colleghi già in visita, per inviarlo anche presso i richiedenti non appena ritornasse libero.

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Corte dei Conti - Sez. Giur. Calabria - sentenza n. 101/2009
Legittimità degli incarichi esterni ASL

Vi è un principio basilare nel nostro ordinamento, da lungo tempo unanimemente riconosciuto dalla giurisprudenza contabile in virtù del quale ogni ente pubblico, dallo Stato all'ente locale, deve provvedere ai propri compiti con la propria organizzazione ed il proprio personale. Detto principio trova in realtà il suo fondamento non solo nel canone costituzionale di buona amministrazione di cui i principi di efficacia ed economicità dell'azione amministrativa costituiscono fondamentale emanazione; ma anche nella considerazione che - atteso che ogni ente pubblico ha una sua organizzazione e un suo personale - è con questa organizzazione e con questo personale che deve attendere alle sue funzioni.
Tuttavia, la possibilità di far ricorso a personale esterno [esternalizzazione] è ammessa nei limiti e alle condizioni in cui la legge lo preveda, od anche quando non sia possibile provvedere altrimenti ad esigenze eccezionali ed impreviste, di natura transitoria.
È dato cogliere un principio di fondo che disciplina tutta la materia: il conferimento di incarichi all'esterno, in qualunque delle ipotesi ricostruite dalla Corte dei Conti ed esattamente evidenziate in sentenza, è possibile solo allorquando nell'ambito della dotazione organica non vi sia personale qualitativamente competente ad affrontare problematiche di particolare complessità od urgenza.

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Corte dei Conti - sede giurisdizionale per la Campania - sentenza n. 12/2009
Indennità non dovute? Rimborsa il vertice Asl

Se gli infermieri della Asl percepiscono l'indennità di rischio senza averne titolo, i vertici aziendali devono restituire i soldi allo stato pagando di tasca loro. E' successo a Caserta, dove alcuni direttori generali, amministrativi e responsabili della gestione delle risorse umane della Asl Caserta 1 sono stati condannati dalla Corte dei conti a rimborsare all'erario circa 620mila euro.

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Corte di Conti - Veneto - parere n. 6/2009
Contratti integrativi leggeri per risparmiare sul personale

Ridurre la spesa per la contrattazione integrativa è la ricetta per rispettare i nuovi limiti ai costi del personale, previsti dalla legge n. 133/2008.
È perentoria la Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per il Veneto, nell'affermare, con il parere 14 gennaio 2009, n. 6, la necessità, per le amministrazioni locali, di assicurare la riduzione delle spese di personale con specifico riferimento alla contrattazione decentrata.

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