Corte dei Conti - sezione giurisdizionale Calabria - sentenza n. 1001/2008
Arbitrio nominando il direttore di distretto

L'ASL avrebbe dovuto applicare, per il conferimento dell'incarico di direttore di distretto, la procedura selettiva di cui all'art. 15-ter d.lgs. 502/92, in cui la scelta del direttore generale costituisce solo l'ultima sequenza di una procedura complessa.
La necessità di siffatta selezione assicura che la discrezionalità del direttore generale non sconfini in arbitrio.
La Corte dei Conti accertava la sussistenza nel caso specifico di un atteggiamento di grave disinteresse del Direttore Generale nell'espletamento delle proprie funzioni, di negligenza massima, di deviazione dal modello di condotta connesso ai propri compiti, senza il rispetto delle comuni regole di comportamento e senza l'osservanza di un minimo grado di diligenza.
Il Collegio, concordando con la parte attrice sul fatto che non poteva esservi dubbio che il comportamento del D.G. rivestisse i connotati della colpa grave, se non addirittura del dolo contrattuale, pronunciava sentenza di condanna al risarcimento del danno arrecato alla Azienda Sanitaria.

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Corte dei Conti - sezione Lazio - sentenza n. 1951/2008
Privati assogettabili a giudizio contabile

È da riconoscersi la giurisdizione della Corte dei Conti per i danni erariali e all'immagine su soggetti giuridici privati che, per essere inseriti nell'iter procedimentale di un'attività perseguente fini ed interessi pubblici, sono da considerarsi astretti da un rapporto di servizio in senso lato alla Pubblica Amministrazione e, quindi, essendo destinatari di risorse pubbliche, vengono ad essere assoggettati alla giurisdizione contabile.
Nel caso di specie, è apparso indubitabile, infatti, alla Corte dei Conti, che la società che aveva come finalità statutaria quella di gestire case di cura fornitrici di prestazioni sanitarie in regime di accreditamento, soddisfava ampiamente interessi della collettività con l'utilizzo di contribuzioni pubbliche, determinando così l'inserimento funzionale del soggetto fornitore nel procedimento amministrativo deputato alla soddisfazione di quegli interessi.

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Corte dei Conti - Sezione Friuli Venezia Giulia - sentenza n. 346/2008
Pubblica amministrazione: assenteismo configura danno patrimoniale

In tema di doppio lavoro (barista) svolto da dipendente pubblica durante l'assenza per malattia.
L'assenza dal servizio per malattia e lo svolgimento, nello stesso periodo, di un'altra attività lavorativa determinano l'insorgere di responsabilità amministrativa perché si arreca un danno patrimoniale alla propria amministrazione con una condotta dolosa. La responsabilità va commisurata al compenso indebitamente percepito e si aggiunge alle sanzioni penali e a quelle disciplinari

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Corte dei Conti - Sezione I App. - sentenza n. 393/2008
Giudizio di responsabilità - Consulenze esterne - Legittimità - Requisiti

I criteri per la legittimità del conferimento di incarico di collaborazione esterna consistono nella necessità di conoscenze ed esperienze eccedenti le normali competenze, nella specificità, nella temporaneità, nella non continuatività, nella sussistenza specifiche problematiche già individuate al momento del conferimento dell'incarico, nella ragionevolezza della durata e nella congruità del compenso.

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Corte dei Conti - Prima sezione giurisdizionale - sentenza n. 395/2008
Intramuraria durante l'orario di servizio

Licenziamento e risarcimento del danno a carico del dirigente medico ritenuto responsabile di reiterate violazioni al divieto di svolgimento di prestazioni aggiuntive in regime di libera professione intramuraria durante l'orario di servizio istituzionale.
Emergeva nel corso del giudizio che il sanitario aveva effettuato prestazioni aggiuntive durante l'orario di servizio, in espressa violazione delle disposizioni e delle norme di legge e di contratto nonché delle disposizioni regolamentari interne dell'Azienda che imponevano di effettuare timbrature che evidenziassero l'inizio e la fine (cc.dd. “stimbrature”) della prestazione aggiuntiva.
La sovrapposizione delle due attività aveva prodotto una sottrazione di 450 ore alla attività ordinaria e l'effettuazione di 1559 interventi in ALPI.

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Corte dei Conti - sezione Liguria - sentenza n. 460/2008
Responsabilità del dirigente asl per svolgimento di lavoro privato in orario di ufficio

Pur non rappresentando l'osservanza dell'orario di servizio da parte del dirigente l'obbligazione precipua del rapporto di lavoro, ma lo strumento preordinato al raggiungimento degli obiettivi, per il cui conseguimento può essere richiesto anche un impegno lavorativo eccedente le 38 ore settimanali, senza alcuna retribuzione aggiuntiva, “nondimeno le 38 ore settimanali costituiscono l'orario minimo che il Dirigente ha l'obbligo di osservare”.
Né è possibile operare alcuna compensazione, come pure è stato ritenuto in sede penale per motivare l'assoluzione, tra le assenze ingiustificate dal luogo di lavoro e le ore che risultano prestate come straordinario; ciò in quanto nell'ambito di un rapporto di lavoro, che è di lavoro dipendente anche quando il lavoratore ha una qualifica dirigenziale, la prestazione non può essere resa in funzione delle proprie esigenze private, ma deve essere resa secondo l'orario di servizio contrattualmente previsto in considerazione delle sole esigenze dell'Amministrazione e delle necessità degli utenti del servizio.
Risulta fondata, pertanto, l'avanzata domanda di risarcimento del danno patrimoniale cagionato all'Azienda per non avere reso la propria prestazione, assentandosi ingiustificatamente dal luogo di lavoro, ove risultava essere formalmente presente, per attendere ad esigenze di carattere personale.

 

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Corte dei Conti - sezione Sicilia - sentenza n. 2090/2008
Omesso versamento intramoenia

In caso di mancata acquisizione da parte dell'ASL di entrate percepite dal dirigente medico in ordine all'attività in regime “intramoenia” per aver comunicato un numero di visite inferiore a quelle realmente effettuate, vi è responsabilità del sanitario.
Tuttavia avendo questi rifuso integralmente le somme omesse - che costituivano il danno contestatogli - ancorché fosse pendente il giudizio, dovrà pronunciarsi una sentenza che tenga conto non solo della originaria sussistenza dell'interesse ad agire, ma anche della sua permanenza fino al momento della decisione, e quando esso sia venuto meno in pendenza di fatti sopravvenuti, la pronuncia dovrà dare atto – in favore del medico ravvedutosi – della cessata materia del contendere.

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Corte dei Conti - Lombardia Sez. contr. - deliberazione n. 57/2008
Contratto di assicurazione - art. 21 CCNL 2002-2005

A seguito dell'entrata in vigore dell'art. 3, comma 59, della legge n. 244/2007 (finanziaria 2008), non è possibile estendere alla colpa grave la copertura assicurativa di un rischio principale (colpa lieve) posto legittimamente a carico dell'ente stipulante, e ciò anche se il premio per tale estensione è a carico degli organi (amministratori e dipendenti) interessati. Per la copertura di tali rischi, dovranno essere conclusi separati contratti direttamente tra la compagnia e i singoli soggetti, con oneri economici a carico di questi ultimi.

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Corte dei Conti - Sezione Basilicata - Sentenza n.91/2008
L'Asl non paga la polizza, il medico risparmia.

La mancanza di copertura assicurativa per la rata non corrisposta in tempo costringe la Asl a pagare in proprio, ma salva il medico da responsabilità erariale, consentendogli di “risparmiare” sul risarcimento dovuto. “Una volta che l'azienda sanitaria si era determinata a stipulare la polizza, appare indubbio che le finanze aziendali non avrebbero subito un pregiudizio economico”, riferisce la Corte dei Conti – Sezione Basilicata - nella decisione n.91 depositata il 1 aprile 2008.

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Corte dei Conti - Sez. Giur. Lazio - sentenza n. 634/2008
Responsabilità amministrativa e contabile Asl

Non sussiste la responsabilità del direttore generale, del direttore sanitario e del direttore di un dipartimento materno di una ASL per i danni subiti a causa dell'interruzione dell'assistenza infermieristica ad un minore affetto da problemi respiratori presso un istituto scolastico da lui frequentato; peraltro, in assenza di una norma che imponeva di disporre a favore del minore una costante assistenza sanitaria (medica o infermieristica), i convenuti hanno adempiuto a quello che era il loro obbligo primario, quello cioè di valutare le condizioni di salute del bambino al fine di accertare se sussistevano i presupposti per la regolare frequenza scolastica (nella specie, il monitoraggio adottato dalla ASL nei primi quindici giorni di scuola del piccolo, era inteso proprio a capire se sussistevano le condizioni per permettere al bambino di frequentare proficuamente l'istituto scolastico).

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Corte dei Conti - Sezione Puglia - Sentenza n. 56/2008
Esame radiografico ritardato: medico condannato per danno erariale

Per configurare ipotesi di responsabilità a carico del medico, non basta che il comportamento sia stato riprovevole in quanto non rispondente perfettamente alle regole della scienza e dell'esperienza, ma è necessario che il medico, usando la dovuta diligenza, abbia potuto prevedere e prevenire l'evento verificatosi. Perché, quindi, possa parlarsi di responsabilità per colpa grave si deve accertare che si siano verificati errori non scusabili per la loro grossolanità o l'assenza delle cognizioni fondamentali attinenti alla professione ovvero il difetto di quel minimo di perizia tecnica che non deve mai mancare in chi esercita la professione sanitaria e, comunque, ogni altra imprudenza che dimostri superficialità e disinteresse per i beni primari affidati alle cure di prestatori d'opera.

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Corte dei Conti - sezione Liguria - sentenza n. 143/2008
Timbratura del cartellino e rispetto dell'orario minimo di servizio del dirigente di struttura complessa

Nell'ambito di un rapporto di lavoro dipendente anche quando il lavoratore ha una qualifica dirigenziale, la prestazione non può essere resa in funzione delle proprie esigenze private, ma deve essere resa secondo l'orario di servizio contrattualmente previsto o preventivamente pianificato in relazione alle esigenze dell'Amministrazione e correlato alle prestazioni degli altri dirigenti sottoposti. In assenza di accordo scritto, l'unica prassi condivisa dall'Azienda e mai contestata dalla stessa era quella per cui anche il dirigente di struttura complessa era tenuto a timbrare il cartellino con indicazione esatta dell'inizio e della fine della prestazione lavorativa nella struttura e con rilevazione delle ore prestate in eccedenza rispetto all'orario di 38 ore. E la rilevazione delle ore di straordinario conferma la sussistenza di un orario ordinario minimo da osservare, in assenza del quale non sarebbe neppure configurabile lo straordinario.

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Corte dei Conti - Sezione giurisdizionale del Lazio - Sentenza n. 109/2008
Condanna per i medici che percepivano normale retribuzione anche per le ore di visite private intramoenia

vanno condannati, sussistendo il dolo, i medici in regime di intramoenia per la quota di danno relativa alla retribuzione percepita durante le ore in cui hanno svolto attività privata, ognuno per la quota relativa nonché per la voce di danno da disservizio generato dal comportamento poco consono ai doveri d'ufficio tenuto dagli stessi medici ed individuabile - quanto meno - nella distrazione di detti medici dai doveri di servizio cui erano tenuti per rapporto contrattuale con l'Azienda

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Corte dei Conti Sezione Giur. Sicilia - sentenza n. 238
OmOmissione dei dovuti approfondimenti terapeutici: gravità della colpa medica

La colpa grave del medico è esclusa quando questi debba risolvere problemi diagnostici e terapeutici di difficile soluzione, in presenza di quadro patologico complesso e passibile di diversificati esiti, ovvero si trovi nella necessità di agire in una situazione di emergenza o di urgenza, e la sua scelta nel caso concreto appaia comunque ragionevole avuto riguardo alle conoscenze scientifiche e alla prassi medica. Al contrario, la colpa è grave quando non si presenti una situazione emergenziale, o quando il caso non implichi problemi di particolare difficoltà, ovvero ancora quando, come nel caso in esame, il medico abbia completamente omesso di compiere un'attività diagnostica e terapeutica routinaria, atta a scongiurare determinate complicazioni. Il parametro più congruo per valutare il comportamento del medico deve incentrarsi sul livello di diligenza da lui impiegato nello scegliere discrezionalmente mezzi e modi suggeriti dalla scienza medica in relazione alla gravità della patologia riscontrata al paziente. Occorre, in buona sostanza, verificare se il medico abbia usato il metodo operativo più adatto al caso concreto ed alle circostanze contingenti. Nel caso di specie era possibile diagnosticare la patologia.

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