Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 25837/2007
"Giusta retribuzione" anche nel pubblico impiego

Le Sezioni Unite hanno affermato che il principio di proporzionalità e sufficienza della retribuzione, di cui all'art. 36 Cost., deve trovare integrale applicazione - senza sbarramenti temporali di alcun genere - pure nel settore del pubblico impiego privatizzato, sempre che le superiori mansioni assegnate – che possono riguardare anche una qualifica di ben due livelli superiori a quella di inquadramento - siano state svolte, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, nella loro pienezza.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 25267/2007
Licenziamenti per aver "sviato" i pazienti dalle strutture pubbliche.

La suprema Corte ha confermato il licenziamento di alcuni medici per aver indirizzato le pazienti “rivoltesi all'ospedale pubblico a una clinica privata, ove poi venivano eseguiti gli interventi chirurgici, prospettando l'impossibilità di eseguirli nella struttura pubblica per mancanza di posti”.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 24045/2007
Rimozione del direttore amministrativo dell'ASL

La mancata sottoscrizione di una specifica convenzione contrattuale da parte del direttore generale di una ASL e del direttore amministrativo da lui nominato non determina nullità, per vizio di forma, del contratto di lavoro del direttore amministrativo, ove sussista il previsto atto di nomina seguito dall'immissione delle funzioni e dallo svolgimento dell'incarico. Per quanto concerne i direttori generali, i direttori amministrativi ed i direttori sanitari della ASL, la legge disciplina in maniera penetrante sia il contenuto dei rapporti, sia i requisiti sostanziali e formali degli atti relativi alla nomina, conferma e revoca, ponendo l'accento sugli atti unilaterali di nomina, revoca ecc. (D.Lgs. 502/1992, art. 1 e segg., e successive modificazioni).
Per cui non sussistono, ai fini della conclusione del contratto, quelle esigenze formali richiamate dalla giurisprudenza che richiede la redazione e sottoscrizione di un unico atto da parte del legale rappresentante della P.A. e del professionista, sulla scorta di principi desunti del R.D. 2440/1923, artt. 16 e 17.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 23480/2007
Scelta in buona fede del primario

Dal carattere fiduciario della scelta, che, a livello normativo, trova un adeguato bilanciamento nella responsabilità manageriale, si desume con chiarezza l'inesistenza di un dovere di motivazione comparativa tra i diversi aspiranti, il che vale a togliere ogni rilievo, nel caso specifico, al fatto che l'atto di nomina del prescelto sia stato accompagnato dalle indicazioni delle specifiche ragioni che hanno indotto a dargli la preferenza sugli altri aspiranti. Infatti, tale circostanza, di per sé non dimostra che l'amministrazione abbia preventivamente autolimitato il proprio potere negoziale - il cui esercizio, di regola e salva previsione specifica, non richiede motivazione- e si sia assunta un obbligo in tal senso già nella fase di scelta del dirigente sanitario di struttura complessa, come pure avrebbe potuto fare, esponendosi così ad un sindacato giurisdizionale, che, di regola ristretto al controllo di legittimità sull'osservanza delle procedure previste previa pubblicità del posto da ricoprire, corretta composizione della commissione, valutazione di idoneità, scelta nell'ambito della rosa proposta -, si estende in tal caso alla motivazione, limitatamente all'osservanza dei criteri di correttezza e buona fede.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 23078/2007
Onaosi: versamento a carico del datore di lavoro

A carico degli enti pubblici legalmente riconosciuti sussiste l'obbligo di provvedere, mediante ritenuta diretta, a prelevare il contributo obbligatorio dagli emolumenti erogati ai sanitari dipendenti, riversandolo all'ONAOSI. L'importo della somma da versare viene quantificato in base all'estratto esecutivo del ruolo dei sanitari, il cui invio ha l'effetto di costituire l'ente pubblico debitore dell'intero ammontare nei confronti della menzionata Opera, nonché di legittimare la ritenuta nei confronti dei sanitari iscritti.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 23062/2007
Svolgimento di incarichi temporanei

Il divieto imposto dal DPR 484/1996, art. 4, applicabile ratione temporis alla fattispecie, per cui non è possibile che uno stesso sanitario sia titolare di due distinti incarichi a tempo indeterminato, in particolare che possa essere convenzionato sia come medico di base che come pediatra, viene derogato, almeno parzialmente, per la continuità assistenziale, ossia per i servizi di guardia medica che debbono essere comunque assicurati per garantire in ogni momento l'assistenza medica per i casi di emergenza, e che, pur se obbiettivamente gravosi (se non altro per l'obbligo del sanitario di tenersi a disposizione degli assistiti) non interferiscono come tempi con le prestazioni ordinarie di un rapporto convenzionato.
Le parti hanno stabilito, così, che questi incarichi di continuità assistenziale possano essere conferiti anche ai medici incaricati a tempo indeterminato per la medicina generale o per la pediatria di libera scelta, ma soltanto in quanto, e fino a quando, hanno in carico un numero di ridotto assistiti cui assicurare l'assistenza medica o pediatrica di base.
Nelle ipotesi di azioni risarcitorie intraprese dal medico che si ritenga danneggiato dalla illegittima applicazione di un siffatto sistema, è a suo carico l'onere della prova.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 23061/2007
Licenziamento del dirigente in prova

La motivazione del recesso, proprio per la sua funzione di dimostrare che il licenziamento non è dovuto a ragioni estranee all'esito dell'esperimento può essere sintetica e non richiede la specificità necessaria per un licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo.
Una volta però che il prestatore non assunto in via definitiva contesti quella motivazione il datore di lavoro deve integrarla opportunamente fornendo l'indicazione specifica e completa delle ragioni della decisione assunta.
Come criterio generale quando la contrattazione collettiva stabilisce una durata del periodo di tempo rapportata ad una unità di tempo (a mesi, a settimane, ecc.) si deve ritenere che rientrino nel periodo stesso, e non ne sospendano la decorrenza, i giorni di mancata prestazione del lavoro per ragioni che rientravano nel normale svolgimento del rapporto e che perciò erano conosciute a priori, quali le festività ed i riposi settimanali, e che invece vadano esclusi, e comportino il prolungamento del periodo di prova, i giorni di mancata prestazione per eventi non prevedibili al momento della stipulazione del contratto di lavoro in prova, quali le malattie, gli infortuni, la gravidanza, il puerperio, i permessi, lo sciopero, ecc.
Nel caso di specie la contrattazione collettiva fa riferimento innanzi tutto al criterio del servizio effettivamente prestato.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 21018/2007
L'esposizione al rischio radiologico negli ospedali
La Legge, riconosce le ferie aggiuntive e l'indennità di rischio radiologico ai tecnici sanitari di radiologia medica ed ai medici specialisti di radio-diagnostica, radio-terapia e medicina nucleare; e le riconosce altresì a "quanti svolgono abitualmente la specifica attività professionale, in "Zona controllata", intendendo per "Zona controllata", il luogo in cui esiste una sorgente di radiazione ionizzante e in cui persone esposte possono ricevere una dose di radiazione superiore e 1,5 rem all'anno, quest'ultima unità di misura sostituita dal sievert, equivalente a 100 rem. Ne discende che a differenza dei tecnici e medici appartenenti alle strutture di radiologia, per i quali elemento costitutivo della fattispecie dei due diritti è appunto la predetta qualità e la predetta appartenenza, per gli altri dipendenti sono richieste l'esecuzione della loro specifica attività professionale in zona controllata e l'abitualità della esecuzione medesima con onore della prova a loro carico.
 
Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 18847/2007
Efficacia vincolante dell'accordo tra azienda e sindacati sulle incentivazioni

L'accordo fra Azienda ed Organizzazioni Sindacali avente ad oggetto il regime delle incentivazioni non può essere travolto da un atto unilaterale del Direttore del dipartimento. Dandosi atto che, nel caso specifico, l'accordo prevedeva espressamente che il fondo costituito ai sensi dell'art. 46 del CCNL era destinato, nella misura del 20%, ad essere attribuito alla Direzione Generale per la ripartizione tra progetti obiettivi, non si spiega in qual modo e in forza di quali poteri una nota del direttore dei Dipartimento potesse superare e modificare l'accordo medesimo.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 16148/2007
Mobbing: responsabilità del datore di lavoro

L'azienda risponde del mobbing orizzontale. Deve sempre predisporre tutte le misure idonee per preservare l'ambiente di lavoro. L'azione di risarcimento del danno può essere chiesta, dal lavoratore mobbizzato, entro dieci anni che decorrono da quando si è manifestato il danno e non da quando sono iniziate le vessazioni.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 10547/2007
Dequalificazione mansioni

In caso di assegnazione di mansioni inferiori alla qualifica di appartenenza, qualora sussista una situazione di dequalificazione di mansioni, il lavoratore non può sospendere in tutto od in parte la propria attività lavorativa, se il datore di lavoro assolve  a tutti gli altri propri obblighi (pagamento della retribuzione, copertura previdenziale e assicurativa, garanzia del posto di lavoro), potendo una parte rendersi inadempiente soltanto se è totalmente inadempiente l'altra parte; ciò non può accadere se  vi sia contestazione e controversia solo su una delle obbligazioni a carico di una delle parti, obbligazione peraltro non incidente sulle immediate esigenze vitali del lavoratore.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 8596/2007
Mansioni inferiori per contratto

La contrattazione collettiva può introdurre meccanismi convenzionali di mobilità orizzontale prevedendo, con una apposita clausola, la fungibilità tra mansioni rientranti nella stessa qualifica contrattuale (o area) anche per sopperire a situazioni di crisi aziendali. E' questo il principio che, seppur non espresso in maniera esplicita, si può trarre dalla lettura della motivazione della sentenza n. 8596 del 5 aprile 2007.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 3920/2007
E' illegittimo il licenziamento di un dirigente se l'incarico è già scaduto

E' illegittimo il licenziamento senza giusta causa di un lavoratore il cui incarico di dirigente è formalmente scaduto anche se, di fatto, continua a esercitare le stesse mansioni. In questi casi non opera il principio secondo cui i vertici aziendali possono essere licenziati senza particolari garanzie. Con sentenza 3920 depositata il 20 febbraio 2007, la Cassazione ha respinto il ricorso di un clinica privata che aveva licenziato un primario con incarico provvisorio, quando questo era scaduto.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 2639/2007
Licenziamento giustificato del dirigente responsabile di P.O.

Sospendere le accettazioni, dimettere pazienti e chiudere formalmente il reparto anche solo per 24 ore rappresenta, tenuto conto del tipo di servizio reso (nella fattispecie a pazienti psichiatrici), un provvedimento estremo che, alla luce delle circostanze di fatto non trova adeguata giustificazione nelle sia pur oggettive condizioni di difficoltà e di disagio del personale.
Il responsabile licenziato avrebbe dovuto adottare tutte le misure alternative possibili e, comunque, non poteva legittimamente allontanarsi dal servizio determinando una situazione di difficoltà per altri servizi ed organi dell'Azienda sanitaria.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 2233/2007
Diversità di disciplina del recesso nel rapporto dirigenziale privato e pubblico

Il dirigente pubblico che non raggiunge gli obiettivi previsti nel suo incarico, diversamente dal dirigente privato, non incorre necessariamente nel licenziamento, ma in base alla gravità del caso, si può imbattere in tre diversi sbocchi graduati, tutti causali: l'impossibilità di rinnovo dell'incarico, la revoca dello stesso o il recesso dal rapporto di lavoro.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 1333/2007
Le assenze per malattia professionale non entrano nel periodo di comporto

Non concorrono a superare il “periodo di comporto” le assenze del lavoratore per malattia comunque imputabile alla responsabilità del datore di lavoro, come nei casi in cui l'infermità dipenda dalla nocività delle mansioni e dell'ambiente di lavoro che il datore di lavoro abbia omesso di prevenire o eliminare, in violazione dell'obbligo di sicurezza o di specifiche norme. L'onere di provare il nesso causale tra malattia e le mansioni espletate ricade però sul lavoratore. Perchè sia affermata la responsabilità del datore di lavoro per mancato rispetto dell'obbligo di prevenzione di cui all'articolo 2087 codice civile, è inoltre necessario che l'evento dannoso sia riferibile a sua colpa.

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