Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 23549/2006
Non si può ottenere giudiziariamente l'incarico di direttore di struttura complessa

L'incarico di direttore di struttura complessa, tra i candidati dichiarati idonei dalla commissione, è atto negoziale fiduciario; pertanto  la scelta stessa non deve essere motivata, trovando il sistema coerenza nella verifica dei risultati e nei provvedimenti conseguenti.
Il sindacato giurisdizionale sulla scelta è limitato al controllo di legittimità sull'osservanza delle procedure previste, e cioè che vi sia stata previa pubblicità del posto da ricoprire, che la commissione sia correttamente composta, che vi sia stata la valutazione di idoneità della commissione, e che la scelta sia avvenuta nell'ambito della rosa proposta.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 19430/2006
Medici in extramoenia: trattenuta legittima anche in assenza di strutture interne

La ritenuta del 15% dell'indennità di tempo pieno deve essere applicata ai medici che esercitano attività libero-professionale extra-moenia anche nell'ipotesi in cui le aziende ospedaliere siano state inadempienti rispetto all'obbligo di predisporre le strutture necessarie allo svolgimento, all'interno dei presidi ospedalieri, dell'attività libero-professionale.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 13454/2006
Mantenimento in servizio fino al compimento di 70 anni

Il medico “primario ospedaliero” ha diritto ad essere mantenuto in servizio fino al compimento del settantesimo anno di età.
L'art. 15 nonies, del D.Lgs. n. 502 del 1992, va interpretato nel senso che, presentata la domanda di proroga dell'attività nel 1997 ed essendo in possesso dei requisiti prescritti, il "beneficio" deve considerarsi acquisito, con la proroga del servizio oltre il compimento del 65 anno di età.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 9056/2006
Il dirottamento delle analisi non costituisce sempre un illecito disciplinare

Il medico dipendente, conserva indubbiamente l'obbligo di indirizzare i suoi pazienti presso il laboratorio del suo datore di lavoro; nel contempo, come medico ha l'obbligo giuridico e morale di indirizzare i suoi pazienti a strutture che assicurino indagini accurate e tempestive.
Nel conflitto tra i due doveri non è dubitabile che debba prevalere il secondo dovere sul primo, non essendo comparabile l'interesse economico, che sottende al diritto del datore di lavoro, con il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, dei pazienti.
Solo il sistematico sviamento della clientela può rappresentare una violazione del dovere di fedeltà da parte del medico dipendente, ma ciò deve essere corroborato in sede giudiziaria dalla prova sui singoli casi.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 6260/2006
No all'indennizzo per arricchimento senza causa al medico che assiste i pazienti oltre il limite del Ssn

L'arricchimento senza causa della P.A., che giustifica ai sensi dell'art. 2041 c.c. l'erogazione di un indennizzo in favore del soggetto privato depauperato, deve consistere nell'acquisto di un bene o di una somma di denaro o, se trattasi di un pubblico servizio, in un miglioramento dello stesso oppure nel mantenimento della sua qualità con una spesa minore. Ne consegue che non ha diritto all'indennizzo ex art. 2041 cod.civ. il medico convenzionato con il Ssn che abbia assistito pazienti in un numero eccedente rispetto a quello previsto dall'accordo nazionale di cui all'art. 48, legge 833/1978, in quanto con il superamento del limite massimo consentito dalla legge si è posto in condizione di non poter assicurare a ciascun paziente il livello minimo qualitativo, oltre che quantitativo, di assistenza che gli è dovuto.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4774/2006
Mobbing. La prova del risarcimento spetta al lavoratore

Con un'importante decisione, la Corte individua i connotati della condotta datoriale idonei ad integrare l'illecito del datore di lavoro nei confronti del lavoratore, consistente nell'osservanza di una condotta protratta nel tempo e con le caratteristiche della persecuzione finalizzata all'emarginazione del dipendente, cosiddetto “mobbing”, affermando che può realizzarsi con comportamenti datoriali, materiali o provvedimentali, indipendentemente dall'inadempimento di specifichi obblighi contrattuali o dalla violazione di specifiche norme attinenti alla tutela del lavoratore subordinato. Per la Corte, la sussistenza della lesione del bene protetto e delle sue conseguenze deve essere verificata considerando l'idoneità offensiva della condotta, che può essere dimostrata, per la sistematicità e durata dell'azione nel tempo, dalle sue caratteristiche oggettive di persecuzione e discriminazione, risultanti specificamente da una connotazione emulativa e pretestuosa.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4434 del 28 febbraio 2006
Al medico di guardia medica non spetta il compenso aggiuntivo oltre il tetto delle 104 ore

In tema di compenso aggiuntivo per i medici convenzionati con il Ssn, la previsione di un tetto massimo di ore nella base di calcolo alla stregua delle fonti attributive del relativo diritto – l'art. 58, comma 4, DPR 484/1996 e l'art. 17, comma 1, lett. d), DPR 41/1991 – non è in contrasto con il precetto di cui all'art. 36 Cost., che si riferisce soltanto al rapporto di lavoro subordinato e non è applicabile con riguardo a prestazioni d'opera professionale autonoma, ancorché svolta nell'ambito di un rapporto di parasubordinazione, né con i criteri direttivi fissati dall'art. 8, comma 1, lett. d), d.lgs. 502/1992, nel testo vigente “ratione temporis”, in ordine ai contenuti della formazione secondaria costituita dagli accordi sindacali da recepire nei decreti presidenziali.

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