Corte d'Appello di Genova - sentenza del 7 novembre 2005
Non è confessione stragiudiziale l'anamnesi raccolta in occasione del ricovero in casa di cura

Non può essere riconosciuto all'anamnesi raccolta in occasione del ricovero in casa di cura, valore di confessione stragiudiziale, utilizzandola per superare i dati documentali, in presenza di espressa contestazione. Se è vero che solitamente i dati anamnestici vengono esposti dai medici in ordine cronologico, è altresì vero che essi vengono riportati sulla base delle dichiarazioni del paziente, che possono non essere caratterizzate da altrettanta precisione, ed essere dal paziente stesso esposte anche in modo impreciso, disordinato o confuso, mentre è altresì dato notorio di esperienza che tali dichiarazioni non vengono abitualmente rilette al paziente.

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Corte d'Appello di Roma - sentenza dell'11 ottobre 2005
Dequalificazione professionale

Spetta anche il danno morale al dirigente medico che ha subito una dequalificazione professionale.

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Corte d'Appello di Roma - sentenza del 14 giugno 2005
Medico di reparto licenziato: condizioni per il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato

In applicazione del generale principio di cui all'articolo 2697 cc, grava su colui che agisce per far valere i diritti nascenti da un rapporto di lavoro subordinato, fornire la prova della sussistenza dello stesso, ove sul punto vi sia contestazione, posto che qualsiasi prestazione, economicamente rilevante, può essere resa sia sotto forma di lavoro autonomo, che di lavoro subordinato. Al fine di assolvere l'onere relativo, occorre specifica prova dell'elemento costitutivo essenziale della subordinazione, la cd eterodirezione della prestazione lavorativa, ovvero la soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro.

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Corte d'Appello di Napoli - sentenza dell'11 febbraio 2005
Responsabilità per "culpa in vigilando"

In tema di responsabilità per culpa in vigilando e con riferimento ai danni patiti dalle persone affidate alla sorveglianza, è posta dal legislatore a carico delle persone preposte alla sorveglianza una presunzione di responsabilità, che può essere superata soltanto con la dimostrazione di avere esercitato la sorveglianza sugli internati con una diligenza diretta ad impedire il fatto, cioè quel grado di sorveglianza correlato alla prevedibilità di quanto può accadere; con la conseguenza che, ove manchino anche le più elementari misure organizzative per mantenere la disciplina tra gli stessi, non si può invocare quella imprevedibilità del fatto, che invece esonera da responsabilità soltanto nelle ipotesi in cui non sia possibile evitare l'evento, nonostante la sussistenza di un comportamento di vigilanza adeguato alle circostanze.

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Corte d'Appello di Bologna - sentenza del 7 gennaio 2005
I casi in cui il medico, in attività presso una casa di cura, può ragionevolmente richiedere il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato

Poiché l'attività di direzione di un reparto di una casa di cura può essere oggetto sia di un rapporto di lavoro autonomo che subordinato, a seconda delle modalità del suo svolgimento, l'elemento centrale della distinzione dei due rapporti di collaborazione va ravvisato nella subordinazione da intendere, quale assoggettamento del primario al potere organizzativo, direttivo e disciplinare esercitato nei suoi confronti della direzione sanitaria. E' necessario cioè verificare se la Direzione Sanitaria della Casa di Cura si sia limitata a coordinare l'attività del medico con quella della impresa, oppure se, eccedendo le esigenze del mero coordinamento, abbia finito per dirigere, direttamente e continuativamente, la sua prestazione, conformandola così nell'interesse esclusivo dell'impresa.

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