Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 23197/2005
Il dirigente medico è sempre tenuto ad effettuare lo straordinario oltre i limiti previsti?

L'eccezione al divieto di effettuazione dello straordinario oltre i limiti legislativamente previsti e di esclusione del riposo settimanale per il personale direttivo è motivata dalla particolare natura delle mansioni attribuite a tale personale, con la conseguenza che la suddetta eccezione non ha ragione di sussistere quando (come per i medici) la qualifica dirigenziale venga riconosciuta a tutti prescindendo dalle mansioni in concreto svolte.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 20665/2005
Malattie non tabellate e criteri di valutazione della prova

Nella valutazione della pregnanza della prova della malattia non tabellata la giurisprudenza di legittimità è passata da un giudizio di certezza, ad uno di probabilità, ed infine alla semplice compatibilità. Quando le valutazioni medico legali del primo CTU non sono state smentite da diverso giudizio peritale, necessariamente medico legale, non appare prudente che il giudice di merito disattenda delle valutazioni di carattere medico, e perciò proprie di una scienza specialistica, fidando solo sul diverso giudizio logico-giuridico, quale peritus- peritorum; tale sovrapposizione di diversi piani scientifici appare azzardata anche alla luce non solo della giurisprudenza della corte, ma anche delle recenti acquisizioni della scienza medica e connesse prospettive normative.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 18132/2005
Enpam: diritto alla pensione matura solo con i contributi versati

Il principio di automatismo delle prestazioni previdenziali, costituisce regola generale solo nell'ambito di tutte le forme di previdenza ed assistenza obbligatorie per i lavoratori dipendenti. Tale principio non opera invece per i lavoratori autonomi, con la conseguenza che il mancato versamento dei contributi impedisce, di regola, la stessa costituzione del rapporto previdenziale e, comunque, la maturazione del diritto alle prestazioni.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 16627/2005
Niente indennità di malattia senza certificato

Niente indennità di malattia al lavoratore che non provveda entro due giorni a inviare all'Inps il certificato malattia. A meno che il dipendente non provi l'esistenza di “un serio e apprezzabile motivo” che giustifichi l'eventuale ritardo.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 14816/2005
Licenziamento del medico per violazione obbligo di reperibilità

Con la sentenza n. 14816 del 14/07/2005 la Corte di Cassazione puntualizza il concetto di reperibilità del personale medico. Il medico ospedaliero opera in strutture facenti parte del sistema sanitario nazionale. Tale rapporto di impiego da luogo ad una serie di obblighi fra cui la predetta reperibilità, che la Cassazione definisce come dovere del medico di mettersi nelle condizioni di poter essere rintracciato ove le esigenze di assistenza sanitaria lo richiedano.
E' dovere del medico, quindi, predisporre qualsiasi mezzo idoneo a consentire di essere rintracciato nelle fasce di reperibilità, senza che possa rilevare, l'intervento di terzi estranei.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 11786/2005
Ferie non godute

Il dirigente che, pur avendo il potere di attribuirsi il periodo di ferie senza alcuna ingerenza del datore di lavoro, non eserciti il potere medesimo e non usufruisca quindi del periodo di riposo annuale, non ha il diritto all'indennità sostitutiva delle ferie non godute, a meno che non provi la ricorrenza di necessità aziendali assolutamente eccezionali ed obiettive ostative alla suddetta fruizione.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 10292/2005
Pubblicità del codice disciplinare

La pubblicità del codice disciplinare mediante affissione in luogo accessibile a tutti, si applica al licenziamento disciplinare soltanto quando sia intimato per specifiche ipotesi di giusta causa o di giustificato motivo previste dalla normativa.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 7453/2005
Mansioni diverse da quella dell'assunzione

In tema di mansioni diverse da quelle dell'assunzione, la equivalenza tra le nuove mansioni e quelle precedenti - che legittima lo "jus variandi" del datore di lavoro, a norma della disciplina legale in materia (art. 2103 c.c., come sostituito dall'art. 13, legge 300/1970) - deve essere intesa non solo nel senso di pari valore professionale delle mansioni, considerate nella loro oggettività, ma anche come attitudine delle nuove mansioni a consentire la piena utilizzazione o, addirittura, l'arricchimento del patrimonio professionale dal lavoratore acquisito nella pregressa fase del rapporto. Nella specie la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto giustificato il rifiuto della lavoratrice - medico con qualifica di assistente e con mansioni internistiche-cardiologiche - di prestare turni di guardia, che venivano svolti solo dal personale con specifica competenza in ordine alle malattie di carattere psichiatrico, per le quali in genere avvenivano i ricoveri presso la casa di cura, mentre la lavoratrice era l'unico medico dipendente del servizio di medicina interna di tutti i reparti neuropsichiatrici, effettuando oltre a diagnosi e terapie internistiche, tutti gli interventi ritenuti necessari o sollecitati dal personale medico-psichiatrico; sicché, le mansioni rifiutate non erano equivalenti rispetto a quelle precedentemente svolte, in quanto non consentivano la piena utilizzazione né, tantomeno, l'arricchimento del patrimonio professionale della stessa lavoratrice sulle problematiche internistiche.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 6326/2005
Mobbing: ammessa anche la contestazione retroattiva

La Corte di Cassazione ha ammesso la contestazione anche retroattiva del mobbing, che può essere fatto valere anche nel corso del giudizio .Nel caso in esame infatti il lavoratore, nell'atto introduttivo non ha ricondotto esplicitamente il comportamento del datore di lavoro alle fattispecie di mobbing, e tuttavia questo può comunque essere rilevato dal giudice, in particolare quando il dipendente ha posto la lesione della sua integrità psicofisica in relazione non solo al demansionamento ma anche al “globale comportamento antigiuridico del datore di lavoro”.

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