Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 25141/2005
Medici di medicina generale: sulla tassabilità dell'indennità di fine rapporto corrisposta dall'ENPAM

In tema di IRPEF, l'indennità di fine rapporto corrisposta all'ENPAM ai medici di medicina generale, a seguito dell'attività prestata per conto dei disciolti enti mutualistici e del SSN, rientra fra quelle previste dall'articolo 16, comma 1, lettera c) del dpr n. 917/1986, con conseguente sottoposizione a tassazione separata secondo i criteri dettati dall'articolo 18 dello stesso DPR.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 22894/2005
Quando il criterio della "probabilità scientifica" diventa mezzo di prova del rapporto di causalità?

Con riguardo alla sussistenza del nesso di causalità fra l'evento dannoso e la condotta colpevole (omissiva o commissiva) del medico o della struttura ospedaliera, ove il ricorso alle nozioni di patologia medica e medicina legale non possa fornire un grado di certezza assoluta, la ricorrenza del suddetto rapporto di causalità non può essere esclusa in base al mero rilievo di margini di relatività, a fronte di un serio e ragionevole criterio di probabilità scientifica, specie qualora manchi la prova della preesistenza, concomitanza o sopravvenienza di altri fattori determinanti.

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Corte di Cassazione - Ordinanza n. 21286/2005
Tra le Regioni e i Direttori generali intercorre un rapporto di lavoro di natura privato

Il rapporto di lavoro del direttore generale è regolato da contratto di diritto privato, ha una durata determinata, e viene stipulato in osservanza delle norme del titolo terzo del libro quinto del codice civile (art. 3 comma 8), ossia secondo le disposizioni del lavoro autonomo di cui agli artt. 2222 e seguenti cod. civile. Non vi è dubbio che il rapporto si costituisce tra direttore generale e la Regione (diversamente da quanto previsto per i direttori sanitari ed amministrativi che stipulano il contratto con la ASL rappresentata dal direttore generale), dal momento che l'art. 3, comma 6, d.lgs. 502/1992 prevede che il contratto è sottoscritto dalla regione da una parte e dal direttore generale dall'altra.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 20320/2005
Il medico responsabile per imperizia deve risarcire anche i danni riflessi

Il medico responsabile per imperizia, deve risarcire anche i danni riflessi: una diagnosi imperfetta sottrae alla donna la possibilità di scegliere di non interrompere la gravidanza. L'esatta prestazione del medico non è dovuta solo nei confronti della madre (che pur informata, può scegliere di non interrompere la gravidanza), ma di riflesso anche nei confronti del padre.
“Il contratto di prestazione di opera professionale del medico ginecologico, ha effetti protettivi anche nei confronti del padre del concepito, che, per effetto dell'attività professionale dello stesso, diventa o non diventa padre (o diventa padre di un bambino, anormale); il danno provocato da inadempimento del sanitario, costituisce una conseguenza immediata e diretta anche nei suoi confronti e, come tale è risarcibile a norma dell'articolo 1223 cc”.

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Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 16721/2005
Rimborsi veloci per i medici

Al rimborso di un medico specialista ambulatoriale, richiesto per ottenere la restituzione del contributo del servizio sanitario (da cui è esente in base alla risoluzione delle finanze n. 193/E/97) si applicano i termini di decadenza di 18 mesi (oggi 48) previsti dall'art. 38 del DPR n. 602/1973, e non il termine decennale (art. 2946 cc).
Queste le conclusioni della sezione tributaria della Corte di Cassazione, nella sentenza 16721/05, depositata l'8 agosto 2005.

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Corte di Cassazione - Ordinanza n. 14198/2005
Prestazioni sanitarie - giurisdizione ordinaria

La controversia tra una struttura di cura privata ed un'azienda sanitaria locale concernente il pagamento di prestazioni sanitarie erogate in regime di convenzione, poiché non attiene alla validità o alla determinazione del contenuto della convenzione intercorsa tra il soggetto privato e l'ASL, ma solo al corrispettivo preteso dal privato concessionario, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha ritenuto che, dopo la parziale dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 33, d.lgs. 80/1998, come modificato dall'art. 7, legge 205/2000, pronunciata dalla Corte costituzionale (sentenza 204/2005, rilevante nella specie per la naturale retroattività delle sentenze di accoglimento), per effetto della quale le controversie relative a concessioni di pubblici servizi (come l'esercizio del servizio sanitario nazionale da parte di soggetti privati) sono devolute alla giurisdizione amministrativa esclusiva, escluse le indennità, canoni ed altri corrispettivi, ritorna ad essere applicabile il criterio di riparto della giurisdizione già presente nell'art. 5, legge 1034/1971, prima delle modifiche apportate con il suddetto art. 33.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 13918/2005
Quando è legittimo negare l'indennizzo per un intervento chirurgico

Ai fini della valutazione di fatto sulla reticenza del contraente di una polizza sanitaria, la mancata sussistenza - all'epoca della sottoscrizione della polizza - della consapevolezza della malattia non esclude la rilevanza della consapevolezza degli accertamenti diagnostici e strumentali. Pertanto, non è censurabile la valutazione del giudice di merito che consideri grave la colpa del contraente che, indipendentemente dalla consapevolezza della malattia, avrebbe dovuto comunque comunicare i controlli effettuati sullo stato di salute del beneficiario, e che ritenga di potere presumere che la società assicuratrice non avrebbe stipulato il contratto di assicurazione, o comunque avrebbe concluso il contratto a condizioni diverse, se fosse stata correttamente informata dei disturbi di cui era affetto il beneficiario e degli esiti degli esami effettuati.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 11609/2005
Emotrasfusi: ministero della salute responsabile dei danni

La Suprema Corte statuisce la configurabilità in astratto del concorso tra il diritto all'equo indennizzo di cui alla legge 210/1992 (in favore dei soggetti che hanno conseguito i virus HIV- HBV – HCV, in conseguenza di emotrasfusioni) ed il diritto al risarcimento del danno ex 2043 c.c.
Tuttavia nel caso specifico (domanda proposta contro il Ministero della Sanità), si arriva alla conclusione che la responsabilità civile del Ministero è configurabile solo per quelle infezioni sorte successivamente al momento in cui la scienza medica ha raggiunto le necessarie conoscenze sulle predette infezioni, secondo le ben note teorie sul nesso di causalità.
Per le infezioni verificatesi prima di quei momenti storici, manca il nesso causale tra la condotta omissiva del Ministero e l'evento lesivo e non è inoltre identificabile la colpa, perché il danno non era in quel momento prevedibile mancando la possibilità di rilevarne l'esistenza con appositi controlli.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 7529/2005
Soppressione delle Usl - successione delle Regioni nei rapporti sostanziali e processuali

A norma dell'art. 6, legge 724/1994 (prevedente che in nessun caso le regioni possono far gravare sulle costituite aziende unità sanitarie locali i debiti già facenti capo alle soppresse unità sanitarie locali), si è realizzata una successione "ex lege" della regione nei rapporti obbligatori già di pertinenza delle USL, attraverso la creazione di apposite gestioni stralcio, fruenti della soggettività dell'ente soppresso (prolungata durante la fase liquidatoria) e rappresentate dal direttore generale delle costituite AUSL, che, in veste di commissario liquidatore, agisce nell'interesse della regione; ne consegue che, ove la successione intervenga in corso di causa, la legittimazione processuale attiva e passiva e, in particolare, la legittimazione ad impugnare la sentenza resa nei confronti di una USL, spetta non già alla AUSL subentrante, bensì alla USL soppressa (la cui soggettività continua nella gestione stralcio per tutta la fase liquidatoria), ovvero alla regione, in ipotesi di intervento o chiamata in causa di essa nella sua qualità di successore a titolo particolare. Principi che trovano conferma nell'art. 4, legge Regione Friuli V.G. 21/2001 -secondo il quale "in via di interpretazione autentica dell'art. 9, commi secondo e quarto, legge reg. 12/1994, ai direttori generali delle aziende sanitarie regionali, quali commissari delle gestioni liquidatorie delle soppresse unità sanitarie locali, spetta l'amministrazione esclusiva e diretta di ogni rapporto giuridico connesso con tali gestioni, nonché la rappresentanza delle medesime in materia di liti attive e passive" -, di interpretazione autentica, in senso conforme alla pronunzia Corte costituzionale (ord.), 89/2000, del citato art. 9, legge reg. 12/1994.

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Corte di Cassazione - Civile sezioni unite - sentenza n. 2203/2005
Specializzandi, la retribuzione è un diritto perfetto fissato dall'UE

Le direttive comunitarie attribuiscono agli specializzandi un diritto perfetto a un'adeguata remunerazione, da tutelarsi in forma risarcitoria secondo i principi enunciati dalla giurisprudenza della “Corte di giustizia”. Oggetto del contendere non è un interesse legittimo, ma un diritto soggettivo.
Pertanto spetta al giudice ordinario (dopo la sentenza della Consulta n. 204/2004) la competenza in materia.
Va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario in ordine all'azione giudiziaria esperita da un medico specializzando volta all'ottenimento, nei limiti in cui essa è riconosciuta dall'ordinamento comunitario, di una borsa di studio finalizzata alla frequenza della scuola di specializzazione, avendo la posizione legittimante vantata dall'attore consistenza di diritto soggettivo perfetto e non sussistendo più, in seguito all'intervento della Corte costituzionale di cui alla sentenza n. 204/2004, la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nella materia suddetta.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 2042/2005
La responsabilità dell'ente ospedaliero ha natura contrattuale

La responsabilità dell'ente ospedaliero ha natura contrattuale, in quanto l'accettazione del paziente in ospedale, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale comporta la conclusione di un contratto. Questo determina un cambiamento di direzione della giurisprudenza e della precedente, riconducendo la fattispecie globalmente considerata al semplice schema dell'inadempimento ex articolo 1218/1228 del codice civile, con le conseguenze probatorie a vantaggio del danneggiato.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 583/2005
La colpa medica "d'origine"

In tema di obbligazioni relative all'esercizio di un'attività professionale l'inadempimento del professionista alla propria obbligazione non può essere desunto, ipso facto, dal mancato raggiungimento del risultato utile avuto di mira dal cliente, ma deve essere valutato alla stregua dei doveri inerenti allo svolgimento dell'attività professionale e, in particolare, del dovere della diligenza, per il quale trova applicazione, in luogo del tradizionale criterio della diligenza del buon padre di famiglia, il parametro della diligenza professionale fissato dall'art. 1176, comma 2, c.c., parametro da commisurarsi alla natura dell'attività esercitata.

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