Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 13882/2004
Lavoro straordinario e notturno

Nei confronti dei dirigenti, che sono esclusi dalla disciplina legale delle limitazioni dell'orario di lavoro, un diritto a compenso per lavoro straordinario può sorgere o nel caso in cui la normativa collettiva (o la prassi aziendale o il contratto individuale) delimiti anche per essi un orario normale di lavoro, che risulti nel caso concreto superato, ovvero, allorquando non sussista tale delimitazione, nel caso in cui la durata della prestazione lavorativa ecceda i limiti della ragionevolezza in rapporto alla tutela, costituzionalmente garantita, del diritto alla salute, dovendosi ritenere che, perché sia configurabile il carattere gravoso e usurante della prestazione non è necessario che essa debba portare alla rovina fisico-psichica del lavoratore. (Sulla base di tale principio, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza del giudice di merito, che aveva negato la configurabilità del lavoro straordinario da parte di un dirigente di azienda di credito, asserendo che l'art. 29 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei dirigenti delle aziende di credito prevede un orario flessibile, laddove esso, invece, stabilisce che di massima il loro orario di lavoro è quello normale degli altri dipendenti e solo se le funzioni ed i compiti lo richiedano, può svolgersi con criteri di flessibilità temporale ed, inoltre, aveva apoditticamente affermato che la protrazione continuativa e quotidiana di un'ora e quarantacinque minuti oltre il termine ordinario del lavoro non costituiva attività usurante).

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 13567/2004
Il lavoro in P.S. non è demansionamento

Nel regime sia anteriore che successivo alla riorganizzazione degli ospedali, ai sensi degli artt. 13 e 14 D.P.R. n. 128 del 1969 (recante "Ordinamento interno dei servizi ospedalieri") e dell'art. 14 L.R. 30 ottobre 1998, n. 36 delle Marche (recante "Sistema di emergenza sanitaria"), negli ospedali minori cosiddetti "di Zona" o "di Supporto" privi di un reparto di Pronto Soccorso della Regione Marche è consentito utilizzare nei servizi di pronto soccorso presso i Punti di Primo intervento il personale sanitario, medico e chirurgico appartenente a reparti di degenza e cura, con conseguente legittimità della assegnazione al medesimo delle relative mansioni.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 13567/2004
Anestesisti: va rispettato il limite orario

Gli anestesisti sono soggetti ai limiti di orario; l'azienda sanitaria, pertanto, non può estendere a suo piacimento il lavoro dei medici anestesisti oltre le otto ore giornaliere e le quarantotto ore settimanali, senza concedere un riposo settimanale di ventiquattro ore consecutive.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 9034/2004
Assicurazione danni in seguito ad infortunio in itinere

Dalla interpretazione diretta della disposizione ex art. 31 D.P.R. 28 settembre 1990, n. 316, emerge che l'assicurazione contro gli infortuni -imposta alle Unità sanitarie locali in favore dei medici specialisti ambulatoriali convenzionati, (ai sensi dell'art. 48 della Legge 23 dicembre 1978, n. 833, cit.) che risiedono in comune diverso da quello di prestazione del servizio - copre anche i danni eventualmente subiti dagli specialisti in occasione dell'accesso dalla e per la sede dell'ambulatorio.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 7043/2004
Va risarcito il manager Asl il cui contratto sia stato illegittimamente risolto

La lesione di un interesse legittimo può essere fonte di responsabilità aquiliana, e quindi dar luogo a risarcimento del danno ingiusto, senza che risulti pregiudiziale, rispetto al giudizio relativo al risarcimento del danno, l'accertamento dell'illegittimità dell'azione amministrativa da parte del giudice amministrativo. (Nella specie, la cassata sentenza di merito, aveva sospeso il giudizio relativo al risarcimento del danno per mancata percezione di compensi da parte del direttore generale di una azienda sanitaria locale, al quale la Regione aveva revocato la nomina e risolto il relativo contratto, ritenendo che fosse pregiudiziale l'accertamento dell'illegittimità del provvedimento di revoca).

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 2168/2004
Impiego pubblico - procedimento e punizioni disciplinari

In tema di rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, ai sensi dell'art. 59, comma 4, del D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, trasfuso nell'art. 55 del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, tutte le fasi del procedimento disciplinare sono svolte esclusivamente dall'ufficio competente per i procedimenti disciplinari (u.c.p.d.), il quale è anche l'organo competente alla irrogazione delle sanzioni disciplinari, ad eccezione del rimprovero verbale e della censura. Ne consegue che il procedimento instaurato da un soggetto o organo diverso dal predetto ufficio, anche se questo non sia ancora stato istituito, è illegittimo e la sanzione irrogata è, in tale caso, affetta da nullità, risolvendosi in un provvedimento adottato in violazione di norme di legge inderogabili sulla competenza; né la previsione legislativa è suscettibile di deroga ad opera della contrattazione collettiva, sia per l'operatività del principio gerarchico delle fonti, sia perché il co. 3 dell'art. 59 cit. attribuisce alla contrattazione collettiva solo la possibilità di definire la tipologia e l'entità delle sanzioni e non anche quella di individuare il soggetto competente alla gestione di ogni fase del procedimento disciplinare.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 515/2004
Mobbing: le dimissioni in grave stato psichico possono essere annullate

Ai fini dell'annullamento di un negozio per incapacità naturale non necessaria una malattia che annulli in modo assoluto le facoltà psichiche del soggetto, essendo sufficiente un turbamento psichico risalente ai momento della conclusione del negozio tale da menomare gravemente, anche senza escluderle, le facoltà volitive ed intellettive, che devono risultare diminuite in modo da impedire o ostacolare una seria valutazione dell'atto o la formazione di una volontà l'accertamento di tale Incapacità costituisce valutazione di merito, non sindacabile in cassazione ove adeguatamente motivato. (Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto viziata per insufficiente motivazione la sentenza di merito in cui il giudice, pur rilevando nel lavoratore che agiva per l'annullamento delle proprie dimissioni perché rassegnate in stato di incapacità naturale un quadro psichico connotato da aspetti patologici, non aveva verificato l'incidenza causale tra l'alterazione mentale del lavoratore e le ragioni soggettive che lo avevano spinto alle dimissioni, né le circostanze di fatto in cui esse erano maturate, omettendo di verificare se la dichiarazione di dimissioni - resa da una lavoratrice che non aveva maturato trattamento pensionistico e il cui marito era in quel momento disoccupato - fosse stata effettivamente frutto di una volontà consapevole o fosse stata resa in un momento di alterata percezione sia della situazione di fatto che delle conseguenze dell'atto che a andava a compiere).

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 400/2004
Non sono dovute differenze retributive all'aiuto primario che sostituisce il primario

L'interpretazione dei contratti collettivi di diritto comune è rimessa al giudice di merito ed è censurabile in sede di legittimità solo per vizi di motivazione, o per violazione dei canoni di ermeneutica contrattuale. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto esente da vizi la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda di un medico, dipendente da una casa di cura privata con qualifica di aiuto, di ottenere differenze retributive per avere ripetutamente sostituito il primario assente, rilevando che, alla stregua degli artt. 7 e 8 del C.C.N.L. di categoria, le sostituzioni temporanee del primario rientrano nei compiti propri della qualifica di aiuto e solo l'assegnazione di mansioni superiori risultante da atto scritto dell'amministrazione dà diritto ad una indennità mensile. Nell'occasione, la S.C. ha altresì escluso che tale interpretazione determini lesione dell'art. 36 Cost. per violazione del principio di adeguatezza della retribuzione alla quantità e qualità del lavoro).

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