Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 19564/2004
Il medico è responsabile per il solo contatto con il paziente

Per la responsabilità del medico non è necessario un contratto ma è sufficiente un "contatto" con il paziente. La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione ha stabilito che il medico che consente il ricovero di un paziente pur essendo a conoscenza delle carenze della struttura sanitaria nella quale lavora può essere chiamato a risarcire i danni eventualmente subiti dal paziente. Infatti, secondo la Suprema Corte, il rapporto professionale nasce anche in assenza di un vero e proprio contratto tra medico e malato, ma è sufficiente l'esistenza di un "contatto sociale", in quanto chi esercita la professione sanitaria ha precisi doveri di comportamento verso chi si è affidato alle sue cure "entrando in contatto con lui", indipendentemente dall'esistenza di un impegno formale.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 18853/2004
Responsabilità professionale. Danni estetici pagati

L' intervento di chirurgia estetica, causa di danni al paziente, obbliga il chirurgo alla restituzione non solo della somma pagata per sottoporsi all'intervento non riuscito, ma anche al risarcimento dei danni morali e materiali che vanno liquidati in tutte le sue componenti.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 15011/2004
Illecito disciplinare di pubblicità sanitaria

In caso di pubblicità realizzata da terzi, al fine di affermare la responsabilità diretta e personale del sanitario, è necessario che sia accertato il concorso o la cooperazione nella realizzazione della pubblicità stessa. Il profilo della cooperazione sub specie di omessa vigilanza, può essere affermato solo in presenza di un obbligo giuridico nascente dai rapporti tra professionista e ditta esterna, rendendosi sempre necessarie, opportune indagini in tal senso.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 14638/2004
Responsabilità professionale. Il paziente deve conoscere lo stato di efficienza della struttura sanitaria

La responsabilità e i doveri del medico non riguardano solo l'attività propria e dell'eventuale equipe, che a lui risponda, ma si estende allo stato di efficienza e al livello di dotazioni della struttura sanitaria in cui presta la sua attività, e si traduce in un ulteriore dovere di informazione del paziente. Il consenso informato, personale del paziente o di un proprio familiare, in vista di un intervento chirurgico o di altra terapia specialistica o accertamento diagnostico invasivi, non riguardano soltanto i rischi oggettivi e tecnici in relazione alla situazione soggettiva e allo stato dell'arte della disciplina, ma riguardano anche la concreta, magari momentaneamente carente situazione ospedaliera, in rapporto alle dotazioni e alle attrezzature, e al loro regolare funzionamento, in modo che il paziente possa non soltanto decidere se sottoporsi o meno all'intervento, ma anche se farlo in quella struttura ovvero chiedere di trasferirsi in un'altra. Pertanto, se è vero che la richiesta di uno specifico intervento chirurgico, avanzata dal paziente, può farne presumere il consenso a tutte le operazioni preparatorie e successive che vi sono connesse, e in particolare al trattamento anestesiologico, allorché più siano le tecniche di esecuzione di quest'ultimo, e le stesse comportino rischi diversi, è dovere del sanitario, cui pur spettano le scelte operative, informarlo dei rischi e dei vantaggi specifici e operare la scelta in relazione all'assunzione che il paziente ne intenda compiere.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 13427/2004
Il procedimento disciplinare nei confronti del medico deve esaurirsi nel termine di cinque anni

La prescrizione quinquennale prevista dall'art. 51 del d.P.R. 5 aprile 1950 n. 221 dell'azione disciplinare nei confronti degli esercenti professioni sanitarie e interrotta con effetto istantaneo ai sensi dell'art 2945, primo comma, cod. civ., dal promovimento della detta azione disciplinare in sede amministrativa, mentre per la fase giurisdizionale davanti alla Commissione Centrale è applicabile il secondo comma del menzionato art. 2945 che prevede l'effetto permanente dell'interruzione.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 12273/2004
Nesso di causalità, obblighi di diligenza e prudenza

La limitazione, stabilita dall'articolo 2236 del c.c., della responsabilità del prestatore d'opera intellettuale alla colpa grave - configurabile nel caso di mancata applicazione delle cognizioni generali e fondamentali attinenti alla professione - è applicabile solo per la colpa di imperizia nei casi di prestazioni particolarmente difficili. Non possono invece mai difettare, neppure nei casi di particolare difficoltà, nel medico, gli obblighi di diligenza del professionista, che è un debitore qualificato, ai sensi dell'articolo 1176, comma 2, del c.c. e di prudenza che, pertanto, pure nei casi di particolare difficoltà risponde anche per colpa lieve. Il medico, in particolare, da un lato deve valutare con grande prudenza e scrupolo i limiti della propria adeguatezza professionale, ricorrendo anche all'ausilio di un consulto se la situazione non è così urgente da sconsigliarlo, dall'altro, deve adottare tutte le possibili misure volte a ovviare alle carenze strutturali e organizzative incidenti sugli accertamenti diagnostici e sui risultati dell'intervento, ovvero, ove ciò non sia possibile, deve informare il paziente, consigliandogli, se manca l'urgenza di intervenire, il ricovero in una struttura più idonea.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 11488/2004
Responsabilità del medico ecografista

L'omessa rilevazione, da parte del medico specialista, della presenza di gravi malformazioni nel feto, e la correlativa mancata comunicazione di tale dato alla gestante, deve ritenersi circostanza idonea a porsi in rapporto di causalità con il mancato esercizio, da parte della donna, della facoltà di interrompere la gravidanza, in quanto deve ritenersi rispondente ad un criterio di regolarità causale che la donna, ove adeguatamente e tempestivamente informata della presenza di una malformazione atta ad incidere sulla estrinsecazione della personalità del nascituro, preferisca non portare a termine la gravidanza.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 10297/2004
Responsabilità medica: l'alta percentuale di esiti negativi di un intervento non scusa l'errore del dottore

Applicando i principi elaborati dalle Sezioni Unite in tema di onere della prova dell'inadempimento e dell'inesatto adempimento, la Cassazione ha stabilito che il paziente che agisce in giudizio deducendo l'inesatto adempimento dell'obbligazione sanitaria deve provare il contratto e allegare l'inadempimento del sanitario restando a carico del debitore l'onere di provare l'esatto adempimento.

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Corte di Cassazione - Civile sezioni unite - sentenza n. 8438/2004
Mobbing: responsabilità contrattuale e giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo

Il termine mobbing si riferisce ad ogni ipotesi di pratiche vessatorie poste in essere da uno o più soggetti diversi per danneggiare in modo sistematico un lavoratore nel suo ambiente di lavoro. Qualora vengano in rilievo specifici obblighi contrattuali derivanti dal rapporto di impiego, trattandosi di atti di gestione dei rapporto di lavoro, trovano un diretto referente normativo nella disciplina della regolamentazione del rapporto e ricevono da questa la loro sanzione di illiceità. La fattispecie di responsabilità va pertanto ricondotta alla violazione degli obblighi contrattuali stabiliti da tali norme, indipendentemente dalla natura dei danni subiti dei quali si chiede il ristoro e dai riflessi su situazioni soggettive (quale il diritto alla salute) che trovano la loro tutela specifica nell'ambito del rapporto obbligatorio.

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Corte di Cassazione - Terza sezione civile - sentenza n. 7980/2004
Risarcimento danno non patrimoniale per legittima destituzione incarico primario

La negazione o l'impedimento allo svolgimento delle mansioni, al pari del demansionamento professionale integrano una lesione del diritto fondamentale alla libera esplicazione della personalità del lavoratore anche nel luogo di lavoro, determinando un pregiudizio che incide sulla vita professionale e di relazione dell'interessato, con una indubbia dimensione sia patrimoniale sia - a prescindere dalla configurabilità di un reato - non patrimoniale, che rende il pregiudizio medesimo suscettibile di risarcimento (Nel fare applicazione del suindicato principio, la S.C. ha cassato l'impugnata sentenza che, in presenza di provvedimenti, successivamente annullati, di sospensione, decadenza e destituzione dall'impiego di un primario incaricato di un reparto di Ospedale pubblico, nella ravvisata inconfigurabilità di ipotesi di reato a carico degli amministratori pubblici che detti provvedimenti avevano adottato e nella, sia pure implicitamente, ritenuta sussistenza del danno lamentato dal relativo destinatario, aveva rigettato la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale, sul rilievo che ”non era stata provata e neppure prospettata l'insorgenza di fatti configurabili come reato").
La lesione del diritto alla salute e di ogni altro valore inerente alla persona costituzionalmente garantito costituisce un evento immanente, ovvero interno, al fatto illecito, e ne comporta pertanto il relativo risarcimento, indipendentemente dai riflessi patrimoniali che da tale lesione conseguano, integranti voce di danno eventuale, autonoma ed aggiuntiva.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 4400/2004
L'errore diagnostico e la mancanza di accertamenti integrano inadempimento della prestazione sanitaria

L'ente ospedaliero è responsabile dei danni causati ai pazienti da comportamenti colposi dei propri medici, anche quando questi consistano non nel mancato risultato dell'intervento sanitario ma nella semplice "perdita di chances".
La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione ha delineato alcuni principi in materia di risarcimento del danno derivante dalla responsabilità del medico, affermando innanzitutto che l'obbligazione del medico è una obbligazione di mezzi e non di risultato, per cui il professionista non è tenuto al raggiungimento dell'obbiettivo (la guarigione del malato) ma all'osservanza dell'obbligo di diligenza professionale nello svolgimento della propria attività. Di conseguenza, ha precisato la Suprema Corte, il medico deve essere ritenuto responsabile tutte le volte che una condotta più corretta e diligente (ad esempio, una diagnosi esatta) avrebbe comportato non la certezza ma anche solo la possibilità di successo; in caso contrario, l'Ente ospedaliero o la ASL nella quale il medico presta servizio deve risarcire i danni derivanti dalla "perdita di chances".

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Corte di Cassazione - Seconda sezione Civile - sentenza n. 1547/2004
Responsabilità professionale dei medici: la decorrenza della prescrizione

Alla responsabilità contrattuale del medico per il danno alla persona causato da imperizia nell'esecuzione di un'operazione chirurgica, si applica l'ordinario termine di prescrizione decennale, con decorrenza dal momento del verificarsi del fatto lesivo, e non da quello della manifestazione esteriore della lesione.

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