Corte di Cassazione - Terza sezione civile - sentenza n. 12124/2003
Danno parentale da risarcire: i parenti di un uomo morto in corsia vanno rimborsati

Il danno non patrimoniale da uccisione di congiunto, quale tipico danno conseguenza non coincide con la lesione dell'interesse (non è in re ipsa) e come tale deve essere allegato e provato da chi chieda il relativo risarcimento. Tuttavia, trattandosi di pregiudizio che proietta nel futuro, è consentito il ricorso a valutazioni prognostiche ed a presunzioni, sulla base degli elementi obiettivi che è onere del danneggiato fornire. La sua liquidazione avviene in base a valutazione equitativa che tenga conto dell'intensità del vincolo familiare, della situazione di convivenza e di ogni ulteriore utile circostanza, quali la consistenza più o meno ampia del nucleo familiare, le abitudini dì vita, l'età della vittima e dei singoli superstiti.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 11316/2003
Al medico l'onere della prova, anche per interventi di routine

In tema di responsabilità professionale del medico–chirurgo compete al medico, tutte le volte che il caso affidatogli non sia di particolare complessità, provare che l'insuccesso del suo intervento è stato incolpevole e non al paziente dimostrare la colpa.

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Corte di Cassazione - Civile sezioni unite - sentenza n. 10464/2003
Appartiene alla giurisdizione ordinaria la controversia promossa dal dirigente medico, per la conservazione della responsabilità di gestione dell'intero reparto della nuova sede di destinazione

La controversia, promossa dal dirigente medico nei confronti della Azienda Sanitaria locale di nuova destinazione, avente ad oggetto la conservazione del livello professionale conseguito nel corso della carriera attraverso il mantenimento di mansioni qualitativamente non diverse da quelle svolte presso la sede di provenienza, specificatamente identificabili nella responsabilità della gestione di un intero reparto, è rimessa alla cognizione del giudice ordinario; né rileva la circostanza che il “petitum” sostanziale coinvolga anche la pretesa rimozione dall'incarico di altro dirigente medico destinato al medesimo ospedale, allorché con detta estensione vengano in rilievo, non questioni di regolarità formale della sequela di atti concorsuali che hanno condotto al conferimento di quest'ultimo incarico, ma solo gli effetti organizzativi del medesimo, ossia la valutazione del tasso di riduzione che esso comporta sull'area delle residue responsabilità affidate all'attore, al fine della loro comparazione con quelle affidategli presso l'ospedale di provenienza. (Nella specie la ASL, nel trasferire il dirigente medico alla nuova sede dopo che il relativo provvedimento negativo era stato annullato dal giudice amministrativo, a tanto aveva provveduto quando alla sede di destinazione era stata ormai conferito un assetto organizzativo, e strutturale che non prevedeva più l'esistenza di un unico reparto di chirurgia generale, tale che la preposizione al medesimo potesse consentire la conservazione del livello professionale di inquadramento).

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Corte di Cassazione - Civile sezioni unite - sentenza n. 10232/2003
Malattia: contributi sempre dovuti

L'art.6, secondo comma, della legge n. 138 del 1943, che esonera l'INPS “dal pagamento dell'indennità di malattia quando il relativo trattamento economico venga corrisposto per legge o per contratto collettivo dal datore di lavoro, non vale ad esonerare questo ultimo obbligo di versare la contribuzione previdenziale a favore dell'INPS, atteso che,da una parte, in virtù del generale principio di solidarietà che, costituisce il fondamento della previdenza sociale, non esiste fra prestazioni e contributi un nesso di reciproca giustificazione causale, sicché ben può persistere l'obbligazione contributiva a carico del datore di lavoro anche quando per tutti o per alcuni dei lavoratori dipendenti l'ente previdenziale non sia tenuto a certe prestazioni, e che, d'altronde, la predetta obbligazione contributiva partecipa della natura delle obbligazioni pubblicistiche, equiparabili alle obbligazioni tributarie, sottratte alla disponibilità di negozi giuridici di diritto privato , quali devono ritenersi, nell'attuale ordinamento, i contratti collettivi.

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Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 7795/2003
Indennità Enpam: no a ritenute fiscali diverse per Mmg e ambulatoriali

In tema di imposte dirette, l'indennità di fine rapporto erogata dall'EMPAM ai medici generici, pediatri e addetti ai servizi di guardia medica (come quella erogata ai medici specialisti ambulatoriali), essendo connessa alla cessazione del rapporto di lavoro, quale che sia la natura di questo, e commisurata ad un reddito a formazione pluriennale cui ha concorso la contribuzione del lavoratore, va ricondotta, in assenza di una specifica disciplina, alla disposizione residuale di cui all'art. 16 primo comma lettera a) del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, che colloca “tra le altre indennità e somme percepite una volta tanto in dipendenza della cessazione dei rapporti” compresi nel primo periodo, anche le somme “risultanti dalla capitalizzazione delle pensioni”. Ne consegue che, per quanto riguarda la determinazione dell'imposta, è applicabile a tale indennità l'aliquota ridotta di cui all'art. 17. secondo comma, del citato d.P.R. n. 917 del 1986.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 7630/2003
Specializzandi: lo stato condannato al risarcimento del danno

Specializzandi Anni 1981/1991: Importante sentenza della Corte di Cassazione che accetta il principio del risarcimento del danno causato allo specializzando dall'inadempienza dello Stato italiano nell'attuazione tempestiva delle direttive delle direttive CEE 16.6.1975 n. 363 e 26.1.1982 n. 76, (con le quali la Comunità Europea aveva disciplinato e reso obbligatorio per tutti gli Stati membri l'istituzione di corsi di specializzazione medica con previsione di adeguata retribuzione per i partecipanti) privandolo della possibilità di frequentare il corso di specializzazione secondo le regole comunitarie e di conseguire la retribuzione da esse prevista.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 7201/2003
La cartella clinica non ha valore di prova privilegiata rispetto ad altri elementi che i giudici devono valutare

Le attestazioni contenute in una cartella clinica sono riferibili ad una certificazione amministrativa per quanto attiene alle attività espletate nel corso di una terapia o di un intervento, mentre le valutazioni, le diagnosi o comunque le manifestazioni di scienza o di opinione in essa contenute non hanno alcun valore probatorio privilegiato rispetto ad altri elementi di prova. (Nella fattispecie, la Suprema Corte ha confermato la decisione del giudice di merito, che aveva negato efficacia probatoria privilegiata all'annotazione nella cartella clinica dell'”assenza di deficit vascolo nervoso”).

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Corte di Cassazione - Civile sezioni unite - sentenza n. 6854/2003
Spetta al giudice amministrativo decidere sul contratto del Direttore generale

Appartiene al giudice amministrativo la controversia avente ad oggetto l'impugnazione del provvedimento relativo alla mancata conferma del direttore generale di una unità sanitaria locale in base all'apprezzamento dei risultati amministrativi e gestionali ottenuti, ai sensi dell'art. 1, sesto comma, del d.l. 27 agosto 1994, n. 512 (convertito nella legge 17 ottobre 1994, n. 590), atteso che il provvedimento esprime una valutazione discrezionale della pubblica amministrazione, alla quale corrispondono situazioni soggettive del privato qualificabili come interessi legittimi. È devoluta, invece, alla cognizione del giudice ordinario la controversia relativa al provvedimento di decadenza dall'incarico, adottato ex art. 3, sesto comma, del dlgs. 30 dicembre 1992, n. 502, il quale si riferisce a specifiche inadempienze contrattuali del rapporto di lavoro e coinvolge posizioni di diritto soggettivo.

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Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 4987/2003
Cure mediche e paramediche: si paga l'IVA quando sono rese da soggetti non abilitati

In tema di IVA, le prestazioni per cure mediche e paramediche rese alla persona nell'esercizio delle professioni ed arti sanitarie soggette a vigilanza ai sensi dell'art. 99 t.u.l.s. sono, in applicazione dell'art. 10, n. 18 del dpr 26 ottobre 1972, n. 633, esenti dall'imposta solo se effettuate da soggetti abilitati al rispettivo esercizio, trattandosi di requisito espressamente contemplato dalla norma, in mancanza del quale la prestazione non assume, sul piano normativo, carattere sanitario.

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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 478/2003
I vizi formali non "salvano" dalla sospensione disciplinare

Il potere disciplinare del consiglio dell'ordine provinciale dei medici si esercita attraverso un'attività non già giurisdizionale bensì amministrativa, in quanto svolta nei confronti di appartenenti ad un gruppo organizzato da un organo che di questo costituisce diretta emanazione in relazione alla violazione degli interessi del medesimo; ne consegue che non trova nel caso applicazione il principio, proprio dell'ambito giurisdizionale, della terzietà del giudice.

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