Corte dei Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 14230/2001
Statuto dei lavoratori, l'art. 18 applicabile al dirigente

Il dirigente privo di poteri decisionali nella gestione dell'azienda ha diritto, in caso di licenziamento, alla protezione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, in quanto non ha una effettiva posizione dirigenziale. Questo il principio stabilito dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, che ha confermato l'illegittimità del licenziamento e la reintegra nel posto di lavoro della dirigente di una azienda che non aveva alcun potere decisionale in ordine alla gestione dell'azienda. La Suprema Corte ha ricordato l'orientamento espresso dalle Sezioni Unite, secondo il quale al dirigente non si applica la disciplina dei licenziamenti individuali e dello Statuto dei lavoratori, rilevando però che quando, come nel caso in questione, il dirigente sia privo di poteri decisionali - e si tratti quindi di uno "pseudo-dirigente" - così da escludere una effettiva posizione dirigenziale, avrà diritto alla tutela offerta dallo Statuto dei lavoratori, e quindi anche alla reintegra nel posto di lavoro.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4659/2001
Farmaci gratis se sono indispensabili

In tema di assistenza offerta dal servizio sanitario nazionale, in base all'art. 10, comma 2 del decreto-legge n. 463/1983, convertito nella legge n. 638/1983, il criterio dell'economicità del prodotto per la formazione del prontuario terapeutico non può portare ad escludere l'esenzione dalla compartecipazione alla spesa per un farmaco che risulti indispensabile ed insostituibile per il trattamento di gravi condizioni o sindromi che esigono terapie di lunga durata o di altre forme morbose particolarmente gravi.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 2444/2001
Rimborso da parte delle USL delle spese sostenute per il ricovero in clinica privata

Nell'ipotesi in cui, a fondamento della domanda di un assistito del Ssn, rivolta ad ottenere il rimborso di spese ospedaliere non preventivamente autorizzate dalla regione, vengano dedotte ragioni di urgenza - che comportano per l'assistito pericoli di vita o di aggravamento della malattia o di non adeguata guarigione, evitabili soltanto con cure tempestive non ottenibili dalla struttura pubblica - manca ogni potere autorizzatorio discrezionale della p.a., non essendo rilevante in contrario l'eventuale discrezionalità tecnica nell'apprezzamento dei motivi di urgenza, atteso che oggetto della domanda è il diritto primario e fondamentale alla salute, il cui necessario temperamento con altri interessi, pure costituzionalmente protetti - quali l'esistenza di risorse del Ssn, con le conseguenti legittime limitazioni con leggi, regolamenti ed atti amministrativi generali -, non vale a privarlo della consistenza di diritto soggettivo perfetto tutelabile dinanzi al giudice ordinario. Il cittadino che si trovi in una situazione di grave crisi di salute con imminente pericolo anche per la sua vita, pur in mancanza di preventiva autorizzazione, può richiedere alla Ausl il rimborso delle spese sostenute per un intervento chirurgico effettuato presso un centro specializzato esterno alle strutture pubbliche o convenzionate.

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Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 14/2001
Le cure termali del lavoratore possono essere rinviate

Le cure termali possono attendere. Se non si tratta di casi gravi, i rimedi terapeutici devono venire dopo il lavoro: se un dipendente decide di andare alle terme, non può pretendere che non gli vengano effettuate trattenute sullo stipendio, né tantomeno sull'indennità sostitutiva delle ferie. Questo il principio stabilito dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso di un impiegato di banca che si era assentato dal lavoro per andare alle terme in periodo extraferiale. Per la Suprema Corte non è stata dimostrata una urgenza del trattamento termale tale da giustificare il ricorso ad esso in periodo extraferiale, pertanto il dipendente avrebbe benissimo potuto usufruirne durante le ferie.

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