Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 31763/2018

Assenze malattia, Cassazione: no licenziamento per scarso rendimento

È illegittimo il licenziamento "per scarso rendimento" di un lavoratore che si assenta spesso per malattia. Lo ha stabilito la Cassazione accogliendo il ricorso di una dipendente che era stata licenziata "per giustificato motivo oggettivo" per avere effettuato, da gennaio 2013 ad aprile 2015, 157 giorni di assenza per "brevi e ripetuti periodi di malattia" e, nel 75% dei casi "adiacenti a periodi di riposo e festività". La contraria opinione secondo cui sarebbe legittimo il licenziamento intimato per scarso rendimento dovuto essenzialmente all'elevato numero di assenze ma non tali da esaurire il periodo di comporto si pone in contrasto con la consolidata e costante giurisprudenza di legittimità.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 28151/2018

Mansioni superiori solo indennità sostitutiva

La Cassazione (sezione lavoro, sentenza 28151/2018) ha respinto il ricorso di un dirigente, ribadendo  l’onnicomprensività della retribuzione del dipendente pubblico che comprende anche lo svolgimento di incarichi non remunerati attraverso la parificazione stipendiale rivendicata dal dirigente che ha fatto ricorso, ma con l'indennità sostitutiva prevista dalla contrattazione collettiva.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 26679/2018

Periodo di prova – mancato superamento – recesso datoriale

Il recesso del datore di lavoro nel corso del periodo di prova ha natura discrezionale e dispensa dall’onere di provarne la giustificazione diversamente da quello che accade nel licenziamento assoggettato alla legge 604/1966. L’esercizio del potere di recesso deve essere coerente con la causa del rapporto di prova che va individuata nella tutela dell’interesse comune alle due parti del rapporto di lavoro, in quanto diretto ad attuare un esperimento mediante il quale sia il datore di lavoro che il lavoratore possono verificare la reciproca convenienza del contratto, accertando il primo le capacità del lavoratore e quest’ultimo valutando l’entità della prestazione richiestagli e le condizioni di svolgimento del rapporto.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 24828/2018

Orario di lavoro, la temporanea inattività del lavoratore non è riposo

Con l’ordinanza n. 24828/2018, la Cassazione afferma che la prestazione resa nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato deve essere remunerata in misura corrispondente al tempo complessivo di messa a disposizione delle energie lavorative occorrenti al fine di svolgere le mansioni affidate. Rientra, pertanto, nell’orario di lavoro e deve, dunque, essere adeguatamente remunerato, il tempo necessario al dipendente per recarsi con l’auto aziendale nei vari cantieri dell’azienda.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 23891/2018

Permessi ex legge 104, per la Cassazione assistenza a maglie larghe

La Corte di Cassazione precisa che i permessi per l’assistenza ai disabili garantiti dalla legge 104/1992 non sono utilizzabili solamente per l’assistenza “fisica” al disabile ma possono essere utilizzati dal lavoratore che ne fa richiesta anche per svolgere attività che il disabile non può compiere in autonomia, come ad esempio effettuare la spesa, fare prelievi e versamenti o altre commissioni. Il licenziamento intimato dall’azienda per la fruizione dei permessi per scopi personali è da ritenersi illegittimo, in quanto le attività compiute dal lavoratore sono state effettuate nell’interesse del parente disabile.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 22177/2018

Riposi per il papà cumulabili con l'indennità se la mamma è lavoratrice autonoma

L'alternatività nel godimento dei riposi giornalieri da parte del padre è prevista, ex art. 40, d.lgs. n. 151 del 2001, solo in relazione al caso in cui la madre lavoratrice dipendente non se ne avvalga, con conseguente esclusione del caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente (come nella fattispecie, ove la madre è lavoratrice autonoma).

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 21565/2018

Sostituzione nell'incarico di dirigente medico del Ssn

La sostituzione nell'incarico di dirigente medico del Ssn non si configura come svolgimento di mansioni superiori poiché avviene nell'ambito del ruolo e livello unico della dirigenza sanitaria, sicché non trova applicazione l'art. 2103 c.c. e al sostituto non spetta il trattamento accessorio del sostituito, ma solo la prevista indennità cd. sostitutiva, senza che rilevi la prosecuzione dell'incarico oltre il termine di sei mesi per l'espletamento della procedura per la copertura del posto vacante.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 20880/2018

Legittimo licenziamento per giusta causa del medico che ha svolto incarichi esterni non autorizzati

Licenziamento per giusta causa legittimo se il medico non è stato preventivamente autorizzato a svolgere incarichi esterni che invece ha eseguito. Niente dubbi dalla Cassazione che ha confermato il licenziamento di un dirigente medico della Croce Rossa che nel 2011 e 2012 aveva svolto l’incarico di medici penitenziario con compensi annui superiori ai 100mila euro. Il dirigente medico avrebbe dovuto domandare al datore di lavoro pubblico l'autorizzazione allo svolgimento o alla conservazione dell'altro incarico.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 20555/2018

Pubblico impiego - rapporto di lavoro in regime di esclusività e incompatibilità con altro impiego

L’Azienda sanitaria datrice di lavoro aveva dichiarato la decadenza dal rapporto di lavoro a tempo determinato ed in regime di esclusività di una dottoressa che, al momento dell’assunzione, non aveva dichiarato la sua situazione di incompatibilità per essere già impegnata come medico di guardia presso una Casa di cura. L’amministrazione aveva quindi diffidato la dipendente dal rimuovere la situazione di incompatibilità entro 15 giorni pena la decadenza dall’impiego. Poiché la dottoressa aveva optato per il lavoro presso la Casa di cura era scatta la dichiarazione di decadenza. La dipendente si rivolge alla Corte e i giudici, respingendo la domanda della ricorrente ricordando che l'istituto della decadenza dal rapporto di impiego è applicabile ai dipendenti di cui all'art. 2, commi secondo e terzo, del d.lgs. 165/2001 e che in materia di pubblico impiego, la disciplina dell'incompatibilità, prevista dal DPR n. 3/1957, prevede che l'impiegato che si trovi in situazione di incompatibilità venga diffidato a cessare da tale situazione e che, decorsi quindici giorni dalla diffida, decada dall'incarico.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 20091/2018

Ferie pagabili solo per cause eccezionali

Nel settore pubblico la mancata fruizione delle ferie di per sé non dà alcun diritto alla loro monetizzazione in favore del lavoratore, a meno che questi riesca a provare che la mancata fruizione dei giorni di riposo sia stato causato da «eccezionali e motivate esigenze di servizio o da cause di forza maggiore».

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 20089/2018

La prosecuzione del rapporto di lavoro fino ai 70 anni non è un diritto ma solo una possibilità

Prolungare il rapporto di lavoro fino a 70 anni non è un diritto potestativo del dipendente, ma se l'azienda non si esprime in senso contrario si configura un comportamento concludente di consenso al mantenimento in servizio.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 18293/2018

Rischio licenziamento per abuso permessi legge 104

Con l’ordinanza n. 18293/2018, la Corte di cassazione ha confermato in via definitiva il licenziamento di una lavoratrice che, beneficiando della legge 104 per assistere la madre, si era allontanata dall'abitazione di quest'ultima e aveva approfittato di una giornata di permesso per recarsi con la propria famiglia in una nota località turistica. Si tratta infatti, come sancito nel caso di specie dal giudice di merito, di un'abusiva fruizione del permesso.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 15638/2018

Pubblico Impiego: periodo di prova - mancato superamento - licenziamento senza motivazione

I giudici respingono il ricorso di una ASL che aveva impugnato la sentenza della Corte territoriale d’Appello che aveva annullato, per mancanza di motivazione, il licenziamento di una dottoressa, per mancato superamento del periodo di prova. La Corte fa riferimento a quanto previsto dall’art. 14 del CCNL Area dirigenza medica e veterinaria dell’8.06.2000: “L'obbligo di motivazione prescritto dall'art. 14 della disposizione contrattuale ha la funzione di dimostrare che il recesso del datore di lavoro è stato determinato effettivamente da ragioni specifiche inerenti l'esito dell'esperimento della prova e non è dovuto a ragioni illecite o comunque estranee al rapporto ed in particolare a forme di discriminazione”.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 15652/2018

Diritto irrinunciabile alle ferie non godute

Dal mancato godimento delle ferie deriva il diritto del lavoratore al pagamento dell'indennità sostitutiva, che ha natura retributiva, in quanto rappresenta la corresponsione, a norma degli artt. 1463 e 2037 cod. civ., del valore di prestazioni non dovute e non restituibili in forma specifica; l'assenza di un'espressa previsione contrattuale non esclude l'esistenza del diritto a detta indennità sostitutiva, che peraltro non sussiste se il datore di lavoro dimostra di avere offerto un adeguato tempo per il godimento delle ferie, di cui il lavoratore non abbia usufruito, venendo ad incorrere, così, nella "mora del creditore".

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 15640/2018

Licenziamento disciplinare - giusta causa - giustificato motivo soggettivo - sospensione facoltativa

La Suprema Corte, accogliendo il ricorso di una ULSS avverso la sentenza della Corte territoriale che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento con preavviso intimato dall’Amministrazione ad un suo dirigente, chiarisce la natura e le differenze tra licenziamento per giusta causa, licenziamento per giustificato motivo soggettivo, sospensione facoltativa. “Dal combinato disposto degli artt. 2119 cod. civ., 1 e 3 della legge n. 604/1966 si desume che è ammessa la prosecuzione del rapporto nel periodo di preavviso per il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, mentre, per il licenziamento per giusta causa, il rapporto di lavoro viene immediatamente estinto, non essendo consentita la sua prosecuzione neppure provvisoria". Non sussistono differenziazioni qualitative fra i due diversi tipi di licenziamento disciplinare, perché il profilo distintivo attiene alla gravità della violazione contrattuale addebitata al dipendente, che è minore nell'ipotesi tipizzata dall'art. 3 della legge n. 604/1966.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 14836/2018

Per lo specialista radiologo l'indennità è automatica

L'indennità di rischio da radiazioni, prevista dall'art. 1 della l. n. 460/1988, spetta in maniera automatica e nella misura più elevata, unitamente alle connesse provvidenze del congedo biologico, della sorveglianza dosimetrica e delle visite periodiche di controllo, al personale medico e tecnico di radiologia per il quale sussiste una presunzione assoluta di esposizione a rischio, inerente alle mansioni naturalmente connesse alla qualifica rivestita; al contrario, ricade sui lavoratori che non appartengano al settore radiologico e ne domandino l'attribuzione, l'onere di dimostrare l'esposizione non occasionale, né temporanea, a rischio analogo, in base ai criteri tecnici dettati dal d.lgs. n. 230/1995.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 14402/2018

Convocazione da parte di Aran e riconoscimento della rappresentatività a livello nazionale

I giudici accolgono il ricorso presentato da una organizzazione sindacale che aveva agito ex art. 28 contro l’amministrazione datore di lavoro per lo spostamento in mobilità in sovrannumero di alcuni lavoratori - tra cui il segretario generale del sindacato - violando gli obblighi di informativa e consultazione sindacale.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 13982/2018

Misurazione della rappresentatività da parte dell'Aran

L’ARAN ha proposto ricorso avverso la sentenza della Corte d’Appello territoriale che aveva dichiarato il diritto dell’ANPO – Associazione nazionale primari ospedalieri – ad essere dichiarata associazione sindacale rappresentativa ai fini della partecipazione alla contrattazione collettiva nazionale, sulla base di alcune argomentazioni che sono invece state respinte dagli Ermellini.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 11339/2018

Vaccini: per la Cassazione legittimo il risarcimento anche per quelli non obbligatori

Nella sentenza della Corte di Cassazione n. 11339 del 10 maggio 2018 si spiega che non è costituzionalmente lecito, sulla base degli articoli 2 e 32 della Costituzione, richiedere che il singolo esponga a rischio la propria salute per un interesse collettivo, senza che la collettività stessa sia disposta a condividere, come è possibile, il peso delle eventuali conseguenze.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 11161/2018

Responsabilità dirigenziale e responsabilità disciplinare - differenze e principi di diritto

 Anche nel caso di “inosservanza delle direttive imputabili al dirigente“, ossia di comportamento nel quale potrebbe essere ravvisato un tipico inadempimento fonte di responsabilità disciplinare, il discrimine va ravvisato nel collegamento con la verifica complessiva dei risultati, sicché l'addebito assumerà valenza solo disciplinare nella ipotesi in cui l'amministrazione ritenga che la violazione in sé dell'ordine e della direttiva, in quanto inadempimento contrattuale, debba essere sanzionata; dovrà, invece, essere ricondotta alla responsabilità dirigenziale qualora la violazione medesima abbia inciso negativamente sulle prestazioni richieste al dirigente ed alla struttura dallo stesso diretta.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 10959/2018

Specilaisti interni, la Cassazione da ragione all'Enpam

Le società di capitali convenzionate devono pagare i contributi calcolati sul fatturato e non sui compensi pagati ai camici bianchi. I medici e gli odontoiatri che esercitano la professione per le società accreditate con il Ssn hanno diritto a un contributo calcolato sul fatturato delle strutture. A stabilirlo in modo inequivoco è stata la Corte di Cassazione mettendo fine a un’annosa diatriba.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 10086/2018

Niente sanzioni al lavoratore assente per un giorno senza certificato

Non si può sospendere dal servizio, con relativa perdita di stipendio, il lavoratore che si assenta per un giorno senza giustificazione. Così ha sottolineato la Cassazione, respingendo il ricorso di Poste nei confronti di un portalettere che si era assentato per un'intera giornata giustificando soltanto un paio d'ore per la visita in un ambulatorio medico e non producendo per il resto alcun certificato di malattia.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 8784/2018

Senza laurea e iscrizione all'Ordine non si può ottenere una mansione superiore

No al riconoscimento di “mansioni superiori” se, per colpa delle necessità legate alla carenza degli organici, a un infermiere generico viene assegnato un compito proprio dell’infermiere laureato e iscritto all’albo. Anzi deve rilevarsi che, per le professioni sanitarie, la carenza del titolo abilitativo specifico e della relativa iscrizione all'albo producono la totale illiceità dello svolgimento di fatto di mansioni superiori e rendono inesigibile il diritto alla corrispondente maggiore retribuzione ai sensi dell'art. 2126 cod. civ. e c’è uno stretto legame tra la richiesta del titolo di studio abilitante da parte della legge e l'incidenza dell'attività sanitaria sulla salute e sicurezza pubblica e sulla tutela dei diritti fondamentali della persona.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 8367/2018

Servizio di pronta disponibilità - assegnazione preponderante

Il ricorrente, dirigente medico presso una ASUR, riteneva di aver subito una condotta discriminante e mobbizzante a causa della preponderanza delle sue assegnazioni ai turni di prima reperibilità, e chiedeva pertanto il risarcimento del danno biologico ed esistenziale. I giudici della Cassazione respingono il ricorso ritenendo l’assegnazione in misura preponderante ai turni di prima reperibilità non sintomatica di una condotta vessatoria e mobbizzante, ma effettuata invece sulla base delle esigenze organizzative del Presidio ospedaliero.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 7844/2018

Il datore di lavoro deve evitare situazioni lavorative conflittuali di stress lavorativo

Lo straining è una situazione lavorativa di stress forzato in cui il lavoratore subisce azioni ostili anche se limitate nel numero e in parte distanziate nel tempo, ma tali da provocare in lui una modificazione in negativo della situazione lavorativa, atta ad incidere sul diritto alla salute, costituzionalmente tutelato; il datore di lavoro è tenuto ad evitare situazioni "stressogene" che diano origine ad una condizione che può ricondurre a questa forma di danno anche in caso di mancata prova di un preciso intento persecutorio.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 7440/2018

Indennità di esclusiva, vale anche l'anzianità maturata con contratti a termine «ravvicinati»

In tema di compensi spettanti al personale del SSN, il comma 3 dell'art. 12 del CCNL 1998-2001 per la Dirigenza medico veterinaria, deve essere inteso nel senso che laddove il servizio dal dirigente si sia svolto, in base a contratti a termine, sempre e soltanto alle dipendenze del SSN, non costituisce soluzione di continuità la presenza di intervalli temporali tra i diversi contratti a termine che siano conformi a quelli richiesti dalla suddetta disciplina e che, a maggior ragione, è da escludere che possa configurarsi una "soluzione di continuità" nel rapporto laddove tali intervalli siano insussistenti o minimi e la parte interessata rinuncia a far valere la prevista nullità.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 5510/2018

Al personale universitario che assume qualifica direttiva in ruoli di assistenza spetta (ancora) l'indennità "De Maria"

La Cassazione civile ha deciso che in base alla “De Maria” deve essere concessa la perequazione economica al dipendente che rientra nel personale universitario e che grazie a un concorso interno sia passato dalla posizione C4 alla D equivalente a quella di dirigente del comparto sanitario.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 5068/2018

Addio accompagnamento se l'assistenza è generica e legata ad attività non essenziali

Per la Suprema Corte, la misura spetta solo in caso di invalidità totale oppure per incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita o di deambulare senza un accompagnatore permanente.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 5066/2018

Lo stress da troppo lavoro va indennizzato

Le malattie contratte a causa dello stress lavorativo vanno indennizzate dall'Inail a prescindere dal fatto che le stesse siano o meno correlate a rischi considerati specificamente nelle apposite tabelle.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4986/2018

Non esiste il diritto ad operare sempre

La Cassazione ha spiegato che “il dirigente medico non ha un diritto soggettivo ad effettuare interventi che siano qualitativamente e quantitativamente costanti nel tempo, sicché non può opporsi a scelte aziendali che tutelino gli interessi collettivi”.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4449/2018

Rimborsi ex specializzandi, Cassazione nega aumento della borsa tra 1999 e 2006

La Suprema Corte ha chiarito che il differimento di efficacia delle modalità di remunerazione introdotte dal d.lgs. n. 368 del 1999 ai medici iscritti alle scuole di specializzazione a partire dall’anno accademico 2006-2007 non determina una irragionevole disparità di trattamento rispetto ai medici iscritti in precedenza.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4069/2018

Permessi legge 104/92 identici nel part-time

Tenuto conto delle finalità dell'istituto disciplinato dall'art. 33, L. 104/1992, attinenti a diritti fondamentali dell'individuo, deve concludersi che il diritto ad usufruire dei permessi costituisce un diritto del lavoratore non comprimibile e da riconoscersi in misura identica a quella del lavoratore a tempo pieno.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 3096/2018

Aspettativa retribuita per il dottorato, è possibile solo per i lavoratori a tempo indeterminato

L’aspettativa retribuita prevista per i dipendenti pubblici in caso di ammissione a dottorati di ricerca è fruibile esclusivamente dai lavoratori a tempo indeterminato, in quanto il diritto si fonda sulla stabilità del rapporto di lavoro e sull’interesse della Pubblica amministrazione a sfruttare le conoscenze acquisite dal proprio dipendente dopo il conseguimento del titolo accademico.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 2496/2018

Il pensionamento del dirigente obbliga la Pa al pagamento delle ferie residue

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2496/2018, ha stabilito che la Pubblica Amministrazione è obbligata al pagamento delle ferie residue per il dipendente prossimo alla pensione, a prescindere dalla mancata richiesta avanzata dallo stesso durante il rapporto di lavoro.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 1634/2018

Va certificata la malattia oltre il comporto

Le sole buste paga che riportano il numero complessivo dei giorni di assenza per malattia non sono sufficienti a costituire prova idonea del superamento del periodo di comporto posto alla base di un licenziamento. In mancanza dei certificati medici relativi ai giorni di assenza, le buste paga consegnate al dipendente, poiché costituiscono documento che proviene dal datore di lavoro, non sono sufficienti ad avvalorare la circostanza che sia stato effettivamente superato il periodo massimo di conservazione del posto di lavoro in presenza di uno stato morboso.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 1391/2018

Cure all'estero: Cassazione fissa i presupposti senza i quali non si può ottenere il rimborso

È necessario dimostrare l’urgenza della prestazione, l’indigenza di chi l’ha richiesta e il fatto che il trattamento non possa essere ottenuto rapidamente presso centri del Servizio sanitario nazionale. Per l'assenza di tali presupposti la Corte di Cassazione con la sentenza 1391/2018 ha respinto il ricorso di un italiano, recatosi in Cina per motivi di turismo, dove ha avuto bisogno di un intervento eseguito in una struttura di altissima specializzazione.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 1173/2018

Il lavoratore in malattia può dedicarsi ad attività ludiche, purché non ritardi la guarigione

Il lavoratore dipendente in malattia, sia del settore pubblico che di quello privato, deve ottemperare ad una serie di obblighi, tra i quali la reperibilità al domicilio indicato nel certificato medico di malattia per gli eventuali accertamenti sanitari nelle fasce orarie previste dalla normativa vigente. Inoltre, deve attenersi ai doveri di buona fede e correttezza nei confronti del datore di lavoro, adottando una condotta che non pregiudichi né ritardi la guarigione e, di conseguenza, il pronto rientro in servizio.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 509/2018

Licenziato il papà che non sta col figlio durante il congedo parentale

Abusa del diritto al congedo parentale chiunque non utilizzi il permesso dal lavoro esclusivamente per la cura diretta del bambino e questo giustifica il licenziamento disciplinare. La sezione lavoro della Cassazione ha così confermato la decisione della Corte d’Appello dell’Aquila nei confronti di un dipendente di una ditta di trasporti.

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