Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 8784/2018

Senza laurea e iscrizione all'Ordine non si può ottenere una mansione superiore

No al riconoscimento di “mansioni superiori” se, per colpa delle necessità legate alla carenza degli organici, a un infermiere generico viene assegnato un compito proprio dell’infermiere laureato e iscritto all’albo. Anzi deve rilevarsi che, per le professioni sanitarie, la carenza del titolo abilitativo specifico e della relativa iscrizione all'albo producono la totale illiceità dello svolgimento di fatto di mansioni superiori e rendono inesigibile il diritto alla corrispondente maggiore retribuzione ai sensi dell'art. 2126 cod. civ. e c’è uno stretto legame tra la richiesta del titolo di studio abilitante da parte della legge e l'incidenza dell'attività sanitaria sulla salute e sicurezza pubblica e sulla tutela dei diritti fondamentali della persona.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 7440/2018

Indennità di esclusiva, vale anche l'anzianità maturata con contratti a termine «ravvicinati»

In tema di compensi spettanti al personale del SSN, il comma 3 dell'art. 12 del CCNL 1998-2001 per la Dirigenza medico veterinaria, deve essere inteso nel senso che laddove il servizio dal dirigente si sia svolto, in base a contratti a termine, sempre e soltanto alle dipendenze del SSN, non costituisce soluzione di continuità la presenza di intervalli temporali tra i diversi contratti a termine che siano conformi a quelli richiesti dalla suddetta disciplina e che, a maggior ragione, è da escludere che possa configurarsi una "soluzione di continuità" nel rapporto laddove tali intervalli siano insussistenti o minimi e la parte interessata rinuncia a far valere la prevista nullità.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 5510/2018

Al personale universitario che assume qualifica direttiva in ruoli di assistenza spetta (ancora) l'indennità "De Maria"

La Cassazione civile ha deciso che in base alla “De Maria” deve essere concessa la perequazione economica al dipendente che rientra nel personale universitario e che grazie a un concorso interno sia passato dalla posizione C4 alla D equivalente a quella di dirigente del comparto sanitario.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 5068/2018

Addio accompagnamento se l'assistenza è generica e legata ad attività non essenziali

Per la Suprema Corte, la misura spetta solo in caso di invalidità totale oppure per incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita o di deambulare senza un accompagnatore permanente.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - ordinanza n. 5066/2018

Lo stress da troppo lavoro va indennizzato

Le malattie contratte a causa dello stress lavorativo vanno indennizzate dall'Inail a prescindere dal fatto che le stesse siano o meno correlate a rischi considerati specificamente nelle apposite tabelle.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4986/2018

Non esiste il diritto ad operare sempre

La Cassazione ha spiegato che “il dirigente medico non ha un diritto soggettivo ad effettuare interventi che siano qualitativamente e quantitativamente costanti nel tempo, sicché non può opporsi a scelte aziendali che tutelino gli interessi collettivi”.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4449/2018

Rimborsi ex specializzandi, Cassazione nega aumento della borsa tra 1999 e 2006

La Suprema Corte ha chiarito che il differimento di efficacia delle modalità di remunerazione introdotte dal d.lgs. n. 368 del 1999 ai medici iscritti alle scuole di specializzazione a partire dall’anno accademico 2006-2007 non determina una irragionevole disparità di trattamento rispetto ai medici iscritti in precedenza.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 4069/2018

Permessi legge 104/92 identici nel part-time

Tenuto conto delle finalità dell'istituto disciplinato dall'art. 33, L. 104/1992, attinenti a diritti fondamentali dell'individuo, deve concludersi che il diritto ad usufruire dei permessi costituisce un diritto del lavoratore non comprimibile e da riconoscersi in misura identica a quella del lavoratore a tempo pieno.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 3096/2018

Aspettativa retribuita per il dottorato, è possibile solo per i lavoratori a tempo indeterminato

L’aspettativa retribuita prevista per i dipendenti pubblici in caso di ammissione a dottorati di ricerca è fruibile esclusivamente dai lavoratori a tempo indeterminato, in quanto il diritto si fonda sulla stabilità del rapporto di lavoro e sull’interesse della Pubblica amministrazione a sfruttare le conoscenze acquisite dal proprio dipendente dopo il conseguimento del titolo accademico.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 2496/2018

Il pensionamento del dirigente obbliga la Pa al pagamento delle ferie residue

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2496/2018, ha stabilito che la Pubblica Amministrazione è obbligata al pagamento delle ferie residue per il dipendente prossimo alla pensione, a prescindere dalla mancata richiesta avanzata dallo stesso durante il rapporto di lavoro.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 1634/2018

Va certificata la malattia oltre il comporto

Le sole buste paga che riportano il numero complessivo dei giorni di assenza per malattia non sono sufficienti a costituire prova idonea del superamento del periodo di comporto posto alla base di un licenziamento. In mancanza dei certificati medici relativi ai giorni di assenza, le buste paga consegnate al dipendente, poiché costituiscono documento che proviene dal datore di lavoro, non sono sufficienti ad avvalorare la circostanza che sia stato effettivamente superato il periodo massimo di conservazione del posto di lavoro in presenza di uno stato morboso.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 1391/2018

Cure all'estero: Cassazione fissa i presupposti senza i quali non si può ottenere il rimborso

È necessario dimostrare l’urgenza della prestazione, l’indigenza di chi l’ha richiesta e il fatto che il trattamento non possa essere ottenuto rapidamente presso centri del Servizio sanitario nazionale. Per l'assenza di tali presupposti la Corte di Cassazione con la sentenza 1391/2018 ha respinto il ricorso di un italiano, recatosi in Cina per motivi di turismo, dove ha avuto bisogno di un intervento eseguito in una struttura di altissima specializzazione.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 1173/2018

Il lavoratore in malattia può dedicarsi ad attività ludiche, purché non ritardi la guarigione

Il lavoratore dipendente in malattia, sia del settore pubblico che di quello privato, deve ottemperare ad una serie di obblighi, tra i quali la reperibilità al domicilio indicato nel certificato medico di malattia per gli eventuali accertamenti sanitari nelle fasce orarie previste dalla normativa vigente. Inoltre, deve attenersi ai doveri di buona fede e correttezza nei confronti del datore di lavoro, adottando una condotta che non pregiudichi né ritardi la guarigione e, di conseguenza, il pronto rientro in servizio.

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 509/2018

Licenziato il papà che non sta col figlio durante il congedo parentale

Abusa del diritto al congedo parentale chiunque non utilizzi il permesso dal lavoro esclusivamente per la cura diretta del bambino e questo giustifica il licenziamento disciplinare. La sezione lavoro della Cassazione ha così confermato la decisione della Corte d’Appello dell’Aquila nei confronti di un dipendente di una ditta di trasporti.

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