Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 39733/2018

Niente "non punibilità" secondo le legge Gelli-Bianco se c'è negligenza per disattenzione e non sono state rispettate le linee guida

A stabilirlo è stata la quarta sezione penale della Cassazione (sentenza 39733/2018), secondo la quale la norma prevede l'esclusione della punibilità solo se siano state rispettate le linee guida o le buone pratiche, purché siano adeguate alle specificità del caso. La Cassazione ha dato ragione alla Corte d'Appello  che ha accertato “la ricorrenza di profili di colpa per negligenza a carico del secondo operatore. Da tanto consegue l'inapplicabilità della novella alla fattispecie per cui è giudizio, che involge profili di colpa estranei dall'ambito applicativo della invocata causa di non punibilità, ex art. 590-sexies, cod. pen.”.

Corte di Cassazione - IV Sezione Penale - sentenza n. 38007/2018

La struttura non si assolve per la "tenuità" del danno

Condannato un sanitario della struttura per lesioni gravi e la struttura stessa quale "responsabile civile" al risarcimento del danno. La struttura non si assolve per la "tenuità del fatto" compiuto dal medico.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 37794/2018

Colpa medica grave: serve un'analisi critica

Per stabilire se la condotta di un medico sia o meno sussumibile nell'ambito della colpa per imperizia, il giudice deve indicare le ragioni della sua valutazione sia in relazione alla fonte, sia in relazione alla natura della regola di condotta. Solo così è possibile valutare correttamente la possibilità di applicare retroattivamente la disciplina dettata dalla legge Gelli a ipotesi verificatesi durante la vigenza del decreto Balduzzi. Si tratta di indicazioni fornite nella sentenza n. 37794/2018, con la precisazione che l'art. 6 della legge Gelli "attiene al profilo squisitamente tecnico-scientifico dell'arte medica, e dunque regola la sola colpa per imperizia, consentendo al sanitario di conoscere quali saranno i parametri di valutazione del suo operato professionale qualora il caso concreto sia suscettibile di essere inquadrato in procedure prescritte da linee-guida ufficiali o da buone pratiche clinico-assistenziali".

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 36723/2018

Imperizia e omissione: tra fine 2012 e inizio 2017 si applica la Balduzzi per la colpa grave

La Balduzzi “batte” la Gelli per i fatti di colpa medica commessi tra il 14 settembre 2012 e il 1° aprile 2017, da quando la prima legge è entrata in vigore quindi, fino all’applicazione ufficiale della seconda, “in quanto più favorevole”. A deciderlo è stata la quarta sezione penale della Cassazione (sentenza 36723/2018) che ha ricalcato le indicazioni delle Sezioni Unite (sentenza 8770/2018) circa l’utilizzo delle due leggi in caso di fatti penali inquadrabili nella colpa sanitaria, ribadendo che la Balduzzi prevale sulla Gelli/Bianco in quanto vera e propria abolitio criminis, invece della causa di non punibilità prevista dalla normativa del 2017.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 33405/2018

Imperizia e imprudenza si configurano se il medico corre più volte lo stesso rischio pregiudicando la salute del paziente

Correre più volte lo stesso rischio, nonostante se ne conosca l’origine, può configurare per il medico imperizia e imprudenza. In questo senso la Cassazione ha accolto il ricorso del Pm e delle parti civili contro l’assoluzione di un’anestesista, accusata di aver provocato la morte di bimbo di 17 mesi dopo aver tentato per sette volte di incannulare le vene del collo del paziente, anche se in assenza di un rischio immediato di vita e nell’ambito di un intervento programmato.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 31628/2018

L'urgenza esclude l'obbligo di consenso informato

Secondo la Cassazione salvare la vita di un paziente prevale su tutto il resto, specie in caso di emergenza e se il paziente (in questo caso con patologia psichiatrica) non è in grado di esprimere il consenso. Il medico ha l’obbligo di procedere alle cure necessarie, predisponendo i presidi e i trattamenti per prevenire conseguenze pregiudizievoli o, addirittura, letali.

Corte di Cassazione - II sezione Penale - Sentenza n. 29386/2018

Confermata condanna a 7 anni per aggressione e rapina alla guardia medica

L’ambulatorio della Guardia Medica si configura come privata dimora dal momento che, quantomeno in parte, il medico ha spazi privati per il riposo. Con questa affermazione è stata confermata, ad opera della seconda sezione della Corte di Cassazione penale con sentenza n. 29386/2018, la pena di 7 anni di reclusione per sequestro di persona e rapina, nei confronti di due dottoresse della guardia medica.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 29133/2018

Responsabilità medica: la Cassazione ribadisce l’importanza del riferimento alle linee guida e condanna due medici

Due medici erano stati accusati di aver provocato la morte di un paziente, omettendo di somministrare la terapia eparinica indicata dalle linee guida. Gli imputati si erano appellati al principio della "colpa lieve" della Balduzi ma per la Cassazione ciò può valere solo se comunque ci si è attenuti alle linee guida.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 29083/2018

Non condannabile il medico che non può eseguire una diagnosi certa durante visita domiciliare

Assolto dalla Cassazione un medico condannato dalla Corte d'Appello per aver omesso, dopo aver visitato la paziente, di adottare le tecniche diagnostiche che necessarie a individuare la patologia in atto che aveva successivamente condotto a morte la donna perché non si dava alcuna spiegazione sulla effettiva possibilità per il medico, nel corso della visita domiciliare, di poter effettuare ragionevolmente una diagnosi differenziale che gli consentisse di valutare la necessità di prescrivere antibiotici contro una infezione batterica in atto.

Corte di Cassazione - IV Sezione penale - sentenza n. 27420/2018

Cura con omeopatia: sospeso dal servizio

La Cassazione sancisce la legittimità della misura della sospensione dalla professione prevista dal GIP e poi confermata dal Tribunale per il medico che cagiona la morte di un paziente ostinandosi a curarlo in maniera alternativa con l'omeopatia, ignorando quanto prescritto nei protocolli.

Corte di Cassazione - II Sezione penale - sentenza n. 25976/2018

Intramoenia. Se il medico non ha autorizzazione formale e non versa quota all'azienda è peculato

L'Intramoenia deve essere formalmente autorizzata dalla struttura pubblica che deve anche ricevere dalla visita e/o dalla prestazione il suo corrispettivo. Altrimenti, come ha deciso la Cassazione, seconda sezione penale, con la sentenxa 25976/2018, il reato è quello di peculato, appropriazione indebita, cioè, o distrazione a profitto proprio o altrui, di denaro o altro bene mobile appartenente ad altri, commessa da un pubblico ufficiale che ne abbia il possesso in ragione del suo ufficio.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 22007/2018

Responsabilità sanitaria. In equipe la colpa è di tutti

Il singolo professionista che fa parte di un'équipe non può mai essere considerato unico repsonsabile di un danno al paziente (in questo caso deceduto), ma ogni componente deve controllare che gli altri svolgano bene i propri compiti.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 24384/2018

Non è corretto escludere l'imperizia sulla base del valore del medico

Secondo la Cassazione non è corretto escludere l'imperizia sulla base del valore del medico. Per la Corte i giudici di primo grado avevano escluso l'imperizia scegliendo l'imprudenza per evitare la non punibilità prevista dalla legge Gelli-Bianco. Allo stesso modo hanno omesso di verificare il grado di colpa che, se lieve, avrebbe fatto scattare gli effetti della Balduzzi per chi segue le linee guida anche in caso di imperizia, negligenza o imprudenza.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - Sentenza n. 21868/2018

Non c'è responsabilità medica se alla dimissione il paziente non stava male

Non c'è responsabilità medica per il medico che abbia agito secondo un protocollo e un suo convincimento sulla condizione di un paziente, anche se questo, una volta dimesso dalla struttura sanitaria,  non ha risolto i problemi che aveva al momento del ricovero.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 18334/2018

Il primario non è responsabile delle colpe dei medici subordinati a cui ha affidato il paziente

Il primario non è responsabile delle colpe dei medici subordinati cui ha affidato il paziente. A deciderlo la Cassazione 18334/2018 della IV sezione Penale secondo cui deve escludersi che il primario abbia effettivamente in carico la cura di tutti i malati ricoverati nel proprio reparto: l'organizzazione del lavoro attraverso l'assegnazione dei pazienti (anche) ad altri medici assolve a una funzione di razionalizzazione dell'erogazione del servizio sanitario attraverso cui sono suddivisi con precisione ruoli e competenze all'interno del reparto.

Corte di Cassazione - VI sezione Penale - sentenza n. 24952/2018

Non è omissione di atti d'ufficio il comportamento del medico che interrompe intervento perchè manca il secondo chirurgo

La Corte di Cassazione ha assolto un medico accusato in primo grado del reato previsto dall'articolo 328 del codice penale (omissione di atti d'ufficio) "perchè il fatto non sussiste", ritenendo legittimo il rifiuto del medico a proseguire un'operazione in assenza del secondo chirurgo su una paziente con problemi di obesità e cuore e col rischio che svanissero prima della conclusione dell'intervento gli effetti necessari dell'anestesia.

Corte di Cassazione - III sezione Penale - sentenza n. 17126/2018

Spese mediche false nel 730: è reato

Chi detrae false spese mediche nel 730, commette il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Si tratta di prestazioni irreali e pertanto il documento che le certifica costituisce il falso che integra il delitto tributario. A fornire questo chiarimento è la Cassazione, con la sentenza 17126.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 15178/2018

Lo specialista non deve limitarsi al controllo del paziente secondo la sua specialità

Secondo la Cassazione la limitazione della responsabilità va ricercata solo nel caso in cui il medico abbia agito secondo la best practice, senza che ci sia stato alcun errore diagnostico per negligenza o imprudenza e ha quindi respinto il ricorso del neurologo. L'errore commesso dal medico era quello di non aver pensato a un'origine cardiaca degli svenimenti e quindi di non aver sottoposto il paziente a un esame elettrocardiografico.

Corte di Cassazione - III sezione Penale - sentenza n. 14033/2018

Responsabilità medica: il nesso di causalità va sempre accertato

Anche se la somministrazione di una terapia non è corretta dal punto di vista sanitario, il medico non risponde se tale azione non ha determinato il danno subito dal paziente. In materia di responsabilità medica è sempre imprescindibile accertare la sussistenza del nesso di causalità tra l'operato del sanitario e le conseguenze dannose lamentate dal paziente.

Corte di Cassazione - Penale S.U. - sentenza n. 8770/2018

L'ambito applicativo della previsione di "non punibilità"

La Corte di Cassazione ha esaminato la questione relativa a quale debba essere l’ambito applicativo della previsione di “non punibilità” con riferimento alla responsabilità colposa dell’esercente la professione sanitaria per morte e lesioni introdotta dalla L. 24/2017, stabilendo: ”L’esercente la professione sanitaria risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali derivanti dall’esercizio di attività medico-chirurgica: a) se l’evento si è verificato per colpa (anche ”lieve”) da negligenza o imprudenza; b) se l’evento si è verificato per colpa (anche ”lieve”) da imperizia quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee-guida o dalle buone pratiche clinico-assistenziali; c) se l’evento si è verificato per colpa (anche ”lieve”) da imperizia nella individuazione e nella scelta di linee-guida o di buone pratiche clinico-assistenziali non adeguate alla specificità del caso concreto; se l’evento si è verificato per colpa “grave” da imperizia nell’esecuzione di raccomandazioni di linee-guida o buone pratiche clinico-assistenziali adeguate, tenendo conto del grado di rischio da gestire e delle speciali difficoltà dell’atto medico”.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 7659/2018

Assolto il sanitario che convince il malato a curarsi con l'ayurvedica

La Cassazione (sentenza 7659/2018) ha rinviato alla Corte d'appello per un "vizio di mancanza di motivazione" la condanna di un medico che aveva convinto un paziente malato di cancro poi deceduto a curarsi secondo la medicina ayurvedica perché non era stato valutato se il paziente, praticando le terapie tradizionali, sarebbe guarito, sarebbe sopravvissuto più a lungo o avrebbe sofferto di meno (giudizio controfattuale).

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 3869/2018

Responsabilità medica: la grave negligenza del medico di base non può essere scusata

Non solo ricette: il medico di famiglia deve ascoltare e visitare il paziente che lamenta un disturbo, anche lui deve seguire le best practice e consigliare il paziente secondo le linee guida. La Cassazione ha giudicato “abnorme” la condotta del medico, condannato per omicidio colposo, ritenendo di nessun rilievo che il ruolo del medico di base dovrebbe essere qualificato quasi come un ruolo amministrativo, neppure inquadrabile nell'arte sanitaria e limitato alla prescrizione di medicinali.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 2354/2018

Rilevanza della mancata acquisizione consenso conme elemento della colpa del medico

Il giudizio sulla sussistenza della colpa non presenta differenze di sorta a seconda che vi sia stato o no il consenso informato del paziente. Con la importante precisazione che non è di regola possibile fondare la colpa sulla mancanza di consenso, perché l’obbligo di acquisire il consenso informato non integra una regola cautelare la cui inosservanza influisce sulla colpevolezza: l’acquisizione del consenso non è preordinata ad evitare fatti dannosi prevedibili, ma a tutelare il diritto alla salute e, soprattutto, il diritto alla scelta consapevole.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 822/2018

Responsabilità medica: la patologia derivante da malasanità va identificata

Quando è chiamato ad affrontare un caso di malasanità, il giudice deve indagare l'esatta patologia derivante dalla condotta del medico, mettendo in atto tutte le indagini e gli approfondimenti a tal fine necessari. Almeno ai fini civili, non è infatti possibile limitarsi a prendere atto del chiaro peggioramento delle condizioni del paziente e questo è quanto si evince dalla sentenza numero 822/2018 della Corte di cassazione, relativa a un caso di responsabilità dello psicoterapeuta.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 05/2018

È colpevole l’infermiere che non avvisa il medico del peggioramento del paziente

La IV sezione penale della Corte di Cassazione ha chiarito che tra le due figure, medico e infermiere, deve esserci un rapporto di massima  collaborazione. L’infermiere deve vigilare sul decorso post-operatorio, proprio per consentire se necessario l’intervento del medico. E l’infermiere oggi va considerato non più “ausiliario del medico”, ma “professionista sanitario”. Se il paziente peggiora e l'infermiere non avvisa in tempo il medico è colpevole di un "errore clamoroso” che è costato la vita al paziente.

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