Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 3869/2018

Responsabilità medica: la grave negligenza del medico di base non può essere scusata

Non solo ricette: il medico di famiglia deve ascoltare e visitare il paziente che lamenta un disturbo, anche lui deve seguire le best practice e consigliare il paziente secondo le linee guida. La Cassazione ha giudicato “abnorme” la condotta del medico, condannato per omicidio colposo, ritenendo di nessun rilievo che il ruolo del medico di base dovrebbe essere qualificato quasi come un ruolo amministrativo, neppure inquadrabile nell'arte sanitaria e limitato alla prescrizione di medicinali.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 2354/2018

Rilevanza della mancata acquisizione consenso conme elemento della colpa del medico

Il giudizio sulla sussistenza della colpa non presenta differenze di sorta a seconda che vi sia stato o no il consenso informato del paziente. Con la importante precisazione che non è di regola possibile fondare la colpa sulla mancanza di consenso, perché l’obbligo di acquisire il consenso informato non integra una regola cautelare la cui inosservanza influisce sulla colpevolezza: l’acquisizione del consenso non è preordinata ad evitare fatti dannosi prevedibili, ma a tutelare il diritto alla salute e, soprattutto, il diritto alla scelta consapevole.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 822/2018

Responsabilità medica: la patologia derivante da malasanità va identificata

Quando è chiamato ad affrontare un caso di malasanità, il giudice deve indagare l'esatta patologia derivante dalla condotta del medico, mettendo in atto tutte le indagini e gli approfondimenti a tal fine necessari. Almeno ai fini civili, non è infatti possibile limitarsi a prendere atto del chiaro peggioramento delle condizioni del paziente e questo è quanto si evince dalla sentenza numero 822/2018 della Corte di cassazione, relativa a un caso di responsabilità dello psicoterapeuta.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 05/2018

È colpevole l’infermiere che non avvisa il medico del peggioramento del paziente

La IV sezione penale della Corte di Cassazione ha chiarito che tra le due figure, medico e infermiere, deve esserci un rapporto di massima  collaborazione. L’infermiere deve vigilare sul decorso post-operatorio, proprio per consentire se necessario l’intervento del medico. E l’infermiere oggi va considerato non più “ausiliario del medico”, ma “professionista sanitario”. Se il paziente peggiora e l'infermiere non avvisa in tempo il medico è colpevole di un "errore clamoroso” che è costato la vita al paziente.

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