Corte di Cassazione - IV sezione Penale - Sentenza n. 21868/2018

Non c'è responsabilità medica se alla dimissione il paziente non stava male

Non c'è responsabilità medica per il medico che abbia agito secondo un protocollo e un suo convincimento sulla condizione di un paziente, anche se questo, una volta dimesso dalla struttura sanitaria,  non ha risolto i problemi che aveva al momento del ricovero.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 18334/2018

Il primario non è responsabile delle colpe dei medici subordinati a cui ha affidato il paziente

Il primario non è responsabile delle colpe dei medici subordinati cui ha affidato il paziente. A deciderlo la Cassazione 18334/2018 della IV sezione Penale secondo cui deve escludersi che il primario abbia effettivamente in carico la cura di tutti i malati ricoverati nel proprio reparto: l'organizzazione del lavoro attraverso l'assegnazione dei pazienti (anche) ad altri medici assolve a una funzione di razionalizzazione dell'erogazione del servizio sanitario attraverso cui sono suddivisi con precisione ruoli e competenze all'interno del reparto.

Corte di Cassazione - III sezione Penale - sentenza n. 17126/2018

Spese mediche false nel 730: è reato

Chi detrae false spese mediche nel 730, commette il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Si tratta di prestazioni irreali e pertanto il documento che le certifica costituisce il falso che integra il delitto tributario. A fornire questo chiarimento è la Cassazione, con la sentenza 17126.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 15178/2018

Lo specialista non deve limitarsi al controllo del paziente secondo la sua specialità

Secondo la Cassazione la limitazione della responsabilità va ricercata solo nel caso in cui il medico abbia agito secondo la best practice, senza che ci sia stato alcun errore diagnostico per negligenza o imprudenza e ha quindi respinto il ricorso del neurologo. L'errore commesso dal medico era quello di non aver pensato a un'origine cardiaca degli svenimenti e quindi di non aver sottoposto il paziente a un esame elettrocardiografico.

Corte di Cassazione - III sezione Penale - sentenza n. 14033/2018

Responsabilità medica: il nesso di causalità va sempre accertato

Anche se la somministrazione di una terapia non è corretta dal punto di vista sanitario, il medico non risponde se tale azione non ha determinato il danno subito dal paziente. In materia di responsabilità medica è sempre imprescindibile accertare la sussistenza del nesso di causalità tra l'operato del sanitario e le conseguenze dannose lamentate dal paziente.

Corte di Cassazione - Penale S.U. - sentenza n. 8770/2018

L'ambito applicativo della previsione di "non punibilità"

La Corte di Cassazione ha esaminato la questione relativa a quale debba essere l’ambito applicativo della previsione di “non punibilità” con riferimento alla responsabilità colposa dell’esercente la professione sanitaria per morte e lesioni introdotta dalla L. 24/2017, stabilendo: ”L’esercente la professione sanitaria risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali derivanti dall’esercizio di attività medico-chirurgica: a) se l’evento si è verificato per colpa (anche ”lieve”) da negligenza o imprudenza; b) se l’evento si è verificato per colpa (anche ”lieve”) da imperizia quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee-guida o dalle buone pratiche clinico-assistenziali; c) se l’evento si è verificato per colpa (anche ”lieve”) da imperizia nella individuazione e nella scelta di linee-guida o di buone pratiche clinico-assistenziali non adeguate alla specificità del caso concreto; se l’evento si è verificato per colpa “grave” da imperizia nell’esecuzione di raccomandazioni di linee-guida o buone pratiche clinico-assistenziali adeguate, tenendo conto del grado di rischio da gestire e delle speciali difficoltà dell’atto medico”.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 7659/2018

Assolto il sanitario che convince il malato a curarsi con l'ayurvedica

La Cassazione (sentenza 7659/2018) ha rinviato alla Corte d'appello per un "vizio di mancanza di motivazione" la condanna di un medico che aveva convinto un paziente malato di cancro poi deceduto a curarsi secondo la medicina ayurvedica perché non era stato valutato se il paziente, praticando le terapie tradizionali, sarebbe guarito, sarebbe sopravvissuto più a lungo o avrebbe sofferto di meno (giudizio controfattuale).

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 3869/2018

Responsabilità medica: la grave negligenza del medico di base non può essere scusata

Non solo ricette: il medico di famiglia deve ascoltare e visitare il paziente che lamenta un disturbo, anche lui deve seguire le best practice e consigliare il paziente secondo le linee guida. La Cassazione ha giudicato “abnorme” la condotta del medico, condannato per omicidio colposo, ritenendo di nessun rilievo che il ruolo del medico di base dovrebbe essere qualificato quasi come un ruolo amministrativo, neppure inquadrabile nell'arte sanitaria e limitato alla prescrizione di medicinali.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 2354/2018

Rilevanza della mancata acquisizione consenso conme elemento della colpa del medico

Il giudizio sulla sussistenza della colpa non presenta differenze di sorta a seconda che vi sia stato o no il consenso informato del paziente. Con la importante precisazione che non è di regola possibile fondare la colpa sulla mancanza di consenso, perché l’obbligo di acquisire il consenso informato non integra una regola cautelare la cui inosservanza influisce sulla colpevolezza: l’acquisizione del consenso non è preordinata ad evitare fatti dannosi prevedibili, ma a tutelare il diritto alla salute e, soprattutto, il diritto alla scelta consapevole.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 822/2018

Responsabilità medica: la patologia derivante da malasanità va identificata

Quando è chiamato ad affrontare un caso di malasanità, il giudice deve indagare l'esatta patologia derivante dalla condotta del medico, mettendo in atto tutte le indagini e gli approfondimenti a tal fine necessari. Almeno ai fini civili, non è infatti possibile limitarsi a prendere atto del chiaro peggioramento delle condizioni del paziente e questo è quanto si evince dalla sentenza numero 822/2018 della Corte di cassazione, relativa a un caso di responsabilità dello psicoterapeuta.

Corte di Cassazione - IV sezione Penale - sentenza n. 05/2018

È colpevole l’infermiere che non avvisa il medico del peggioramento del paziente

La IV sezione penale della Corte di Cassazione ha chiarito che tra le due figure, medico e infermiere, deve esserci un rapporto di massima  collaborazione. L’infermiere deve vigilare sul decorso post-operatorio, proprio per consentire se necessario l’intervento del medico. E l’infermiere oggi va considerato non più “ausiliario del medico”, ma “professionista sanitario”. Se il paziente peggiora e l'infermiere non avvisa in tempo il medico è colpevole di un "errore clamoroso” che è costato la vita al paziente.

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