Area stampa

Spreco di farmaci: dai vaccini agli antibiotici, perché bruciamo risorse e cure. UPDAY NEWS 

Responsive image

leggi l'articolo sul sito www.upday.com

Dosi che rimangono nelle fiale e medicine scadute, a fronte di una crescita sensibile della spesa farmaceutica. Qual è la situazione oggi e perché il futuro potrebbe essere diverso secondo un espertoIntervista a Pierino Di Silverio, Responsabile Nazionale Anaao Giovani

In piena campagna vaccinale è giustamente considerato insopportabile perdere anche solo una frazione della dose contro la Covid-19. Ma in Italia i medicinali non utilizzati prima della scadenza o prescritti impropriamente, oppure gettati nel cestino dopo un parziale consumo, sono tanti. Lo spreco ha un costo che è sia economico, pari a circa otto miliardi di euro (secondo un calcolo denunciato pubblicamente nel 2018 del consigliere di Aifa Claudio Gaudio), sia etico poiché medicinali cruciali non svolgono alla fine il presupposto per il quale sono stati creati, ossia curare.

Quanto è grande il fenomeno? Non è semplice dirlo, perché fotografare l'uso e il consumo è prassi - se ne occupa per esempio l'Aifa con un report annuale - mentre risulta più difficile individuare dove sta e quanto è grande l'abuso (sovra-utilizzo) e lo spreco (sotto-utilizzo). Già nel 2014 uno studio di Anaoo Assomed-Anaoo Giovani, sindacato medico italiano, sollevava il problema dell’utilizzo improprio di risorse in correlazione alla spesa farmaceutica. Oggi sappiamo che c'è particolare attenzione sull'uso responsabile e appropriato degli antibiotici (categoria a più elevato utilizzo nella popolazione) e che nel 2019 la spesa pubblica per l'acquisto di medicinali ha registrato un notevole incremento (+10,9%) rispetto al 2018. Ma sul resto a che punto siamo?

Perché avviene lo spreco?
La dinamica degli sprechi ha diversi snodi, come ci racconta il dott. Pierino di Silverio, Responsabile Nazionale del Settore Anaao Giovani. Si buttano farmaci integri scaduti nelle case dei pazienti o in ospedale, oppure si gettano via parti della confezione aperta, perché superflui rispetto alla reale necessità. Secondo uno studio del British Medical Journal citato da Anaoo, solo il confezionamento di farmaci costosi, come quelli oncologici, contiene una quantità di principio attivo superiore a quella necessaria e calcola che il 10% del volume dei farmaci erogati finirà nel cestino, l’equivalente di 1,6 miliardi di euro. Servono inoltre molte risorse per smaltirli e, se il loro destino non è immediatamente il cestino, essi possono essere recuperati dalle onlus come Banco farmaceutico che però nella sua azione non può redistribuire le fiale aperte o scadute.

Tra le dosi di vaccino anti-Covid non utilizzate o in eccesso raccontate dalla cronaca e il fenomeno generale della farmaco-dispersione ci sono alcuni punti di contatto. “La vicenda dei vaccini ‘sprecati’ - continua di Silverio - ha messo in luce una serie di questioni chiave. Prima di tutto il fatto che in un qualsiasi processo di cura bisogna coinvolgere molto di più la popolazione e il personale sanitario. La campagna vaccinale non è stata preceduta da una campagna comunicativa omogenea che avrebbe invece infuso grande sicurezza nell’utilizzo dei vaccini. Il caso AstraZeneca dimostra in parte questa insicurezza e fragilità nella percezione dei vaccini. La campagna vaccinale è partita contestualmente a un’organizzazione non ancora completa e questo ha causato eterogeneità nel lavoro delle Regioni che in alcuni casi erano organizzate già per recuperare le dosi ‘avanzate’, ma in altri casi non lo erano. Se da una singola confezione puoi ricavare una terza dose, questo va pianificato e comunicato chiaramente prima di inviare i vaccini, mentre ogni realtà ha fatto a modo proprio. Per questo c’è stato dello spreco anche se oggi le cose stanno cambiando”.

Le soluzioni
Contrastare lo spreco va da una migliore appropriatezza della prescrizione, che viene ritenuta più efficace se aderisce a standard predefiniti, all’aumento dell’aderenza alla terapia da parte del paziente, alla riduzione dell’overstocking (farmaci che scadono prima dell’uso ancora prima di essere distribuiti) da parte delle farmacie territoriali e ospedaliere, fino a pensare ai farmaci in vendita sfusa. “Vanno migliorati tanti aspetti - aggiunge di Silverio - si può andare anche ad analizzare le cause in profondità. Un punto è la mancata prevenzione. Due anni fa abbiamo monitorato che la spesa nel campo era appena del 4% e questo fa crescere i costi poiché peggiora le condizioni di salute della popolazione. Sui farmaci devono essere centralizzati gli acquisti e i beni, va misurata di volta in volta il merito e l’efficienza, vanno stabilite terapie standardizzate ed omogenee; non può essere che per ogni patologia esistano 3, 4 protocolli. Sui farmaci sfusi, il problema è che è un’idea che noi importiamo da altri Paesi come l’America. Invece credo vada individuata una metodologia nostra. Sarebbe meglio rendere più efficiente la cosiddetta Health Technology Assessment (HTA), (ossia tutta quella tecnologia in grado di migliorare la sanità o capace di automatizzare certi suoi aspetti ndr) e che oggi non è stata per nulla sviluppata. Pensiamo alla cartella sanitaria elettronica. Non è ancora considerata centrale e in alcune Regioni non è proprio partita. È impensabile che non sia utilizzata nella gestione del paziente per tenere traccia delle informazioni”.

C’è però un dato più positivo: il coronavirus ha smascherato alcune debolezze strutturali: “Con la Covid-19 stiamo assistendo alla ricerca di una terapia unica e gold standard. Com’è logico in una prima fase è probabile che aumenterà lo spreco, data la mancanza di unità prescrittiva e terapeutica e dato che si tratta di una patologia nuova. Oggi però si va verso la ricerca di una standardizzazione terapeutica e questo può rappresentare una pietra miliare per un nuovo modo di fare terapia. Una cura omogenea, certificata e condivisa che viene fatta capire al paziente in modo che possa aderirvi al massimo e con l’aiuto delle tecnologia. Questo può aiutarci contro gli sprechi”.

 

Card image cap
Altri articoli

Segreteria Nazionale sede di Roma
Via San Martino della Battaglia, 31 - 00185 ROMA
Telefono 064245741 - Fax 0648903523
segreteria.nazionale@anaao.it - segreteria.nazionale@anaao.postecert.it