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Emergenza Covid-19: la voce degli specializzandi non medici.

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L’emergenza sanitaria che il nostro Paese sta vivendo ha messo in luce i gravi problemi della Sanità a causa di decennali e continuativi tagli dei finanziamenti e ad una mancata e non corretta programmazione. Allo stesso tempo è stata l’occasione per far conoscere tutte le professioni sanitarie che quotidianamente sono impiegate per il corretto funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale anche se con trattamenti diversi tra le varie categorie. Questo è il caso degli Specializzandi Sanitari non medici.
Nel corso di questi mesi i tre rappresentanti degli specializzandi sanitari di area sanitaria (Davide Gurrera, Specializzandi in Fisica Medica; Gianfranco La Bella, Specializzandi Biologi/Biotecnologi; Antonio Pirrone, Specializzandi in Farmacia Ospedaliera) si sono rivolti al Governo, ai Presidenti di tutti gli Ordini delle professioni di area sanitaria e recentemente si sono confrontati in un webinar con i vertici di Anaao Assomed.
L’enorme finanziamento a favore del Servizio Sanitario Nazionale inserito nel “Decreto Rilancio” ha infatti escluso ancora una volta la categoria degli specializzandi di area sanitaria (biologi/biotecnologi, fisici, farmacisti, chimici, psicologi, veterinari) dalla possibilità di ricevere il giusto riconoscimento economico per il duro lavoro che svolgono quotidianamente durante il percorso di formazione specialistica. Ci dispiace far presente che questa è una visione miope e frammentaria della sanità, che vede solo una parte delle professioni coinvolte per il funzionamento del SSN. Perché tutti, medici e “non-medici”, assurgono agli stessi altissimi livelli di formazione, sono necessari per l’erogazione della più alta assistenza sanitaria e svolgono già una indispensabile funzione di supporto durante il tirocinio formativo.
Eppure, in questi mesi di emergenza sanitaria è stata unanime la richiesta di aumentare la capacità analitica (i cosiddetti "tamponi a tappeto") senza far presente che nei laboratori di microbiologia, dove si analizzano i tamponi, ci sono specializzandi Biologi/Biotecnologi che lavorano a titolo gratuito, esposti in prima linea al rischio di contagio e con turni massacranti, al pari dei colleghi medici impegnati nei reparti. Ma non solo tamponi e SARS-CoV 2. Gli specializzandi Biologi/Biotecnologi, con grande senso di responsabilità e senso del dovere, hanno continuato e continuano ad assicurare la loro presenza all’interno dei laboratori clinici ospedalieri per garantire i servizi diagnostici indispensabili.
Sempre durante questi mesi di emergenza sanitaria, i Fisici Medici hanno svolto un ruolo essenziale, continuando a lavorare nelle diverse strutture sanitarie a fianco dei colleghi medici radio-oncologi per assicurare l’ottimizzazione dei piani di trattamento per i pazienti oncologici e assicurando inoltre i necessari controlli di qualità ai tomografi TC e ai tanti nuovi apparecchi radiologici utilizzati – com'è noto – a supporto della corretta diagnosi da COVID-19; ed esattamente come il resto del personale sanitario, hanno rischiato e rischiano di essere contagiati.
I Farmacisti Ospedalieri hanno garantito e stanno tuttora garantendo, in questo stato di emergenza, la dispensazione di tutti i dispositivi medici e di protezione individuale necessari, dei farmaci utilizzati nei protocolli off-label, l'erogazione dei farmaci per le terapie di supporto oltre all'approvvigionamento/produzione di formulazioni di gel idroalcolico per la disinfezione-mani. Allo stesso modo i Farmacisti dei Servizi Farmaceutici Territoriali hanno avuto un ruolo primario per garantire la continuità assistenziale ai pazienti domiciliari più fragili, assicurando l'erogazione di farmaci e dispositivi salvavita, non presenti nelle farmacie di comunità, in continuità assistenziale tra ospedale e territorio.
Una piccola vittoria per gli specializzandi di area sanitaria, è stata conquistata con l’emendamento del “Decreto Rilancio” che ha aperto l’accesso ai concorsi per la dirigenza sanitaria anche agli specializzandi non medici a partire dal penultimo anno di specializzazione. Ma questo è solo un “piccolo tassello” nella lotta per il riconoscimento di pari trattamento per gli specializzandi area sanitaria. Inoltre molte aziende sanitarie continuano ad ignorare la norma.
Il grande finanziamento del “Recovery Found” può essere l’occasione per sanare finalmente questa assurda situazione. Si tratta di porre fine ad una condizione discriminatoria nei confronti di professionisti sanitari che contribuiscono tutti insieme al funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale e che non possono più restare nell'ombra. Il problema affonda le sue radici anche in una mancata programmazione dei fabbisogni del personale della dirigenza sanitaria, mai effettuata, che ad oggi paga più di tutte le altre categorie l'uscita di centinaia di unità dal mondo del lavoro per i pensionamenti, oltre alla diminuzione di accessi dovuta all'assenza di contratti di formazione.
Sollecitiamo pertanto chi di dovere ad affrontare una volta per tutte la questione delle specializzazioni “non mediche” di area sanitaria che è possibile riassumere in questi punti cardine:
- stima adeguata del fabbisogno del personale della dirigenza sanitaria in relazione a turn over e pensionamenti, nonché fabbisogno del privato, e pari numero di accessi alle scuole di specializzazione;
- retribuzione dei posti di specializzazione messi a concorso attraverso contratti di formazione-lavoro;
- omogeneizzazione dei percorsi formativi a livello nazionale;
- aggiornamento e monitoraggio di standard e requisiti delle reti formative.

Davide Gurrera, Ph.D. Dirigente Fisico - Rappresentante Nazionale Specializzandi in Fisica Medica (Associazione italiana di Fisica medica)
Gianfranco La Bella, Ricercatore sanitario Biologo specializzando in Microbiologia e Virologia - Rappresentante network "B come Bio[tecno]logi #bastacamicidiserieB"
Antonio Pirrone, Farmacista Ospedaliero - Presidente ReNaSFO (Rete Nazionale Specializzandi in Farmacia Ospedaliera)
Pierino Di Silverio, Responsabile Nazionale Anaao Giovani

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