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Addio posto fisso in ospedale: ecco i numeri della Corte dei Conti. Palermo (Anaao): senza assunzioni rischi enormi DOCTOR33 

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Addio posto fisso tra i medici e gli infermieri in ospedale, anche se lo spazio per assumere c'è. Il Rapporto 2020 della Corte dei Conti sul coordinamento della finanza pubblica sottolinea come dal 2008 al 2018 il Servizio sanitario abbia perso 41 mila unità, scendendo da 669 a 626 mila addetti (-6,1%) mentre tra 2012 e 2017 aumentavano i contratti a tempo determinato e di lavoro interinale rispettivamente del 36 e del 45%.

Diverso il comportamento tra regioni: in quelle in piano di rientro c'è stato un crollo di 16 mila unità, in parte rimpiazzate da contratti a tempo determinato, nelle regioni "virtuose" sono diminuiti i contratti e basta, dell'1,7% i tempi pieni e del 7% i part-time. Il medico ospedaliero non lavora più con le spalle coperte, condizione chiave per chi al servizio a volte dà letteralmente la vita. Conferma Carlo Palermo segretario nazionale Anaao Assomed: «In sanità è difficile lavorare in condizioni di precarietà. Si opera in équipe, multidisciplinari e multiprofessionali, con una qualità mantenuta e migliorata da una costante tensione all'aggiornamento, alla formazione e alla crescita delle capacità professionali e tecniche. Come è possibile fare investimenti sui professionisti senza nemmeno sapere se tra 6 mesi saranno ancora in servizio a causa del loro contratto a tempo determinato o libero professionale? Le équipe professionali non sono catene di montaggio ma sistemi complessi dove etica, relazioni umane, tecnica, scienza, economia e organizzazione si mescolano e si integrano per raggiungere faticosamente un equilibrio che va presidiato e mantenuto ogni giorno con un impegno che si sviluppa nel tempo. Il lavoro precario mal si addice a caratteristiche che sono alla base dell'erogazione di prestazioni sanitarie di qualità».

Interessante che a Sud si perda più personale in parte rimpiazzato da precari, mentre a Nord quel poco di personale che si perde non è rimpiazzato...
«È l'intero Ssn che perde. Il Sud perché sottoposto a crudeli piani di rientro, improntati solo all'equilibrio economico, che hanno determinato una vera e propria desertificazione ospedaliera. Il blocco del turn over ha agito in particolare in Molise, Campania, Lazio, Calabria e Sicilia. Oltre al personale sono stati abbattuti i posti letto: meno 45 mila nell'ultimo decennio, meno 80 mila se risaliamo all'alba del nuovo secolo. Il peggioramento dell'aspettativa di vita nelle regioni del Sud rispetto al Centro-Nord è anche legato a questi fenomeni, così come la difficoltà nell'accesso ai livelli essenziali di assistenza e la migrazione sanitaria verso le regioni del Nord. Queste ultime rischiano di perdere il livello di qualità raggiunto. Il pericolo è stato evidenziato dalla crisi epidemica. Posti letto in terapia intensiva insufficienti, difficoltà nel ricovero nei reparti specialistici come pneumologia o malattie infettive, problemi nei PS per l'enorme numero di malati riversatisi su strutture non pronte anche a causa di un territorio carente nei processi di contrasto all'epidemia Covid-19».

La fotografia della Corte dei Conti è del 2018. Le scelte successive e il Covid possono averla migliorata?
«L'emergenza epidemica con la relativa legislazione ha cambiato alcune scelte di fondo di politica sanitaria ancora presenti nel 2019, anche se le limitazioni alle assunzioni, di personale erano state lievemente ridotte con il Decreto legge Calabria. I nuovi assunti sono circa 27 mila, di cui 6 mila medici, 12 mila infermieri, 6 mila Oss. Purtroppo, si tratta in prevalenza di contratti precari, quelli per intenderci "usa e getta". Questo è due volte ingiusto, sia perché quel personale è vitale per la sopravvivenza del Ssn e per affrontare una eventuale seconda ondata epidemica, che nessuno si augura ma che rientra nel novero delle possibilità, sia perché si tratta di professionisti che, con abnegazione e alta assunzione di responsabilità, hanno contribuito a contrastare un nemico sconosciuto, subdolo, altamente diffusivo e pericoloso senza neppure essere adeguatamente protetti come dimostra l'elevato numero di morti e di contagi. Per questo come Anaao abbiamo chiesto di trasformare tutti i contratti libero professionali in assunzioni a tempo determinato fino allo svolgimento dei concorsi per il tempo indeterminato».

Il Rapporto sottolinea infine le difficoltà per i neo-specialisti a trovare sbocchi. Anche i 6 mila posti in più del Dl Rilancio sono un rischio per chi punta a diventare medico dirigente del Ssn?
«Francamente spero si capisca che la risorsa più preziosa per contrastare una pandemia è il personale sanitario. Siamo arrivati fiaccati all'improvviso emergere delle infezioni da Sars-CoV-2. Se confrontiamo i dati del 2009, punto più alto delle assunzioni, con quelli del 2018 mancano almeno 6 mila medici e 2 mila dirigenti sanitari, oltre che a 34 mila altre figure professionali. Dal 2020 al 2025 usciranno per pensionamento almeno 36 mila medici. L'incremento di 3500 posti letto in terapia intensiva e l'upgrade di 4225 letti di sub-intensiva, previsti dal DL "Rilancio", richiede l'assunzione di ulteriori 4 mila medici. Lo spazio per assumere è abbondante. Abbiamo bisogno di risorse economiche ed io non avrei dubbi nell'accedere al Mes (fondo "salvastati" ndr), considerato che l'unica condizionalità è quella della spesa diretta o indiretta legata al Covid-19. E noi vogliamo proprio risorse subito disponibili, utili per rafforzare il Ssn e per trasmettere la fiducia a tutti i cittadini che, in caso di malaugurata seconda ondata epidemica, la capacità di risposta delle strutture sanitarie sarà ancora più efficace e resiliente. Senza questa fiducia anche la ripresa economica sarà più problematica perché i cittadini avranno scarsa propensione agli acquisti e agli investimenti».

Mauro Miserendino

 

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