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DDL TRASPARENZA: l'Anaao Assomed ascoltata in Commissione Affari Sociali

Responsive image Per l'Anaao era presente Alberto Spanò, Responsabile Nazionale Dirigenza Sanitaria: "Alcune parti vanno chiarite meglio, in particolare rispetto a eventi e congressi, perché si rischia di far rientrare nelle attività oggetto di monito anche attività formative necessarie alla categoria".

ROMA, 2 OTT - Condividono in termini generali la proposta di legge per la trasparenza in sanità, ma a patto che non limiti le attività formative dei medici. Questo il parere espresso dai
sindacati di categoria durante le audizioni tenutesi oggi in Commissione Affari sociali in merito alla proposta di legge sul cosiddetto "Sunshine Act", ovvero le "Disposizioni in materia di trasparenza dei rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie".
La massima trasparenza nei rapporti tra aziende farmaceutiche e medici è uno dei punti cardine della pdl a prima firma Massimo Baroni (M5s). Il testo "è condivisibile nella misura in cui vuole
coniugare la tutela della salute con la lotta alla corruzione, perché i dirigenti medici si sentono più garantiti da operazioni di trasparenza" spiega Andrea Filippi, segretario nazionale dell'Fp Cgil Salute.
Il vulnus, prosegue Filippi, "rimane la questione della formazione continua obbligatoria per i medici, che dovrebbero garantire le aziende sanitarie. Ma l'inadempienza di questi obblighi aziendali
costringe i medici ad aggiornarsi sui nuovi farmaci e le nuove tecnologie direttamente dalle case farmaceutiche".
"Nella lotta alla corruzione, una legge per la trasparenza è importantissima. Tuttavia il testo è ampio e omnicomprensivo, e rischia di sottoporre a disciplina regolamentare punitiva anche comportamenti di cui è difficile scorgere la rilevanza", ha sottolineato Guido Quici, presidente Cimo.
Alcune parti, ha precisato Alberto Spanò, responsabile nazionale Dirigenza Sanitaria dell'Anaao-Assomed, "vanno chiarite meglio, in particolare rispetto a eventi e congressi, perché si rischia di far rientrare nelle attività oggetto di monito anche attività formative necessarie alla categoria".
Il provvedimento, ha precisato Baroni, "è un innesto di tradizione anglosassone in una tradizione giuridica come la nostra, che tende a vedere la trasparenza non come un diritto del cittadino, ma come una violazione della privacy". (ANSA).

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